Ferlaino, il rimpianto più grande: “Non potevo proteggere Maradona dalla droga”

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Ferlaino ha rilasciato alcune dichiarazioni in questi giorni a seguito della scomparsa di Maradona. Ma un in particolare ha stupito i tifosi

Ferlaino

L’ex presidente del Napoli ha rilasciato varie interviste in questi tristi giorni per la città di Napoli ed in generale per il mondo del calcio. Che il 25 novembre scorso ha visto scomparire il Pibe de Oro, il miglior giocatore di tutti i tempi per un arresto cardio respiratorio. Tante anche le polemiche che da giorni hanno accompagnato la perdita del fuoriclasse argentino che è stato ‘accusato’ di non essere stato un uomo perfetto nella sua vita privata. Non evidenziati i meriti spostivi ma vicende personali – dall’uso della droga al non essere un padre e marito perfetto – che poco hanno a che fare nella spiegazione del Mito. Per tentare di spegnere in modo definitivo le polemiche, è entrato l’ex patron del Napoli delle meraviglie nella discussione. Anche con una frase infelice dell’ex calciatore della Juventus Gianluca Pessotto, che qualche anno fa a Torino tentò il suicidio.

Ferlaino, in risposta ad Antonio Cabrini (“Se Maradona fosse stato della Juventus oggi sarebbe ancora vivo”) ha dichiarato che se Pessotto fosse stato nel Napoli non avrebbe tentato il suicidio”. Un botta e risposta anche di pessimo gusto, con le scuse del presidente che ha ammesso il perché di quella sua dichiarazione provocatoria. Parlando anche a telefono e chiarendo la querelle. Il patron del Napoli degli scudetti e di Maradona capitano ha ammesso anche di avere un rimpianto grandissimo. Dal quotidiano La Repubblica ha dichiarato che “Tutti parlano di camorra e di boss della malavita. Ma io lavoro a Napoli da quando avevo 16 anni, e da 70 anni faccio l’imprenditore in questa città. Non mi drogo e non incontro personaggi della camorra. In Maradona c’erano di sicuro tante fragilità, voglia di sentirsi circondato da persone, anche a costo di perdersi”.

Poi la confessione del presidente Corrado Ferlaino, che visibilmente commosso continua l’intervista a La Repubblica. Andando avanti si lascia andare a delle dichiarazioni che restano come un pugno allo stomaco per i tifosi napoletani e tanti sportivi. Argomenti che in tanti conoscevano da tempo, ma con le parole del presidente del tempo in tanti sono venuti a conoscenza di amare verità solamente immaginate prima: “Un presidente non può stare addosso ad un giocatore. Anche se si tratta di Maradona”. Il presidente ha dichiarato che era disposto a mandare i suoi dirigenti più forti per seguirlo. Poi aggiunge: “Non potevo proteggerlo dalla droga. Quando finì in un guaio giudiziario lo feci assistere dal migliore, l’avvocato Siniscalchi. Ma per le sue vicende provate non ho potuto far nulla. Sono stato il suo carceriere perché lui voleva andare via dopo lo scudetto. Mi dispiace non poterlo vedere più, perché lui è in paradiso, io andrò all’inferno”.

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