Casalino è convinto che nessuno riuscirà a cacciarlo e il meglio deve ancora venire

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Stampa

Tra le condizioni dettate da Renzi per la formazione di un Governo di salvezza nazionale ci sarebbero le dimissioni di Rocco Casalino. Che però parla di fake news.

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Getty Images/Alberto Pizzoli

Il portavoce di Palazzo Chigi Rocco Casalino, una delle figure più controverse del secondo Governo Conte, respinge fortemente l’ipotesi che alle dimissioni di Giuseppe Conte dal suo ruolo di premier possano seguire anche le sue: “Io non mollo, non mollo”, replica con tono quasi stizzito ai cronisti il comunicatore incaricato di far sentire la voce del Presidente del Consiglio. Ma stando alle ultime indiscrezioni, Matteo Renzi – artefice principale della crisi di Governo – vorrebbe, metaforicamente parlando, la sua testa come ennesima condizione per stipulare un’intesa che porti ad un Governo con una Maggioranza allargata. Le dimissioni di Casalino insomma sarebbero parte del presso da pagare per non tornare alle elezioni, un’ipotesi che già diversi esponenti di partiti vicini al premier – come Dem e Cinque Stelle – cercano di scongiurare. Ma gli stessi Cinque Stelle hanno sempre sostenuto il portavoce del premier e, a detta di Casalino stesso, anche Conte sarebbe un suo accanito sostenitore.

Infatti, ai giornalisti Rocco Casalino ha fatto sapere che: “Conte non ha mai pensato di cacciarmi e anche oggi è una fake news”. Le voci sulle dimissioni del portavoce di Palazzo Chigi sarebbero dunque false mentre – sempre a detta dello stesso Casalino – è vero che Renzi ha richiesto il suo allontanamento dall’equipe di Governo: “Renzi mi bersaglia per non attaccare il presidente Conte, uno che ha dalla sua parte il 70 per cento degli italiani”, insiste la voce di Palazzo Chigi, convintissimo che Conte goda ancora della fiducia di gran parte degli elettori in caso di un ritorno alle urne nonostante le sue dimissioni. Rocco Casalino è finito più di una volta al centro di episodi controversi che potrebbero spiegare le ragioni dietro una richiesta così insistente delle sue dimissioni da parte del leader di Italia Viva: a far storcere il naso fu soprattutto la notizia del mega compenso destinato al collaboratore di Conte, superiore ai 114.000 euro annuali destinati allo stesso premier. Ma per non tornare troppo indietro nel tempo, basti pensare alla liberazione dei pescatori italiani in Libia. In quell’occasione, il portavoce di Conte postò erroneamente la localizzazione del suo cellulare rivelando di trovarsi a Bengasi, giustificando l’accaduto con un errore del cellulare.

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