“Sono moralmente accettabili i vaccini prodotti con cellule di feti abortiti” dice la Santa Sede

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Fonti ed evidenze: Adnkronos, Corriere della Sera

In una nota ufficiale la Congregazione per la Dottrina della Fede chiarisce che utilizzare vaccini anti-Covid è moralmente accettabile anche nei casi in cui i trattamenti abbiano fatto ricorso, in fase di ricerca e produzione, a linee cellulari provenienti da feti abortiti.

Vaticano, vaccini Covid moralmente accettabili
Gregorio Borgia/Getty Images

Utilizzare vaccini ottenuti con cellule prelevate da feti abortiti è “moralmente accettabile” se non ci sono altre cure alternative. Ad affermarlo è la Congregazione per la Dottrina della Fede in una nota pubblicata dopo aver ottenuto l’ok dal Papa. Nel comunicato la Congregazione sottolinea come questo avallo non rappresenti in alcun modo un’approvazione indiretta al ricorso a pratiche abortive, sempre ritenute da evitare visto che mettono in gioco vite umane.

L’organizzazione che ha sostituito il Sant’Uffizio spiega che l’utilizzo di questi vaccini – nonostante abbiano usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione – è ritenuto moralmente accettabile quando “non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili“. Un caso che potrebbe ad esempio riguardare Paesi in cui non vengono messi a disposizione del personale sanitario e della popolazione trattamenti privi di criticità dal punto di vista etico, o in cui la loro distribuzione è più difficile a causa di particolari condizioni di conservazione e trasporto, o, infine, nei casi in cui siano in commercio in un Paese diverse tipologie di vaccino ma il paziente non abbia la facoltà di scegliere a quale trattamento sottoporsi.

Con l’imminente avvio della campagna vaccinale in Europa, la Congregazione ha ritenuto importante “offrire alcune indicazioni per un chiarimento in materia“. L’obiettivo dell’intervento,è  precisato nella nota, non è giudicare l’eventuale efficacia dei trattamenti – valutazione che attiene esclusivamente alle competenze di ricercatori biomedici ed agenzie per i farmaci – “ma soltanto riflettere sull’aspetto morale dell’uso di quei vaccini“, visto che la loro produzione è derivata utilizzando tessuti ottenuti da feti “abortiti non spontaneamente“.

Una circostanza complessa e sul limite della moralità, per la Chiesa, che tuttavia concede la possibilità di sottoporsi a vaccinazione perché la “cooperazione al male dell’aborto procurato” è, da parte di chi utilizza i vaccini derivati “remota“. Inoltre, sottolinea ancora la Congregazione, “Il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave“. Insomma, di fronte alla possibilità di contenere l’epidemia di Covid, causa di moltissime morti e sofferenze in tutto il pianeta, la Congregazione ammette la possibilità di fare ricorso a trattamenti realizzati in modo eticamente non perfetto.

Alla luce di queste valutazioni, la Congregazione ritiene che sia possibile utilizzare tutti i trattamenti riconosciuti come clinicamente sicuri ed efficaci “con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti“, scrive ancora l’ex Sant’Uffizio nella nota. Un passaggio fondamentale, visto che alleggerisce i credenti da eventuali responsabilità morali che potevano apparire legate alla decisione di vaccinarsi.

Nel comunicato la Congregazione, pur riconoscendo che la vaccinazione non rappresenti un obbligo morale e che, per questo, debba avvenire esclusivamente su base volontaria, invita ad aderire in modo massiccio alla campagna: “dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune“, scrivono i Cardinali, che sottolineano poi che in una fase come quella attuale la ricerca del bene comune possa passare per la raccomandazione della vaccinazione, “specialmente a tutela dei più deboli ed esposti“.

Nessun obbligo dunque, ma un forte invito a vaccinarsi rivolto a tutti i cattolici. E il consiglio di “adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo” riservato invece a tutti coloro che, per ragioni etiche e personali, decidessero invece di non sottoporsi alla vaccinazione.

Infine, la Congregazione rivolge un appello ai Governi, alle organizzazioni internazionali e alle case farmaceutiche: quello di garantire che i vaccini “siano accessibili anche ai Paesi più poveri, ed in modo non oneroso per loro“. Una situazione in cui mancassero i trattamenti per le zone più povere del mondo rappresenterebbe “motivo di discriminazione  ed ingiustizia“.

 

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