17.246 nuovi casi e 522 morti: in Italia la seconda ondata otto volte più letale della prima

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Messaggero, Fanpage

Secondo i dati diffusi dai medici,  2020 si è chiuso con 18.000 morti per Coronavirus in un mese. La seconda ondata è stata una vera e propria tragedia per il paese.

Morti Coronavirus dicembre
Getty Images/Andreas Solaro

I dati del Ministero della Salute ci informano che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 17.246 unità e portano il totale a 2.336.279. Da ieri 522 morti che fanno salire il numero delle vittime a 80.848 e 20.115 guariti che raggiungono quota 1.694.051. I tamponi sono stati 160.585.

I casi attualmente positivi scendono ancora e arrivano a 561.380, – 3394 rispetto a ieri. Scendono ancora anche i ricoveri: 23.110, – 415. Mentre nelle terapie intensive 2557 assistiti, – 22 da ieri.

Covid: 18mila morti in un mese

La seconda ondata di Covid è stata otto volte più letale della prima, nonostante il preavviso ricevuto. A rivelarlo sono i dati raccolti da scienziati e medici che hanno avuto l’ingrato compito di contare i morti per Coronavirus registrati dall’inizio della pandemia che ha sconvolto il mondo fino alla fine del 2020, un anno che si è chiuso con il decesso di 18.000 malati nel giro di trenta giorni. Si tratta del picco più alto registrato in Italia: nemmeno la prima ondata – che pure aveva fatto ben 13.000 morti – aveva colpito così duramente. I dati sono stati studiati ed interpretati dall’Alta Scuola di Economia e management dell’Università Cattolica che ha poi diffuso i risultati della ricerca in un progetto noto come “Instant Report Covid-19”, focalizzato a calcolare i danni subiti dal nostro paese che – nonostante le chiusure operate dal Governo – non è riuscito ad evitare un’ecatombe.

Sempre secondo i ricercatori dell’Università Cattolica, il picco di morti per Coronavirus si è avuto nel corso della seconda ondata che pure avrebbe dovuto – teoricamente – trovare più preparato il sistema sanitario italiano, avvisato con largo anticipo del disastro imminente: con i decessi che hanno superato di otto volte quelli della prima ondata di marzo, è evidente che il sistema non abbia tenuto come doveva. A detta del dottor Maria Luisa Specchia – impegnata presso il Dipartimento per le Scienze e la Vita della Sanità pubblica – bisogna tenere in considerazione il fatto che la seconda ondata ha avuto un andamento anomalo rispetto alla prima: “La pandemia è una, ma sembrano quasi due eventi diversi. Se la prima ha visto raggiungere il suo picco in poche settimane, la seconda è invece caratterizzata da un’onda lunga, che ha raggiunto più lentamente il plateau”, spiega il medico, specificando che la percentuale di persone che sono finite in terapia intensiva è comunque vicino al 10% in entrambi i casi. Nondimeno, non possono essere negate importanti responsabilità istituzionali: “I dati sulla disponibilità di posti letto in terapia intensiva e quelli sull’implementazione del personale mostrano che nonostante le chiare indicazioni del livello centrale il sistema in molte Regioni si è trovato ugualmente spiazzato“, riconosce il medico ipotizzando che non tutte le Regioni abbiano voluto o potuto seguire le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico e del Governo Conte.

Il bilancio che ci rimane di un 2020 terrificante sotto ogni aspetto è il seguente: l’Italia è il paese con più morti per Coronavirus ogni 100.000 abitanti, uno dei venti più colpiti complessivamente dalla pandemia – quasi alla pari con Spagna, Inghilterra e soprattutto Stati Uniti che a lungo hanno ignorato i segnali di allarme provenienti dal vecchio continente – ed è anche il paese con il peggior rapporto tra contagi e decessi in tutta Europa con una percentuale del 3,5% che è di poco superiore al 3,4% registrato nella Gran Bretagna del premier Boris Johnson. Peggio di noi, in tutto il mondo – almeno stando ai dati dichiarati ufficialmente da ciascun paese – solo il Messico con una percentuale del 9% e l’Iran con il 4,7%. Con tutti i severi provvedimenti presi per arginare il Coronavirus, era lecito aspettarsi un bilancio meno sanguinoso ma non è ancora finita: nelle ultime 24 ore, sono morte altre 616 persone con le situazioni più critiche registrate in Sicilia ed in Veneto.

 

 

 

 

 

 

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