Luigi Di Maio tenta di salvare il Governo Conte ed i suoi lo accusano di fascismo

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Fonti ed evidenze: Repubblica, ANSA

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Mario garantisce che non si voterà per accedere al Mes, e chiede ai suoi di sostenere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Non possiamo perderlo”, ha affermato.

Luigi Di Maio/Facebook

Il messaggio è chiaro. Sostenere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e non condannarlo alla morte, frustandolo in piazza pubblica. “Non potete portare Conte sul patibolo”, ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ai suoi. Soprattutto ai ribelli del Movimento 5 Stelle. A proposito del voto di mercoledì, sul conteso strumento del Mes, Di Maio è altrettanto chiaro: “non si voterà per accedere al Mes. È una bugia”, ha detto, specificando poi che Giuseppe Conte dovrà esprimersi sulla riforma all’Eurosummit. Una riforma definita dallo stesso di Maio “peggiorativa e che andava fermata anni fa”. Il quale conferma che i numeri, comunque, non sono sufficienti per la sua approvazione. Si trova sulla stessa posizione di Di Maio anche Vito Crimi, per il quale il Mes è uno strumento obsoleto, oltre ad essere “potenzialmente dannoso, e neanche la riforma sarebbe in grado di affrontare una situazione come quella del Covid. “La riforma del Mes non ci piace, ma ho detto che non faremo ostruzionismo se tutti gli altri Paesi europei stanno andando in quella direzione”, ha affermato Crimi, ribadendo che, ad ogni modo, con il Movimento 5 Stelle al Governo, “il Mes non sarà mai attivato e domani saremo sempre in prima linea per non farlo attivare“.

L’intervento dei due grillini è avvenuto all’assemblea dei gruppi, realizzata on line, e che il Movimento aveva convocato per parlare della riforma del Mes. Il dibattito è stato richiesto in vista delle comunicazioni in Aula che il premier Giuseppe Conte terrà il prossimo mercoledì 9. L’obbiettivo dei grillini – ha spiegato l’ex ministro Danilo Toninello – deve orientarsi nel senso di “non far cadere il governo e di non far morire il M5s”. La soluzione a questa doppia sfida è “non far spezzare la corda, e fare in modo che Conte ottenga un congelamento, una sospensione temporale della riforma“, ha affermato Toninello. Nelle più di quattro ore di riunioni non sono mancati gli scontri e, neanche l’ottimismo di Di Maio – “È stata un’assemblea costruttiva”, ha affermato alla fine – è riuscito a fermare le accuse di “fascismo” che partivano dai più ribelli del movimento.

La paura di fondo del ministro degli Esteri è quella di “perdere” Conte, che potrebbe essere l’ultima spiaggia del Movimento prima di affondare completamente. “Ho capito che mi dite che Gualtieri non vi ha dato ascolto in Commissione ma non è che per questo noi andiamo contro il presidente del Consiglio che abbiamo nominato noi. Io non ho paura di tornare al voto. Il problema è che perdiamo Conte. E trovare un altro nome come il suo non ci riusciamo“, ha spiegato Di Maio in chiusura di Assemblea, cercando di mettere in riga i suoi, come a una maestra di scuola che spiega ai bambini che non bisogna fare le ripicche. Di Maio afferma non avere paura di niente, neanche di un rimpasto o di una nuova squadra di governo, ma sa che se si dovesse avviare un processo di rimescolamento delle carte, si potrebbe dare “fianco a quella parte delle forze politiche che vuole cambiare il presidente del Consiglio“. Cosa che lui non intende consentire.  Anche a costo di essere accusato di “fascismo” dai più ribelli.

Non a caso, dopo gli interventi dei due leader all’assemblea, hanno voluto intervenire alcuni dei circa cinquanta grillini che hanno firmato una lettera per chiedere ai vertici un rinvio della riforma del Mes. Raphael Raduzzi, Francesco Forciniti, Alvise Maniero, Emanuela Corda e Davide Zanichelli sono stati alcuni di coloro che hanno voluto riaffermare quanto il Mes sia pericoloso, che si arrivi o no ad usare la linea di credito. Per questo, molti hanno annunciato che non voteranno a favore della risoluzione. “Noi voteremo contro”, ha detto senza mezzi termini Maniero. Corda ha preferito anche delle parole più pesanti per definire il modo di far politica del Movimento: “Questo è fascismo. Una conduzione che non ci permette di esprimerci. Solo due minuti e mezzo”, si è lamentato, sottolineando, insieme a Francesco Forciniti, come a Bonafede e a Di Maio sono stati dati “mezz’ora senza contraddittorio per fare comizi”, mentre agli altri non hanno fatto nemmeno parlare. “Allora la risoluzione non ve la voto. Ciao“. A riprova che i tempi della partecipazione ugualitaria e dell’orizzontalità sono più che passati.

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