Bambino ucciso di botte, la sorellina si presentava a scuola con i lividi ed i capelli che odoravano di muffa

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Repubblica

I segnali che dimostravano come l’ambiente in cui vivevano Giuseppe e le due sorelline, a Cardito, erano molti: incuria e violenze quotidiane erano la regola da quando Tony Essobti era diventato il convivente della madre. 

Tony Essobti doveva essere fermato prima
Tony Essobti/Facebook

Le violenze, nella casa di Cardito in cui si è consumata la tragedia del piccolo Giuseppe – massacrato di botte dal convivente della madre – erano iniziate subito, non appena lui,  Tony Essobti Badre, si era stabilito sotto lo stesso tetto di Valentina Casa nel luglio del 2018. I segnali del clima invivibile che si respirava in famiglia erano chiari: prima dei vicini di casa avevano notato dei lividi sul corpo del bambino, poi la sorellina si era presentata a scuola con un occhio nero. Tutti pezzi di un puzzle agghiacciante, raccontato con parole sconvolgenti dalle motivazioni presentate dal tribunale per la condanna all’ergastolo di Essobti per l’omicidio di Giuseppe e il tentato omicidio della sorellina, e a 6 anni di reclusione per la madre dei bambini, per maltrattamenti.

Dagli atti del processo risulta la testimonianza di una vicina di casa, che racconta di aver avuto a che fare con Giuseppe e con la sorellina – rimasti fuori casa dopo che una folata di vento aveva fatto chiudere la porta di casa. In quell’occasione, mentre cercava di tranquillizzare i bambini spaventati, la donna aveva notato grandi lividi neri sul collo del piccolo e, quando si era proposta di chiamare i genitori, la sorellina aveva risposto: “Mamma sì, Tony no“.

I bambini, secondo quanto appurato dai giudici nel corso del processo, vivevano in un sostanziale stato di abbandono. Una condizione estrema di cui si erano resi conto anche insegnanti e compagni di scuola: “La piccola era particolarmente sveglia, socievole, ma la sua igiene personale era praticamente inesistente. Era sporca, addirittura i suoi capelli emanavano un forte odore di muffa“, si legge ancora nella sentenza.

Le stesse maestre, durante i dibattimenti, hanno raccontato di aver notato in diversi episodi segni di violenza sul corpo dei piccoli. Una di loro ha spiegato che già alla fine del 2018, a pochi mesi dall’inizio della convivenza tra la madre ed Essobti, la piccola si era presentata a scuola con un labbro gonfio, dicendo di essere caduta dalla bici. Ma quando le maestre chiesero maggiori informazioni – notando che la piccola, spesso segnata sul viso e sul corpo, non aveva mai segni sulle mani – la bambina replicò dicendo di essere caduta dal letto.

Ma questo è soltanto uno dei molti casi emersi nel corso del processo: altre due insegnanti hanno raccontato di aver visto in diverse occasioni dei lividi sul volto della piccola, che aveva prima raccontato di essersi fatta male giocando con il fratello, salvo poi modificare la propria versione, dicendo di essere caduta dalle scale.

Insomma, i segnali di allerta, che avrebbero dovuto richiamare l’attenzione di qualcuno prima che si arrivasse alla tragedia del 27 gennaio 2019 erano tanti: pochi giorni prima della morte di Giuseppe, la sorellina si era presentata a scuola con una grossolana fasciatura che le copriva l’orecchio destro, sotto la quale la maestra aveva notato un profondo taglio sul lobo. Fu in quell’occasione che, durante una chiacchierata con una delle insegnanti, la bambina aveva ammesso di essere stata colpita da Tony, perché lei e Giuseppe erano stati “monelli“. A quel punto, le insegnanti scrissero una nota alla preside, per segnalare la situazione di disagio vissuta dai bambini e affinché si procedesse con un intervento da parte delle Forze dell’Ordine o dei servizi sociali. Ma la dirigente dell’istituto, invece, decise di non fare nulla.

 

 

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