Torino, perse la moglie e due figli piccoli in un incidente. Muore in strada. Parlava sei lingue

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Repubblica

Mostafà, clochard ed ex fioraio del mercato di via San Secondo, è morto nel Dehors della Caffetteria del Re, a Torino, dove dormiva ormai da anni. 

Torino, Mostafà è morto nel Dehors della caffetteria dove dormiva da 9 anni
Getty Images/Denis Sinyakov/Archivio

Per le strade di Torino era conosciutissimo, per i suoi modi gentili e per i suoi doni stravaganti. “Regalare qualcosa agli altri dà un senso alla tua vita“, ripeteva spesso Mostafà Hait Bella, fioraio del mercato di via San Secondo, nel capoluogo piemontese, ormai da anni rimasto senza lavoro e senza un tetto. La sua casa era la strada, dove dormiva portando con sé le sue poche cose. Due giorni fa, Mostafà è morto nel dehors della Caffetteria del Re, in corso Re Umberto, che ieri è rimasta chiusa per lutto. “Era il minimo che si potesse fare. Dormiva nel nostro dehors da 9 anni, ma non ha mai dato fastidio“, racconta la proprietaria Eunice Russo.

Avvolto in una trapunta, quasi nascosto sotto una panca di legno che da un po’ di tempo aveva scelto come suo punto di riferimento per la notte. Addosso le maglie coloratissime che chi lo conosceva era abituato a vedergli indossare, per ripararsi da un freddo duro che di notte diventa cattivo. Nessuno, dopo la sua morte, ha trovato il coraggio di buttarli, i suoi indumenti: raccolti in un paio i sacchi di plastica, sono stati lasciati accanto ai binari del tram, dove magari qualcuno potrebbe averli “ereditati” da Mostafà. La sua morte arriva proprio a pochi giorni dalle polemiche divampate per lo sgombero dei clochard dal centro di Torino, una decisione presa dall’amministrazione comunale e che aveva scatenato proteste e indignazione.

Il senzatetto aveva 59 anni e ormai molti anni fa aveva perso in un terribile incidente stradale la moglie e i figli piccoli. Un dramma che aveva sconvolto la sua vita. Mostafà aveva allora deciso di lasciare i suoi fratelli in Marocco e di partire verso l’Italia: colto, gentile e generoso, parlava sei lingue e amava intrattenersi con chi si fermava a parlargli per confrontarsi sulla filosofia e sulla botanica, di cui era certamente un grande esperto, dopo gli anni trascorsi lavorando in un vivaio sulla collina di Pecetto.

Più recentemente aveva cominciato a vendere fiori all’angolo tra via Legnano e via San Secondo, diventando subito uno dei punti di riferimento dei frequentatori del mercato, oltre che degli esercenti. “Era un personaggio fuori dal comune, sempre sorridente e gentile. Delle piante conosceva ogni segreto e parlare con lui era davvero un piacere. Purtroppo le cose non gli sono andate bene“, raccontano Rosa e Luciana, due commercianti che rappresentavano un pezzo della sua famiglia. Nonostante i suoi sorrisi, per Mostafà le cose andavano male, soprattutto negli ultimi anni: le gravi difficoltà economiche, la perdita della casa e della licenza per il banco al mercato, una multa della Guardia di Finanza che aveva messo in ginocchio la sua attività. Così era finito a dormire nella sua auto, una Punto bianca, andata poi distrutta in seguito ad uno scontro con un tram.

Ha perso tutto, ha cominciato a bere e a vivere per strada, ma non si è mai spostato da questo quartiere. Si ricordava tutti i compleanni, portava sempre regali, impossibile non volergli bene, anche quando il suo problema con l’alcol è peggiorato”, racconta Rita Tesei, titolare di un banco di frutta e verdura.Non ha mai chiesto l’elemosina e non ha mai infastidito le persone. Però un panino lo accettava volentieri, ma ormai non mangiava quasi più“.

Sulla morte di Mostafà, ora, indaga la Polizia, anche se non sembrano esserci molti dubbi sulle cause naturali che avrebbero condotto al decesso. Un caso diverso da quello di Arzachena, dove un clochard è morto dopo un pestaggio subito da parte di un gruppo di ragazzi, molti dei quali minorenni, che risultano ora indagati.

 

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