Il tempo delle proteste è finito, Alessandro Di Battista potrebbe diventare ministro

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Fonti ed evidenze: Stampa, TPI

E se Alessandro Di Battista entrasse nel Governo che il Movimento 5 Stelle potrebbe costruire, insieme al PD, con i voti dei nuovi responsabili? Per lui potrebbe essere pronto il Ministero dell’Ambiente.

Il tempo delle proteste è finito, Alessandro Di Battista potrebbe diventare ministro
Alessandro Di Battista/Facebook Alessandro Di Battista

Non voglio andare al voto e non voglio nemmeno un Governo tecnico“. Parole e musica di Alessandro Di Battista, il più movimentista dei grillini, il leader dell’anima ribelle a 5 Stelle, che ora sembra pronto al grande passo: l’ingresso in un Esecutivo insieme al Partito Democratico. Niente più morte nera, niente più partito di Bibbiano. L’importante, in questa fase, è superare Matteo Renzi: “E’ un’occasione per togliercelo dalle scatole“, dice a TPI.

Per carità, la propensione alla contestazione del rivoluzionario grillino non è scomparsa. Anzi, 13 parlamentari 5 Stelle notoriamente vicini alle sue posizioni hanno recentemente presentato un documento che, in 7 punti, chiede l’azzeramento dei vertici del Movimento, l’introduzione di una moneta parallela all’Euro, la ridefinizione della gestione dei fondi europei del Recovery e la rinuncia, finale e definitiva, all’attivazione del Mes sanitario. E poi impone paletti sulla ratifica della riforma del Mes – che dovrà essere vincolata al superamento del Fiscal Compact e allo sforamento stabile del 3% nel rapporto deficit/pil – e la definizione di un piano strutturale di acquisti di titoli di stato da parte della Bce. Infine, un piano di assunzioni di giovani per l’ambiente.

Ma come potrebbe, chi porta avanti proposte tanto radicali e divisive per la Maggioranza – se si considera la vocazione europeista PD – prendere in considerazione l’idea di entrare nel Governo?

Le parole, infatti, sono quelle di chi nega tutto, smentisce, respinge qualsiasi possibile ipotesi. Dibba non entra nell’Esecutivo, ma “è disponibile” se si tratterà di “realizzare bei progetti“. La metamorfosi a 5 Stelle del lessico pare non fermarsi più: dalla casta ai portavoce, fino ai Ministri che realizzano bei progetti. Cambiare il linguaggio per lasciare tutto il resto come sempre è stato? Possibile, se è vero che i “responsabili” – un tempo pericolosi profittatori che puntano solo al proprio tornaconto – oggi si chiamano “costruttori” e sono “meglio di Renzi“. Una frase che fa un certo effetto, soprattutto se pronunciata da chi, ancora qualche mese fa, dava battaglia perché nella nostra Costituzione venisse inserito il vincolo di mandato.

La stessa persona che, proprio per contestare la nuova vicinanza dei 5 Stelle al Partito Democratico, profetizzava per il Movimento un futuro “come l’Udeur“. E che ora spalanca le porte della Maggioranza alla signora Mastella, eletta tra le file di Forza Italia e a sua volta pronta, a quanto pare, a lanciarsi in “bei progetti“.

Morale della favola, per il contestatore Dibba potrebbe essere pronta la scrivania – non la poltrona, quella mai – del Ministero dell’Ambiente, il cui attuale titolare Sergio Costa è diventato l’obiettivo della contestazione di molti esponenti 5 Stelle. “Se sarà Conte ter senza un cambio corposo nella componente dei ministri M5S, il Movimento diventerà un Vietnam“, fanno sapere illustri esponenti grillini, lasciando intendere che molte cose dovranno cambiare.

Anche perché, in parallelo, il documento dei 13 parlamentari vicini a Di Battista scava un solco del quale il Premier dovrà necessariamente tenere conto: le loro proposte sembrano la base di una trattativa che determinerà il sostegno, o meno, al Premier. Circostanza smentita ufficialmente da tutti i diretti interessati – “Garantiamo pieno sostegno al premier, chiediamo solo un cambio di passo del Movimento” – che però assicurano un appoggio a tempo determinato, promettendo “la fiducia la prossima settimana, ma se poi vedremo che verranno preferite le idee di centristi, conservatori e reazionari, allora il ritorno al voto non sarà più il male peggiore“.

Un pacchetto di proposte che ha mandato su tutte le furie il reggente del Movimento Vito Crimi, convinto che il documento sia stato presentato nel momento peggiore. “Sulle tempistiche da lui non accettiamo lezioni. Il suo mandato è scaduto a dicembre ed è anche per l’assenza di una leadership legittimata che non riusciamo a imporre i nostri temi“, ribatte a muso duro il coordinatore dei 13, Pino Cabras. Insomma, le grandi manovre per tenere in piedi Giuseppe Conte passano, sì, per i “costruttori“, ma dipendono anche dai nuovi equilibri interni che il Movimento sarà eventualmente in grado di trovare. E dai “bei progetti” che verranno affidati al ribelle Di Battista.

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