“Lasciatemi solo con lui” disse il medico arrestato a Brescia. E il paziente morì

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Messaggero

Le testimonianze dei colleghi del dottor Carlo Mosca e di alcuni infermieri non giocano a favore del medico che è ai domiciliari con l’accusa di aver ucciso volontariamente due pazienti Covid.

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Carlo Mosca Facebook

Si trova ai domiliari e momentaneamente sospeso dal suo incarico il dottor Carlo Mosca, il medico di Montichiari – Brescia – accusato di aver ucciso volontariamente due pazienti Covide di falso in atto pubblico. Il dottore di 47 anni da tre  era primario  al pronto soccorso della struttura gestita dall’Asst Spedali Civili Le indagini, iniziate lo scorso aprile, inizialmente si erano concentrate su quattro casi. Ma in un caso il cadavere era stato già cremato ed è stato, pertanto, impossibile eseguire l’autopsia. In un secondo caso i risultati degli esami e gli elementi raccolti non sono stati ritenuti sufficienti. Negli altri due cadaveri però sono state trovate evidenti tracce di Succinilcolina e Proponol. I due medicinali avrebbero provocato un’insufficienza respiratoria fino a un arresto cardiaco con conseguente morte. Il medico non solo avrebbe somministrato tali farmaci ai due pazienti ma non avrebbe riportato il loro uso nelle cartelle cliniche.

A rafforzare la tesi di omicidio volontario sostenuta dagli inquirenti, le testimonianze di alcuni colleghi del dottor Mosca e degli infermieri dell’ospedale. A destare più stupore è stata la morte del paziente Natale Bassi, deceduto improvvisamente a soli 61 anni. L’uomo sarebbe arrivato a marzo scorso – nel pieno della pandemia – in condizioni gravi. Il dottor Mosca, visto che il paziente provava continuamente a togliersi la maschera per l’ossigeno, avrebbe chiesto prima di sedarlo e poi di somministrare la Succinilcolina. Ma ciò che soprattutto insospettisce è che, dopo aver chiesto il farmaco, avrebbe invitato i presenti ad abbandonare la stanza e a lasciarlo solo con il paziente. Grazie alla maschera d’ossigeno, le  condizioni del signor Bassi stavano migliorando. Per gli inquirenti non era quindi da considerarsi un paziente terminale.

Invece al signor  Angelo Paletti,  80enne affetto oltre che da Covid anche da diabete, sarebbe stato somministrato il Proponol. Il dottor Mosca lo avrebbe chiesto ad un infermiere, che insospettito, avrebbe scritto su whatsapp a un altro collega cosa stava accadendo. Dagli accertamenti basati sui verbali del 118 è emerso che le condizioni cliniche del paziente sarebbero state descritte dal medico in maniera più grave di quelle che realmente erano.

Le testimonianze degli infermieri

Da alcune intercettazioni telefoniche, è emerso che alcuni infermieri definivano “pazzo” il loro primario. Mentre altri scrivevano che uccideva volontariamente i pazienti per liberare i letti. Un paio si rifiutarono di accondiscendere alle sue richieste di somministrare tali farmaci. La mattina del 23 marzo, giorno successivo alla morte di Paletti, un infermiere aveva trovato nel cestino dei rifiuti due fiale vuote di Porpofol e Succinilcolina: ma, quella notte, nessun paziente era stato intubato. Pertanto erano stati iniettati al defunto Paletti. Ancor più agghiacciante la testimonianza di un operatore sanitario che ha raccontato di essere entrato in conflitto con Mosca poiché il primario gli aveva lasciato intuire la sua intenzione di accompagnare un paziente al decesso.

Dunque, sulla base di quanto raccolto, il giudice per le indagini preliminari ha sostenuto che Mosca avrebbe agito nella “piena consapevolezza e volontà di uccidere”. Infatti – secondo il giudice – Mosca, in virtù della sua specializzazione, non poteva non conoscere lo specifico utilizzo di quei due farmaci somministrati alle vittime.  Inoltre alcuni colleghi e infermieri hanno sostenuto che, una volta saputo delle indagini, Mosca avrebbe chiesto loro di fornire una motivazione che remasse a suo favore. La misura di custodia cautelare, infatti, è stata decisa anche per evitare che, facendosi forte del suo ruolo di primario, il medico possa indurre gli infermieri e gli operatori sanitari a lui subordinati a ritrattare o a nascondere ulteriori elementi che potrebbero essere utili agli inquirenti. Per il primario Mosca le accuse sono illazioni senza fondamento. Ha dichiarato che quei farmaci non sono mai stati somministrati e che il suo compito è sempre stato salvare la vita e non toglierla.

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