Giulio Regeni torturato e ucciso, per l’Egitto non ha senso fare un processo

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Fonti ed evidenze: Repubblica, AGI

L’Egitto reputa inaccettabile il voler procedere sul caso Regeni ritenuto uno strumento per guastare i rapporti tra i due Paesi. Il Governo ancora non ha preso posizione.

caso_regeni_egitto 30.12.2020 Leggilo.org

 

Lo scorso 10 dicembre la magistratura italiana aveva chiuso le indagini contro 4 individui appartenenti ai servizi egiziani ritenuti coinvolti nel caso di Giulio Regeni. La chiusura delle indagini significa una cosa soltanto: l’imminente apertura di un processo. Ma all’Egitto non sta bene. Stando all’ultimo comunicato della Procura egiziana non vi sarebbe alcun motivo per intraprendere procedure penali circa l’uccisione, il sequestro e la tortura del giovane ricercatore: “Vista la morte degli accusati, non c’é alcuna ragione di intraprendere procedure penali circa il furto dei beni della vittima”. Il gruppo – specializzato in sequestro –  fu sgominato in uno scontro a fuoco avvenuto al Cairo il 24 marzo 2016. Le autorità egiziane sostennero che nel loro covo furono trovati i documenti di Giulio Regeni, tra cui il passaporto.  Ma la versione delle autorità egiziane non convinse gli inquirenti italiani.

La Procura generale egiziana, nel suo comunicato,  fa leva anche su un altro aspetto: un presunto nemico sconosciuto che vorrebbe interferire nei rapporti economici tra Roma e Il Cairo.  Accredita la tesi che ci siano parti ostili tanto all’Egitto quanto all’Italia che stanno cercando di sruttare il caso Regeni per nuocere ai rapporti tra i due Paesi. A prova di ciò nel testo ci si sofferma  sulla – a loro dire – non casualità del luogo in cui il cadavere del giovane fu ritrovato e anche sulle date sia del sequestro sia del ritrovamento. Il ritrovamento, infatti, avvenne proprio  durante una missione economica italiana al Cairo. Insomma per l’Egitto tutto ciò non è frutto del caso ma abile manovra dall’alto da parte, però, di chi non si capisce.

Già nel comunicato congiunto del 30 novembre con la Procura di Roma, quella generale egiziana aveva avanzato riserve sul quadro probatorio  ritenendo le prove  insufficienti per sostenere l’accusa. Per il momento il Premier Giuseppe Conte e il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio non hanno preso alcuna posizione, né hanno risposto alla procura egiziana. Presa di posizione che viene esatta dalla famiglia della vittima ma anche dal resto del Paese. Sulla questione, invece, è subito intervenuta Amnesty International. Il portavoce in Italia, Riccardo Noury – ai microfoni dell’AGI – ha affermato: “Consideriamo inaccettabile la dichiarazione della procura egiziana con cui respinge ufficialmente le conclusioni delle indagini della procura di Roma. E dovrebbe ritenerla inaccettabile anche il Governo italiano dal quale auspichiamo una presa di posizione”. Ma Palazzo Chigi e la Farnesina, per il momento, restano in silenzio.

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