Covid, 15.479 nuovi casi e 353 morti, Pregliasco: “Con le varianti rischiamo la terza ondata”

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Fanpage, SkyTg24

Il rischio che l’Italia si trovi a dover affrontare una terza ondata è concreto secondo Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano: “Dobbiamo tenere più alta l’attenzione“.

"Varianti covid, rischiamo la terza ondata", dice il virologo Pregliasco
Antonio Masiello/Getty Images/Archivio

Il Ministero della Salute informa che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 15.479 unità e portano il totale a 2.780.882. Nelle ultime ventiquattro ore 353 morti che fanno salire le vittime a 95.235 e 17.175 guariti che raggiungono quota 2.286.024.

I casi attualmente positivi scendono a 382.448, – 1053 rispetto a ieri. I ricoverati sono 17.831, – 132 mentre in terapia intensiva 2059 assistiti, +14 da ieri.

Covid: rischiamo la terza ondata

Il ritorno alla normalità? Non prima di un anno. Il rischio di dover affrontare una terza ondata di contagi? Concreto. La possibilità che chi abbia già contratto il virus sia, dopo un periodo di tempo, nuovamente esposto al rischio di contagiarsi? Esiste. E’ questo il quadro della situazione che il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco traccia riguardo lo stato della lotta al Coronavirus nel nostro Paese nel corso di un’intervista rilasciata al canale YouTube di Fanpage.

Il fatto è che non esiste un manuale di gestione universalmente valido“, spiega il virologo parlando del sistema a fasce adottato negli ultimi mesi in Italia per contrastare la diffusione dei contagi. “Ogni Paese ne sta costruendo uno, ma tutti sono sulla stessa scia: evitare un lockdown duro e prolungato“, prosegue Pregliasco, secondo cui sarà di fondamentale importanza il lavoro svolto sul sequenziamento del genoma del Sars-Cov2: “Con la possibilità di fare i tamponi possiamo vedere le varie ‘stimmate’ del virus, sono tante le mutazioni del virus in posti del tutto irrilevanti rispetto ai risultati funzionali, quindi si possono fare alberi genealogici grazie al database informatico sul quale queste sequenze vengono riportate“, afferma. Questo metodo permetterebbe di identificare il percorso dei diversi focolai e, attraverso l’utilizzo di tamponi molecolari specifici, dare una prima caratterizzazione alle varianti virali che si presentano.

D’altra parte il tema delle mutazioni del virus è diventato quello su cui maggiormente si sta concentrando l’attenzione del mondo scientifico: le varianti virali potrebbero, in alcuni casi, sfuggire all’effetto protettivo dei vaccini e comunque – presentando caratteristiche diverse rispetto al virus originario – devono essere rapidamente identificate ed isolate. Anche perché, spiegava nei giorni scorsi lo stesso Pregliasco, le nuove forme di Coronavirus saranno destinate a diventare prevalenti anche in Italia. Quando questo avverrà si potrebbe assistere ad un aumento dei ricoveri e, di conseguenza, a una crescente pressione sul sistema ospedaliero: “In questo momento nel Paese assistiamo a un calo della mortalità, dopo i picchi raggiunti tra novembre e dicembre. Ma se non facciamo presto ad adottare delle contromisure rischiamo una nuova ondata“, ha dichiarato Pregliasco.

Intanto i primi studi effettuati sulle caratteristiche della variante inglese sono tutt’altro che incoraggianti: secondo uno studio della London School questa tipologia di virus sarebbe caratterizzata da un rischio di morte più alto del 58%. Se così fosse, ha spiegato a La Stampa il virologo dell’Università di Milano, “assisteremo sicuramente a un aumento anche importante dei contagi, probabilmente anche dei decessi e dei ricoveri. Sono stime ancora approssimative, ma ci dicono che dobbiamo tenere più alta l’attenzione“.

E se prevenzione e vaccino rimangono, in questo momento, le uniche armi a disposizione per combattere la guerra al Coronavirus, la ricerca sul fronte delle cure prosegue. Particolare attenzione si è rivolta, nelle ultime settimane, verso uno spray testato in Israele: “Ci sono varie soluzioni, non chiudiamo a nessuna soluzioni“, spiega Pregliasco. “Ho sentito anche diversi colleghi, medici di famiglia, prescrivere il cortisone: non è una soluzione, ma anzi può essere un deterrente. L’uso precoce del cortisone può incidere sulla mortalità” conclude il virologo.

 

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