Martina, il volo dalla stanza d’albergo di due ragazzi conosciuti quella sera. I giudici non credono all’incidente

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Fonti ed evidenze: Adnkronos, Nazione

Era il 2011 quando la giovane Martina Rossi cadde dal balcone della sua stanza d’hotel a Palma de Maiorca. L’inchiesta è stata riaperta dal giudice incaricato.

 

Sarebbero stati fatti degli errori gravissimi nella ricostruzione della morte di Martina Rossi, studentessa di Genova di appena 20 anni che morì il 3 agosto del 2011 a Palma de Maiorca dopo una caduta fatale dal balcone della sua stanza di hotel. I magistrati, convinti dal primo momento che la morte della ragazza fosse un caso di suicidio, sono stati ora smentiti dalla Cassazione che ha ordinato un riesame del caso ed un secondo processo a quasi dieci anni di distanza dall’accadimento. Riguardo l’operato della Procura di Firenze che considerò il caso un suicidio, la Cassazione parla di: “Un esame invero superficiale del compendio probatorio che ha portato ad un macroscopico errore di prospettiva“, aggiungendo che alcuni elementi importanti per la risoluzione del caso non hanno mai ricevuto l’importanza che meritavano nel corso di indagini ed accertamenti.

Martina Rossi infatti non indossava i pantaloncini quando cadde dal balcone, una prova a favore della teoria avanzata anche dal padre della vittima che la ragazza stesse combattendo contro un tentativo di stupro. Forse, Martina ha preferito la morte al dover sopportare un abuso sessuale: la ragazza si trovava in quel momento in stanza con due ragazzi italiani conosciuti quella sera.

Ma l’interrogatorio dei ragazzi – scrive la Cassazione – fu condotto con superficialità e tralasciando alcune importanti prove come ad esempio la testimonianza di alcuni turisti danesi che sentirono chiaramente passi provenire dal corridoio, sbugiardando la dichiarazione di uno dei due accusati che aveva detto di essere uscito dalla stanza prima che Martina saltasse dal balcone verso la sua morte. Uno dei due giovani aveva inoltre dei graffi sul collo quando fu posto in stato di fermo, compatibili con un tentativo di difesa della vittima da un’aggressione. I due hanno sempre parlato di una crisi isterica di Martina, tesi che la Cassazione mette in dubbio anche di fronte al comportamento dei sospetti di fronte al verdetto che attestava la loro innocenza: “Mostravano un comportamento significativo della sensazione di averla fatta franca”si legge nel documento che riapre il processo. Significativo il passaggio della sentenza dove i giudici osservano “Martina precipitò senza i pantaloncini del pigiama -e tale elemento deve essere correttamente considerato in collegamento con le altre evidenze probatorie al fine di esaminare in via deduttiva le probabili o possibili ragioni della sua mancanza addosso a Martina al momento della caduta, essendo evidente che i pantaloncini con cui la ragazza giunse nella stanza d’albergo degli imputati furono tolti quando la stessa si trovava all’interno della camera 609“.

ha mai smesso di sperare in una riapertura del caso, affermando che conoscendo sua figlia, ritiene un suicidio estremamente improbabile: “La verità è che mia figlia l’hanno ammazzata. Ammazzare una ragazza è come schiacciare una formica”

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