Bambino trovato impiccato a Bari, poco prima era sorridente per essersi tagliato i capelli

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Fonti ed evidenze: Corriere del Mezzogiorno, Messaggero

Per la morte del bambino di 9 anni trovato impiccato nella sua casa di Bari, gli inquirenti cercano possibili tracce ed informazioni sui dispositivi elettronici di famiglia. 

Bambino impiccato a Bari: "I social non sono posti per i più piccoli
Miguel Medina, Getty Images/Archivio

L’attenzione degli inquirenti che stanno lavorando al caso del bambino di 9 anni trovato impiccato a Bari si concentra sullo smartphone della madre, ritrovato vicino al corpo del piccolo. La convinzione di chi indaga è che all’interno del dispositivo possa ritrovarsi qualche traccia utile a capire come e perché il bimbo sia arrivato a compiere quel gesto che gli è costato la vita. Un caso drammaticamente simile a quanto accaduto ad Antonella, la bimba di Palermo morta pochi giorni fa probabilmente prendendo parte ad una challenge lanciata sul social network Tik Tok.

La Procura di Bari ha formalmente aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti. Si tratta di un atto dovuto e finalizzato a garantire la possibilità di procedere con tutti gli accertamenti necessari, mentre l’autopsia – affidata al medico legale Antonio De Donno – verrà svolta nelle prossime ore. Anche perché certezze sulla morte del piccolo, non ce ne sono: il bambino è stato ritrovato dalla mamma nella sua cameretta con un laccio di plastica stretto attorno al collo e gli inquirenti non escludono che possa essersi trattato di un terribile incidente. La donna, medico, ha chiamato il 118 e cercato personalmente di rianimare il figlio, per il quale tuttavia non c’era più niente da fare.

I dispositivi elettronici presenti in casa – la Play Station del bambino e i telefoni della mamma e della sorella, tutti presi in consegna dalle Forze dell’Ordine – non hanno a fatto emergere elementi che permettano di collegare l’episodio a giochi on line o social, come avvenuto invece per il caso di Palermo. Secondo le indicazioni fin qui ottenute, sarebbe emerso che il piccolo, poco prima di morire, aveva realizzato un video – pubblicato su Youtube – nel quale annunciava, sorridendo, di essersi tagliato i capelli. Un sorriso che era una caratteristica del bambino, descritto da chi lo conosceva come “tranquillo e sereno“.

Al momento non abbiamo elementi che possano collegare questo episodio a giochi online ma sicuramente c’è un problema con questi giochi e con l’uso del web che è aumentato per via della pandemia“, ha affermato il procuratore minorile di Bari Ferruccio De Salvatore. convinto della necessità di un intervento legislativo volto a limitare la diffusione di attività che rischiano di tradursi in rischi per i minori: “Questi giochi, prima il Blue Whale, poi Momo e adesso le challenge su TikTok, possono essere molto rischiosi. In alcune fasce di età lo spirito di emulazione è molto forte“.

Sul tema, dopo la tragedia di Bari, si è espresso anche Ludovico Abbaticchio, Garante dei minori della Puglia: “Dovremmo essere capaci di vietare l’utilizzo di queste piattaforme ai minori di 14 anni, che non hanno gli strumenti per poter scegliere e comprendere il rischio“, ha affermato. “TikTok è un social utilizzato da una moltitudine di bambini, per molti di noi è valutato, erroneamente, come un terreno innocuo. Dovremmo avere il coraggio di dire che i social non sono posti per minori dei 14 anni“. Un problema molto spesso ignorato e che invece si sta oggi proponendo in maniera drammatica. “Il dolore di questi genitori ci lascia tutti sgomenti perché non può essere accettabile che nel luogo che riteniamo più sicuro, la nostra casa, sotto forma di gioco, possa arrivare un invito a confrontarsi con la morte. Questo genere di tragedie non può essere attribuito alla mancata educazione da parte dei genitori, il tema è molto più complesso“. Anche perché, molto spesso, bambini e ragazzi non sono in grado di interpretare e soppesare nel modo giusto i rischi che, magari presentati in forma ludica, possono nascondersi dietro alcuni comportamenti: “In preadolescenza e per tutta la prima adolescenza le neuroscienze ci dicono che il cervello ha una grande fame di sensazioni estreme. Il confine tra vita e morte smette di essere percepito in modo realistico a questa età“, conclude Abbaticchio.

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