“Mio figlio giura di non aver ucciso Roberta e io gli credo”, dice la mamma di Pietro

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Messaggero

Il dolore per la morte di Antonella Ragusa getta nella disperazione Iana, la mamma della diciassettenne. Intanto la madre di Pietro, ritenuto il responsabile del brutale omicidio, non si capacita dell’accaduto. 

"Mio figlio giura di non aver ucciso Roberta e io gli credo",
Pietro Morreale/Facebook

L’incapacità di affrontare un dolore troppo grande per essere compreso, troppo intenso per essere affrontato: una figlia diciassettenne che non c’è più, uccisa e bruciata – forse – da Pietro Morreale, quel ragazzo che da un anno e mezzo “stava sempre con noi“, tanto da essere diventato “uno di famiglia“. Non riesce a credere alle sue stesse parole Iana, la madre di Roberta Siragusa, la ragazza brutalmente uccisa nel piccolo comune di Caccamo, in provincia di Palermo. Un centro di quelli in cui, spiega ancora Iana, rivolgendosi all’avvocato e compaesano Giuseppe Canzone “ci conosciamo tutti“. Da lui la signora vuole capire “se davvero abbiamo nutrito l’assassino della nostra bambina“. Scossa, disperata, la mamma di Roberta cerca un senso al dramma insieme al marito disoccupato, vicini nello sconcerto.

Ma lo strazio, parallelo e speculare, ha invaso anche l’altra casa. Quella di Pietro, il ragazzo accusato di aver tolto la vita a Roberta, dove la madre – la signora Antonella, educatrice all’asilo – fissa lo sguardo nel dirupo dove la vita di tutti loro – e probabilmente di tutta Caccamo – si è bloccata, rimanendo sospesa, per cambiare per sempre. “Si sono fermate anche le nostre vite. Come mamma vorrei abbracciare Iana che conosco bene. Lo so che è difficile“, dice Antonella, “ma, se potessi, vorrei confortarla e prendermi tutto il suo dolore. Abbiamo il cuore spaccato. Cos’è successo a questi due ragazzi che stavano sempre insieme?“, si chiede, incredula, la donna. “Anche la domenica, qui a tavola. Più spesso era Pietro ad andare da loro, ma saperlo con Roberta era una gioia…“.

Due ragazzi che passavano gran parte del loro tempo insieme, l’uno a casa dell’altro, coccolati e benvoluti dalle famiglie, e intenti a fare progetti per il loro futuro insieme. Certo, ogni tanto c’era qualche litigio – inevitabile a quell’età – che non aveva mai destato il minimo sospetto né la minima preoccupazione in Iana: “Liti fisiologiche, cose compatibili per due ragazzi che dopo un quarto d’ora fanno pace e passa tutto. Chi avrebbe mai potuto pensare…“. Neanche Antonella avrebbe mai potuto immaginare un epilogo tanto amaro: “Parlano tutti di gelosia, ma non ce n’era. Tranne che fosse la stessa provata da me per mio marito quando, da fidanzati, mi pareva che tutte le donne lo guardassero. E scattavano liti sceme. Fra loro sarà stato così…“.

Ma da quelle liti sceme, qualcosa è cambiato. Si è rotto definitivamente, fino ad una svolta drammatica che ha cancellato, in un momento, tutti i progetti, i pranzi, le speranze di due ragazzi, due famiglie, un’intera comunità. Iana ricorda i sogni di Roberta, intenzionata a riprendere gli studi al lieo Psicopedagogico dopo averli interrotti un anno fa. “Voleva iscriversi di nuovo. Aveva capito che non bastava lo sport, la danza. Lo studio diventava di nuovo una ragione di vita“, racconta con rammarico.

E l’idea di rimettersi sui libri era un progetto comune, che anche Pietro aveva abbracciato. “Anche con le lezioni a distanza, Pietro a giugno doveva, dovrebbe prendere il diploma. E se non studiava lavorava con suo padre che, tornando dall’Acquedotto, lo impegnava“, spiega Antonella, disperata per via delle notizie che il legale scelto dalla famiglia, l’avvocato Giuseppe Di Cesare, le riporta. Notizie che raccontano di un cerchio che sembra stringersi attorno al figlio: “Vaghiamo in questa casa dove era una festa vedere Pietro e Roberta vicini. Pure quando andammo tutti a prendere la macchina nuova. Con mia figlia Chiara e con Roberta più contenta di noi. La sera a festeggiare. Come una famiglia attraversata dall’amore…“. Un amore spezzato, interrotto improvvisamente, cancellato per sempre. Eppure Antonella non ci sta, non si rassegna a credere che suo figlio possa essere stato capace di tanto male: “Non ci credo. Dovrebbe venire qualcuno dal Cielo a dirmelo, se fosse vero. Lui nega. Mamma non sono stato io, mi ha ripetuto il mio Pietro. Non ho fatto niente a Roberta, mi ha giurato. E gli ho creduto“.

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