Padova, il lavoro va male e la vita privata anche. L’imprenditorie si toglie la vita nella sua azienda

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Gazzettino

Dopo mesi difficili a causa delle restrizioni anti-Covid che gli impedivano di lavorare e di alcuni problemi di natura personale, Omar Rizzato ha deciso di farla finita. 

Difficoltà personali e lavoro che non c'è, Omar si suicida a 41 anni
Omar Rizzato/Facebook

Un periodo difficile, determinato dai lunghissimi mesi di inattività dovuti alle restrizioni anti-Covid, che hanno visto il settore dello spettacolo tra i più colpiti. Lui, Omar Rizzato, 41 anni, imprenditore proprio nel campo degli eventi e titolare di un service specializzato nell’allestimento di impianti luci per concerti, fiere, sfilate di moda ha deciso di mollare: si è chiuso nella sede della sua azienda, la Hubble Eventi di Cinto Euganeo, in provincia di Padova, e si è suicidato.

Non un biglietto di addio, che spiegasse le ragioni del gesto. Ma il fratello Ermes, titolare a sua volta di un service per eventi e spettacoli, racconta oggi che Omar attraversava un momento complicato dettato dalla fine di una lunga relazione sentimentale e, aggravato, appunto, dall’impossibilità di lavorare a causa della pandemia di Coronavirus.

È un brutto periodo per molti, soprattutto ci sentiamo abbandonati a noi stessi e di questo mio fratello Omar era molto preoccupato. Amava il suo lavoro, era un vero professionista, affidabile e stimato, aveva un cuore grande e generoso“, ha raccontato Ermes a Il Mattino di Padova. “Si è trovato ad affrontare anche dei problemi di carattere personale nel periodo più difficile anche sul fronte lavorativo. Però stavamo cercando di uscirne insieme, di trovare il modo di superare anche questa fase difficile e di prepararci alla ripresa che prima o dopo ci sarà“. Parole piene di rammarico e di dolore. Il fratello di Omar ricorda come i due si fossero incontrati soltanto martedì scorso, per parlare di “unire le forze per affrontare questo periodo e uscirne nel miglior modo possibile, cercando di limitare i danni e ridurre le spese per proteggere le nostre aziende e i nostri collaboratori. Non potevo immaginare che sarebbe finita così“, spiega, disperato.

Omar lascia altri due fratelli – Elena e Ivan – oltre a Ermes e alla mamma Flavia. Una famiglia stretta in un cupo dolore cui si uniscono tutti gli amici e i conoscenti dell’uomo, stimato come persona e come professionista nella zona del Veneto. Appena pochi mesi fa, alla fine dell’estate, Omar Rizzato era riuscito a ottenere dalla banca un prestito agevolato che gli aveva permesso di tirare il fiato fino alla fine dell’anno, contando magari su un miglioramento delle condizioni che però, al momento, non si intravede ancora. “Dalle banche abbiamo avuto un aiuto ma in seguito sono mancati gli interventi strutturali efficaci per affrontare altri mesi di inattività, per tutelare le nostre imprese e avere sufficiente liquidità“, denuncia Ermes. “Omar non aveva dipendenti né importanti esposizioni finanziarie ma era dispiaciuto per non poter dare lavoro ai ragazzi delle cooperative che collaboravano con lui“, conclude il fratello della vittima.

Una morte dolorosa, un suicidio per certi versi simile alla tragica morte di Marco Ferrazzano, finito sotto un treno alla stazione di Foggia in circostanze ancora da accertare ma che potrebbero essere state determinate da un gesto volontario. Poco più di un mese fa, a Cosenza, era stato invece il medico Lucio Marrocco a suicidarsi.

 

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