L’autopsia dice che Giuseppe Morabito è morto a causa del Covid non per AstraZeneca

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Fonti ed evidenze: BolognaToday, Resto del Carlino

L’autopsia ha evidenziato come non vi sia alcuna relazione tra la morte del professore di 61 anni Giuseppe Morabito e la vaccinazione anti-Covid, ricevuta dieci giorni prima con AstraZeneca

astrazeneca morabito
Marco Di Lauro/Getty Images/Archivio

La morte di Giuseppe Morabito, sessantunenne insegnante e vicepreside dell’Istituto Veggeti di Vergato, in Provincia di Bologna, non è in alcun modo ricollegabile alla vaccinazione AstraZeneca ricevuta nei giorni precedenti. L’uomo, trovato morto da alcuni colleghi all’interno della sua abitazione il 13 marzo, dopo un rapido e improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute, aveva infatti ricevuto la prima dose del trattamento AstraZeneca dieci giorni prima del decesso, elemento che aveva causato attenzione e preoccupazione attorno al suo caso, verificatosi proprio mentre – in tutta Europa – montavano sospetti circa l’affidabilità del trattamento vaccinale prodotto dall’azienda farmaceutica anglo-svedese.

L’autopsia, però, ha escluso qualsiasi possibile collegamento tra i due eventi: a renderlo noto è la Procura di Bologna, che fa sapere che “non sono emersi legami tra la morte e la somministrazione del vaccino“, spiegando che “l’insussistenza di una correlazione tra il decesso e la somministrazione di vaccino Astrazeneca“. Al contrario gli esami autoptici hanno evidenziato “che il deceduto era portatore di infezione da Sars – Cov -2. Gli esami vanno ulteriormente suffragati, ma allo stato non sono emersi legami tra la morte e il vaccino“, scrive in una nota il Procuratore distrettuale, Giuseppe Amato.

Eppure erano stati diversi i colleghi del docente che avevano raccontato di come le condizioni di salute dell’uomo fossero peggiorate in seguito alla vaccinazione, ricevuta il 3 marzo: “Da quando sono qui non aveva mai fatto un giorno di malattia e una decina di giorni fa, annunciando di aver prenotato il vaccino, aveva detto che se non si fosse sentito bene dopo la somministrazione sarebbe rimasto a casa. Il giorno dopo è parso subito a tutti molto giù di tono. Idem nelle lezioni fatte online: sembrava molto stanco, sempre affaticato ed è stato così per l’intera settimana“, aveva raccontato il dirigente scolastico Manuel Salvaggio.

Particolarmente preoccupante era stata l’ultima telefonata che Morabito aveva scambiato con una collega: “Non chiamatemi, fatico a parlare“, le aveva detto. Di lì a poco, durante la notte tra il 13 e il 14 marzo, l’insegnante sarebbe morto nel proprio letto. Era stata proprio la vicinanza temporale tra la vaccinazione ed il decesso a indurre la Procura ad aprire un fascicolo sulla sua morte, in quella che Amato aveva definito una “scelta inevitabile tecnica, anche perché diversamente non potremmo fare l’autopsia“. Ora, dopo la realizzazione degli esami, la certezza pare essere un’altra: Morabito sarebbe stato ucciso proprio da quel Covid che, con la vaccinazione, sperava di poter tenere lontano da sé.

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