Andrea Scanzi si vaccina prima degli altri e gira l’Italia, ora interviene la Procura

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Affari Italiani

Dopo le polemiche seguite alla vaccinazione del giornalista Andrea Scanzi, la Procura di Arezzo ha deciso di aprire un fascicolo conoscitivo sul caso. 

Caso Scanzi, Procura Arezzo apre fascicolo conoscitivo
Andrea Scanzi/Twitter

Non accenna a placarsi il polverone di polemiche suscitato dalla notizia relativa alla vaccinazione, in anticipo rispetto ai tempi previsti, cui si è sottoposto nei giorni scorsi il giornalista Andrea Scanzi. La Procura di Arezzo ha fatto sapere di aver aperto un fascicolo conoscitivo sul caso: si tratta di una decisione volta ad accertare che tutto si sia svolto in maniera regolare e non presenta, per il momento, alcuna ipotesi di reato.

Secondo quanto emerso, gli accertamenti sono finalizzati a verificare se, nelle procedure seguite per giungere alla somministrazione del farmaco al giornalista, possa configurarsi qualche reato. Intanto, dopo l’attenzione creata dal caso Scanzi e l’intervento della Procura, sono oltre 6 mila le persone che hanno deciso di iscriversi alla “panchina vaccinale” organizzata dalla Asl Toscana Sud Est, vale a dire la lista parallela di potenziali subentranti, pronti ad essere vaccinati in caso di impreviste assenze dei “titolari” prenotati per la somministrazione.

Ma proprio attorno alla natura di questa lista ruotano le principali polemiche: l’iscrizione, come raccontato dallo stesso Scanzi, avveniva fino alla scorsa settimana esclusivamente “a voce“: una modalità che, nel 2021, nel corso di una mastodontica campagna di vaccinazione appare come minimo obsoleta. Soltanto in seguito alla polemica derivata dall’annuncio del giornalista, la lista è stata resa disponibile a tutti attraverso un link ad una apposita piattaforma online istituita dalla Regione Toscana.

Tu lo dicevi al tuo medico di base che, se ti reputava idoneo, segnalava il tuo nome al responsabile del piano vaccinale. Nel mio caso, essendo figlio unico e ‘caregiver familiare’ avendo due genitori nella categoria ‘fragili’, avrei comunque potuto vaccinarmi grazie a un’ordinanza regionale fortemente voluta anche dall’ottimo Iacopo Melio“, ha raccontato Scanzi, secondo il quale tutto si sarebbe svolto “alla luce del sole. Con buona pace di qualche imbecille (compreso qualche finto amico e pseudo-politico) che ha provato a fare polemica anche su un gesto che voleva, e vuole, esortare alla vaccinazione“.

In realtà, gli aspetti da chiarire rimangono numerosi: prima di tutto, Scanzi afferma che avrebbe comunque potuto vaccinarsi ricorrendo ad una procedura di altro genere. Cosa che, visto il prevedibile vespaio sollevato dal suo annuncio, avrebbe probabilmente fatto bene a preferire. In secondo luogo, secondo quanto ricostruito da Dagospia, nei giorni successivi alla vaccinazione, e proprio mentre girava la videorisposta in cui spiegava le sue ragioni in seguito ad alcune contestazioni ricevute, Scanzi si sarebbe trovato presso l’Hotel Palace di Merano – quindi fuori Regione: non esattamente il comportamento tipico del “caregiver” impegnato nel prestare assistenza ai genitori bisognosi.

Al di là della vicenda in sé  ci sono i dati relativi alla campagna vaccinale toscana, tutt’altro che in linea con le previsioni e le priorità stabilite a livello nazionale: mentre la terza ondata continua a mietere vittime, soprattutto tra la popolazione più anziana, la Regione Toscana risulta essere tra quelle più indietro nella somministrazione del farmaco agli over 80, mentre diverse altre categorie – ad esempio quella degli avvocati – avrebbero in gran parte ricevuto la prima dose di vaccino.

In queste pre l’attenzione dei Carabinieri del Nas è concentrata, in questa fase, sull’eventuale presenza di “furbetti“, che potrebbero essersi assicurati la vaccinazione pur senza averne i requisiti: in questo senso – nonostante la Procura, a differenza del caso Scanzi, non abbia preso alcuna iniziativa ufficiale – sarebbero in corso verifiche su 57 mila nomi, per verificare se vi sia qualcuno che possa essersi spacciato per insegnante – o per appartenente ad altre categorie prioritarie. Anche perché il sito che gestisce le prenotazioni non disporrebbe di un meccanismo di controllo delle caratteristiche di chi si iscrive nelle liste.

 

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