Impossibile vendere anche solo un caffè. E il barista s’incatena al locale

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Fonti ed evidenze: AGI

Si è incatenato al suo locale per protesta il titolare di una bar di Torino “Lo Stato ci abbandona con ristori insufficienti”. Imprese al limite e recupero troppo lento, Confesercenti aveva già dato l’allarme.

confesercenti

Che la pandemia abbia impoverito le tasche degli italiani era ormai un dato piuttosto chiaro, e per dichiarare la propria situazione il titolare di un bar in via San Secondo a Torino, Salvatore Chiarello, sì incatenato alla struttura del dehors del suo locale, dopo l’arrivo dell’ingiunzione da parte di un avvocato, dove gli è stato intimato di pagare due mesi arretrati d’affitto. “Ho perso in mancati incassi 65 mila euro a causa dei vari lockdown”. L’uomo gestisce il bar insieme a sua moglie e ha cominciato la protesta sentendosi abbandonato dallo Stato e dichiarando che i ristori, ad oggi sostegni, sono insufficienti.

Confeserecenti lancia l’allarme

Confesercenti aveva già lanciato l’allarme, stimando 1.650 euro di redditi in meno di media per famiglia, nonostante i numerosi ristori elargiti dal governo. “Chiediamo con forza al governo di accelerare sui sostegni promessi: le imprese sono al limite e non possono aspettare un altro mese.” ha dichiarato la presidente Patrizia De Luise. 32 miliardi di risorse dovevano infatti arrivare con il decreto Ristori V, ma il pacchetto di aiuti per partite Iva e cittadini è stato rallentato di oltre 60 giorni a causa della crisi politica, un peso sempre più insostenibile per imprese e cittadini.  “Una situazione incredibile ed inaccettabile, che crea sconcerto e sfiducia negli imprenditori e nei loro dipendenti e che blocca qualsiasi prospettiva di ripresa.”

Profonde le discrepanze tra territorio, categorie e settori.

Si parla di reddito medio ma lo studio di Confesercenti dell’associazione delle imprese italiane ad un anno dallo scoppio della crisi pandemica, ha fatto emergere le diverse distanze dalle condizioni pre Covid a livello regionale. La contrazione dei redditi 2021 rispetto al 2019 vede ai primi posti Emilia Romagna (-897euro), Marche (-807 euro). Seguite da Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, Toscana e Umbria con una compressione fra 600 e 700 euro. Poco sotto questa soglia, intorno ai 500 euro, la differenza per Lombardia, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. La flessione supera i 400 euro per i redditi delle famiglie del Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna. Per Liguria, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia la si va  oltre i 300 euro per famiglia. Al di sotto dei 200 euro invece la perdita delle famiglie pugliesi. Le disparità emerse riguardano diverse categorie e attività. Si aggira intorno ai 44 miliardi la perdita di reddito per i lavoratori autonomi e secondo Confesercenti saranno ancora inferiori di 22,8 miliardi rispetto al 2019. In antitesi a questi numeri si registra invece un aumento nel settore pubblico, grazie anche alle assunzioni effettuate nella sanità, di circa 2,5 miliardi che potrebbe incrementare fino al 9,4 miliardi entro fine anno. I numeri parlano chiaro ache per i settori che nelle ultime settimane stanno esprimendo a gran voce la loro sofferenza, commercio, ristorazione e pubblici esercizi i più colpiti, accompagnati dalle attività artistiche e di intrattenimento e dal turismo.

 

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