Roma, la maestra chiede ai bambini di mettere like alle sue foto in costume da bagno

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Repubblica

Una maestra di Roma di circa vent’anni è stata riempita di critiche da parte dei genitori dei suoi allievi: aveva chiesto ai bambini di aiutarla con un contest online.

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Getty Images/Ina Fassbender

Un’ingenuità o forse un tentativo di creare un rapporto positivo con i suoi studenti, fatto sta che ciò che una maestra di una scuola di Roma ha fatto – probabilmente con intenzioni innocenti – si è trasformato in un vero e proprio caso di stato che adesso potrebbe costare guai legali alla ragazza. La maestra – che lavorava nella periferia di Roma Nord – è una giovane di circa 23 anni, da poco entrata nel mondo del lavoro come insegnante e – a detta dei genitori di alcuni suoi ex alunni – avrebbe esagerato nel suo ruolo di tutrice, creando con i bambini un legame che va ben oltre il rapporto docente/studente. Dopo aver insegnato per un periodo come supplente la giovane avrebbe lasciato la cattedra con grande dispiacere dei suoi alunni – riferiscono i genitori dei bimbi – che si erano trovati bene con lei.

La maestra di Roma a quel punto ha preso una decisione originale quanto discutibile: lasciare agli ex alunni alcune informazioni personali per tenersi in contatto con loro, compreso il suo contatto sul social network Tik Tok – in questi giorni al centro di una polemica drammatica – e perfino il numero di cellulare tramite Whatsapp. Ma non è stato questo a scatenare l’ira dei genitori dei bambini quanto un messaggio arrivato proprio sul gruppo in cui la maestra si teneva in contatto con i suoi vecchi alunni: “Votatemi su Instagram, partecipo ad un concorso fotografico”avrebbe annunciato la ragazza ai bimbi, chiedendo il loro sostegno virtuale in un concorso fotografico a cui avrebbe partecipato con una foto in costume da bagno. L’episodio non è andato giù ai genitori di alcuni bambini che hanno protestato con veemenza: “Messaggi che confondono i bambini, un rapporto che mette in crisi il concetto di autorità, dopo cos’altro chiederà ai nostri figli?“, ha protestato un genitore come portavoce del gruppo classe. Non si tratta della prima polemica simile, nata tra i banchi di scuola.

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