Sassari, senza fissa dimora muore pochi giorni dopo essere stato spaventato e picchiato da 5 ragazzini

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Nuova Sardegna

Cinque ragazzi, quattro dei quali minorenni, sono indagati per la morte di un senzatetto di 54, avvenuta lo scorso 23 dicembre. 

Getty Images/Marina Koreneva/Archivio

Un uomo, un senzatetto di 54 anni, è morto lo scorso 23 dicembre a causa di un blocco cardiaco. Filippo, questo il nome con cui il clochard era conosciuto ad Arzachena, centro in provincia di Sassari, dove si era stabilito, aveva deciso di continuare a vivere in strada, nonostante il Comune e la Caritas fossero riusciti a trovare un alloggio dove poter abitare. La morte dell’uomo, pur essendo avvenuta apparentemente per cause naturali, ha portato all’apertura di un’inchiesta. Alla base della decisione della Procura c’è la pubblicazione di un video che mostra un gruppo di ragazzi – alcuni dei quali minorenni – intento a picchiare Filippo, appena qualche giorno prima rispetto alla sua morte.

Una vicinanza temporale che ha spinto chi indaga a voler stabilire se possa esistere un nesso tra il pestaggio subito dall’uomo – ripreso con uno smartphone – e il suo decesso. Sull’indagine, tuttavia, vige per ora il più stretto riserbo. Quel che è certo è che per la salma dell’uomo, che doveva rimanere nel Paese d’origine di Filippo, dove era stata sepolta, è stata stabilita dalla Procura di Tempio la riesumazione, necessaria all’effettuazione di una serie di esami e di rilievi indispensabili nell’ambito dell’indagine.

Secondo quanto trapelato, per la morte del clochard sarebbero indagati cinque ragazzi, quattro dei quali minorenni. Le prove del pestaggio sarebbero state ritrovate – oltre che nel video reso pubblico dalla stampa locale – anche nei telefoni degli stessi ragazzi: tutti i video, in questo momento, sono al vaglio degli inquirenti. Nonostante Filippo fosse malato da tempo, infatti, chi indaga vuole fare piena luce sulla sua morte, non potendosi escludere l’esistenza di una correlazione tra la violenza subita ed il decesso, avvenuto pochi giorni dopo.

Un episodio brutale, che ricorda – nelle modalità – un caso avvenuto nei mesi scorsi a Lanciano, dove una baby gang aggredì un diciottenne, Giuseppe Pio D’Astolfo, mandandolo in coma: anche in quel caso, il branco fu presto identificato dagli inquirenti.

 

 

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