Donna anziana soffocata in casa la vigilia di Natale, potrebbero essere stati i famigliari

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Fonti ed evidenze: Ansa, Repubblica

Si continua ad indagare per capire le reali ragioni della morte di Rosy Cassetti, trovata senza vita in casa sua la sera della Vigilia di Natale. Non convince la spiegazione data dai parenti della donna: Rosy, nei giorni precedenti alla morte, aveva contattato il centro antiviolenza di Macerata. 

Si fa più fitto il mistero sul decesso di Rosy Cassetti, la donna di 78 anni trovata morta in casa sua la sera della vigilia di Natale in seguito a quello che sembrava essere un tentativo di rapina finito male. Diversi elementi della vicenda erano infatti sembrati poco chiari sin dal principio e oggi un nuovo dettaglio contribuisce ad alimentare i dubbi sulla ricostruzione dei fatti proposta dai familiari della donna: Rosy, infatti, aveva preso contatto nei giorni scorsi con il numero telefonico del centro antiviolenzaSos donna” di Macerata, fissando un appuntamento con l’avvocato dell’associazione, Egle Asciutti, per martedì prossimo.

Una simile informazione potrebbe consolidare la pista – mai abbandonata dai Carabinieri che indagano sul caso – secondo la quale la morte della donna potrebbe essere legata a tensioni familiari, invece che dalle conseguenze di un tentativo di rapina, come raccontato dai suoi conviventi – marito, figlia e nipote.

Rosy era stata ritrovata senza vita nella cucina della sua villetta la sera della Vigilia di Natale e gli investigatori avevano sin dall’inizio inserito nel novero delle ipotesi anche la possibilità che si trattasse di un “omicidio all’interno delle mura familiari“. Secondo quanto trapelato, la donna potrebbe essere stata soffocata ma, prima di avere certezze in questo senso, sarà necessario attendere l’esito degli esami autoptici. Nel frattempo gli inquirenti, mai del tutto convinti della contraddittoria ricostruzione fornita dai parenti di Rosy, hanno interrogato separatamente i tre conviventi della vittima.

D’altra parte, gli elementi di dubbio sono numerosi: ad esempio il fatto che nel pomeriggio, attorno alle 17:30, i vicini di casa avevano suonato il campanello della villetta per salutare e fare gli auguri, ma non avevano ricevuto risposta. A questo si aggiunga che l’ipotesi dell’ingresso in casa di un rapinatore non è supportata da nessun indizio: il cancello esterno non presenta segni di forzatura, i cani che si trovano in cortile non hanno abbaiato in tutta la serata del 24 e nessuna traccia di passaggio di un ladro è stata riscontrata dagli investigatori nell’appartamento.

Arianna Orazi, figlia della vittima, aveva contattato i Carabinieri intorno alle 20 – subito dopo essere stata liberata dal figlio Enea, nipote della vittima, rientrato a casa dopo che il presunto rapinatore si era già allontanato, dicono i parenti di Rosy – informandoli del fatto che in via Pertini era appena avvenuta una rapina. “Hanno portato via mille, duemila euro”, aveva ribadito durante l’interrogatorio svolto in caserma. Eppure già prima di mezzanotte, al termine del sopralluogo che il sostituto procuratore Vincenzo Carusi ha svolto nella villetta, era evidente che, nonostante l’assenza di segni sul corpo della donna, ad uccidere Rosy non potesse essere stato un malore avuto in seguito ad un tentativo di rapina avvenuto in casa sua. Il marito e il nipote della vittima, interrogati a loro volta, avevano confermato la ricostruzione proposta da Arianna Orazi, ma senza riuscire a rendersi convincenti agli occhi dei carabinieri, guidati dal colonnello Nicola Candido e del capo della Procura di Macerata Giovanni Giorgio: la pista dell’omicidio in famiglia è in questo momento quella più battuta dagli inquirenti.

 

 

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