Il debito pubblico cresce e il prelievo forzoso non è più impossibile: come difendersi

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Fonti ed evidenze: Qui Finanza, Linkiesta

Con la crisi economica e la crescita esponenziale del debito pubblico, alcuni osservatori non escludono l’ipotesi che nel futuro lo Stato italiano possa fare ricorso ad un prelievo forzoso dai conti correnti. 

 il prelievo forzoso non è più impossibile: ecco come difendersi
Roberto Gualtieri/Facebook Roberto Gualtieri

Che l’economia italiana abbia pesantemente risentito degli effetti della pandemia di Coronavirus – che probabilmente continueranno a prodursi anche nei prossimi mesi – è risaputo. Lo Stato ha dovuto ricorrere ad un deficit di molto superiori a quelle che erano state le previsioni di inizio 2020 e la situazione per l’anno prossimo non sembra destinata a migliorare. Basti pensare che dallo scoppio dell’emergenza Covid a oggi il debito pubblico italiano è passato dal 134 al 160% di Pil, con un rapporto deficit/Pil pari al 6%.

Per questo, pur non essendo mai stato esplicitamente citato da nessun membro del Governo, periodicamente torna ad affacciarsi sul dibattito pubblico del nostro Paese il tema del prelievo forzoso: una tassa che lo Stato può prelevare a tappeto, direttamente dai conti correnti di tutti i cittadini, come fonte di liquidità aggiuntiva. Si tratta di un intervento fiscale estremo, che in Italia conta un unico precedente, risalente alla decisione dell’allora Premier Giuliano Amato, nel luglio del 1992.

Nel momento in cui l’Esecutivo opta per un prelievo forzoso, stabilisce una base percentuale – che viene calcolata rispetto al totale dei patrimoni disponibili – dell’importo che verrà prelevato da ciascun conto. Normalmente, si stabilisce anche una soglia al di sotto della quale non si applica alcun prelievo, anche se questa è una decisione che può variare da caso a caso.

Nel 1992, il Governo Amato decise di agire sui depositi bancari e sui conti correnti con una tassa del 6 per mille. Oggi la condizione economica sfavorevole porta diversi osservatori a ritenere l’ipotesi del prelievo forzoso non possa essere scartata a priori: c’è addirittura chi ipotizza che l’Esecutivo, una volta fatte le sue valutazioni, possa decidere di intervenire in  modo anche più netto di quanto fatto all’epoca.

Se la decisione del Governo fosse, per esempio, di prelevare il 10 per mille dai depositi e dai conti correnti, questo significherebbe che ogni 1000 euro di disponibilità di un conto, ne verrebbero presi automaticamente 10 – in altre parole, un euro ogni 100 di disponibilità. Si tratta, è bene sottolinearlo, esclusivamente di un’ipotesi, visto che dall’Esecutivo non sono stati mandati segnali di questo tipo. Anzi, una decisione del genere potrebbe essere rischiosa non solo per il Governo, che andrebbe probabilmente incontro ad un drastico calo del gradimento presso l’elettorato, ma anche per la stessa tenuta economica, visto che non si potrebbe escludere con certezza il rischio di un default finanziario.

Chi tuttavia avesse il timore che alla fine il Governo possa prendere una decisione tanto netta, avrebbe comunque alcune possibilità per cercare di proteggere la propria liquidità, ad esempio evitando di mantenere il denaro su un conto corrente a rendimento zero, o negativo, che comporta spese fisse e trasferendolo su conti deposito vincolati. Un’altra alternativa è rappresentata dalla possibilità di investire nell’oro o in altri beni rifugio, così come in titoli di Stato, bond o azioni, cercando di diversificare il più possibile gli investimenti.

Si tratta di una strategia che permette di diminuire il valore dei propri risparmi nel tempo. Un approccio efficace e completamente legale. In questa maniera qualora il Governo annunciasse un prelievo forzoso – autorizzando a procedere subito dopo, o comunque in tempi rapidissimi – si riuscirebbe a limitare preventivamente l’incidenza del prelievo sul denaro presente sul conto corrente.

 

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