Covid, medico suicida. “E’ stato lasciato solo, vittima di un lavoro sovrumano”

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Fonti ed evidenze: Gazzetta del Sud, Non è l'Arena

Parla Simona Loizzo, moglie di Lucio Marrocco, il responsabile delle vaccinazioni sul personale sanitario dell’ospedale di Cosenza, che giovedì sera si è tolto la vita.

Suicidio Lucio Marrocco: "La sua è una morte bianca", dice la moglie
Marco Di Lauro, Getty Images/Archivio

Nelle parole di Simona Loizzo, dirigente medico e moglie di Lucio Marrocco – il direttore del Dipartimento dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza suicidatosi lanciandosi dal balcone al quinto piano del palazzo in cui viveva con la famiglia – c’è tutto il dolore e lo sconforto di chi deve affrontare una perdita immane ed improvvisa.

Marrocco, responsabile della gestione dell’emergenza sanitaria per conto di circa duemila persone nella provincia di Cosenza, era gravato da responsabilità insostenibili che hanno certamente contribuito a spingerlo alla drammatica scelta di farla finita. “Mio marito è una vittima del lavoro“, dice la signora Loizzo a La Gazzetta del Sud. “Negli ultimi tre mesi trascorreva in ospedale dalle 14 alle 15 ore al giorno. Si sentiva responsabile della sicurezza del personale che gli era stato affidato“, spiega ancora la donna, che sottolinea come il marito avesse organizzato la campagna di vaccinazione, curandone ogni aspetto: “Aveva allestito i percorsi speciali, i posti covid nei reparti. Sentiva questa grande responsabilità e seguiva, uno per uno, i dipendenti“.

Mesi difficili, fatti di turni interminabili e responsabilità pesantissime. “Aveva lavorato gratis per ben 1200 ore e aveva rinunciato ai fondi speciali riservati ai medici impegnati nella lotta alla pandemia“. Negli ultimi tempi, Marrocco era comprensibilmente apparso stanco, provato. “Gli avevamo detto, con i figli, di dimettersi ma lui ci aveva risposto: ‘piuttosto mi uccido!’“. Parole che però nessuno poteva immaginare si trasformassero in una tremenda realtà.

Negli ultimi giorni“, spiega ancora la donna, “era preoccupato per una operatrice sanitaria che era in fin di vita, ricoverata in terapia intensiva a Catanzaro. La conosceva e proprio quel giorno ne avevamo parlato“, dice la signora Loizzo, che smentisce le voci, circolate immediatamente dopo la tragedia, secondo le quali Marrocco sarebbe stato gravemente depresso: “Mio marito non era depresso e non assumeva psicofarmaci“, assicura la donna.

Simona Loizzo è sola con il suo dolore. Ripensa al rapporto con il marito, fatto di grande amore. Un rapporto interrotto da quella che la donna definisce “una morte bianca: lui era come un operaio posto su una impalcatura sprovvisto di imbracatura. Era a capo di una struttura che poteva contare solo su due assistenti“, spiega la donna, che evidenzia come ora, il suo lavoro non sarà sufficiente neanche perché gli venga riconosciuta una pensione, dopo vent’anni di lavoro conclusi con una battaglia complicatissima, da combattere con pochi colleghi e contro un nemico invisibile e feroce.

Il figlio del dottor Marrocco, spiega ancora Simona, “si sente tradito perché è come se avesse preferito a lui, a noi, l’ospedale e la sua vita professionale“. Ma “non è così“, assicura la donna. “Lucio sapeva di essere a capo di una dipartimento importante che però non era adeguatamente attrezzato. Eppure faceva di tutto per garantire al personale la massima sicurezza rispetto al Covid“. Ogni volta che un dipendente dell’Azienda ospedaliera veniva contagiato, per Lucio era come una sconfitta personale. E adesso, che lui non c’è più, la moglie invita a non rendere vano il suo sacrificio: “Io credo che questa tragedia che ha investito la mia famiglia debba far riflettere tutti sul sistema sanitario regionale: da dieci anni, da quando è cominciato il commissariamento, tutto è peggiorato. Io ce l’ho con il sistema“, accusa la signora Loizzo, che annuncia che porterà avanti la sua battaglia finché la morte del marito non sarà riconosciuta come “un decesso avvenuto a causa del lavoro sovrumano svolto nell’interesse della comunità ospedaliera. Non mi fermerò davanti a nessuno“.

Simona Loizzo

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