10 anni, uccisa dai suoi familiari “E’ il caso più orribile che abbiamo dovuto affrontare”

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Fonti ed evidenze: Giornale, Kob

La morte di una bambina di appena 10 anni, ha sconvolto gli inquirenti. Adesso i responsabili vanno finalmente a processo per il delitto.

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Victoria Martens/Kirsten Swanson Twitter

Un crimine che la stessa polizia di Albuquerque ha definito: “L’omicidio più orribile su cui abbiamo mai lavorato”: è il delitto di Victoria Martens, una bambina violentata e successivamente bruciata dai suoi stessi parenti. Dopo una lunga traversia giudiziaria, finalmente uno dei responsabili dell’orrore ha confessato in tribunale per ottenere sentenze più miti e il processo è entrato nella fase finale. Il caso – che fa eco ad orrori simili avvenuti anche in Europa – risale infatti al 24 agosto 2016 quando dopo una segnalazione per schiamazzi alle autorità la polizia di Albuquerque fece irruzione in un’abitazione della località nel New Mexico, trovandosi davanti una scena terrificante: i resti di una bambina avvolti in una coperta che le persone sulla scena del crimine cercavano di bruciare per sbarazzarsi delle prove del crimine.

Per l’omicidio di Victoria Martens, appena 10 anni all’epoca della sua morte, vennero immediatamente arrestati i genitori – Michelle Martens e Fabian Gonzalez – e la cugina di Fabian Jessica Kelley. Ulteriori indagini però dimostrarono che le responsabilità nell’omicidio erano ripartite diversamente: la madre avrebbe infatti assistito senza intervenire mentre gli altri due accusati – dopo aver somministrato alla bambina droghe ed alcool per “calmarla” – avrebbero violentato, accoltellato a morte e fatto a pezzi Victoria prima di dare alle fiamme i suoi resti. I primi due hanno rigettato le accuse mentre Kelley, pur di evitare pene più severe, ha ammesso l’accaduto: proprio la donna aveva poi perso la testa ed inseguito gli altri due accusati con una spranga di metallo, causando la segnalazione da parte di un vicino che portò al ritrovamento della scena del crimine.

L’accusa sta adesso lavorando per chiudere il processo anche se la polizia ha sempre sostenuto che un quarto aggressore mai identificato sarebbe ancora a piede libero. Per i carnefici della bambina, il carcere potrebbe rivelarsi una punizione ancora più severa di quella prevista dalla legge: in prigione infatti, i responsabili di delitti sui minori non hanno mai vita facile. Ma la città non riesce a dimenticare un crimine così orribile nemmeno dopo anni: “Ogni anno decoriamo un albero per lei e lanciamo alcuni palloncini: è un modo per tenere viva la sua memoria“, ha raccontato una partecipante alla veglia annuale organizzata per Victoria Martens.

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