Reddito ai boss, 330 mila euro presi indebitamente. Pensiamo alle persone per bene, dice Di Maio

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Fonti ed evidenze: Ansa, Huffington Post

Scoperte a Messina oltre 20 persone che, nonostante recenti condanne per mafia, percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza. Purtroppo, non il primo caso. 

Più di 20 boss condannati definitivamente per mafia o loro familiari avrebbero illegittimamente incassato il reddito di cittadinanza. E’ questa la scoperta fatta dalla Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Economico di Messina al termine di un’indagine che ha portato alla denuncia di 25 persone e al sequestro di 330 mila euro, percepiti indebitamente dagli indagati. Tra gli indagati, alcuni membri dei clan di maggior peso nella zona del messinese: dai Santapaola-Romeo, agli Sparacio, passando per le famiglie Spartà, Galli, Batanesi-Bontempo Scavo, De Luca, Mangialupi, Camaro, Tortoriciani, Ventura, Ferrante e Cintorino.

Secondo quanto previsto dalle norme che regolano l’erogazione del Reddito di cittadinanza, il sussidio dev’essere riconosciuto esclusivamente a quei nuclei familiari che – nel momento in cui presentano la domanda e per tutta la durata dell’erogazione del reddito – siano in possesso di una serie di requisiti specifici: cittadinanza, residenza, soggiorno, oltre al rientrare all’interno dei parametri economici, reddituali e patrimoniali previsti dalla legge. A questi requisiti si aggiunge il  non essere stati condannati – nell’ultimo decennio – con sentenza definitiva per reati di mafia. Non il caso delle 25 persone indagate ora a Messina, visto che tra i reati per cui sono stati in precedenza condannati risultano l’estorsione, la truffa, il traffico di sostanze stupefacenti, il voto di scambio ed il maltrattamento e l’organizzazione di competizioni non autorizzate di animali.

Non si tratta della prima volta in cui emergono gravi inefficienze nella selezione dei beneficiari del reddito di cittadinanza, un provvedimento sul quale periodicamente tornano ad infuriare polemiche politiche. Recentemente era stato l’ex Presidente dell’Inps Tito Boeri a contestare la ratio del sussidio, sostenendo che potrebbero essere molti gli evasori fiscali tra i percettori del beneficio. Ma già in precedenza alcuni casi avevano destato sconcerto: nel giugno scorso, ad esempio, a Gioia Tauro erano stati scoperte ben 37 persone – tra le quali figuravano anche boss della ‘ndrangheta – che ricevevano indebitamente il sussidio statale. Altrettanto sconcertante era stato il caso legato ai fratelli Marco e Gabriele Bianchi e dei loro sodali Stefano Belleggia e Mario Pincarelli – attualmente detenuti con l’accusa di aver massacrato di botte il povero Willy Monteiro: tutti e quattro, pur mantenendo un tenore di vita altissimo, fatto di auto e lusso, percepivano il reddito di cittadinanza.

Episodi, quelli di pregiudicati o percettori senza titolo, che non possono essere utilizzati per mettere in discussione il Reddito di Cittadinanza, secondo Luigi Di Maio: “Questa pandemia ha certificato che senza il reddito di sarebbero stati milioni di nuovi poveri” ha affermato il Ministro degli Esteri che ha aggiunto:  “Mentre tanta gente soffre a causa di questa crisi economica” si vuole  “far passare tutti i percettori del reddito come terroristi o mafiosi? Non ho parole per esprimere lo sdegno. Il reddito ha ridato voce a moltissime persone dimenticate dallo Stato, ha restituito dignità. Ne vado fiero“.

 

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