Il figlio di Feltri deve pubblicare i miei articoli anche se parlo male del padre, dice Laura Boldrini

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Fonti ed evidenze: AdnKronos, Giornale

Polemica a colpi di social tra la parlamentare Pd Laura Boldrini ed il direttore di Huffington Post Mattia Feltri, che ha rifiutato di pubblicare un contributo della deputata a causa di un “apprezzamento spiacevole” espresso nei confronti del padre Vittorio. 

Scontro tra Laura Boldrini e Mattia Feltri
Laura Boldrini/Giuseppe Bellini, Getty Images

Scontro aperto, attraverso i social, tra la Deputata del Partito Democratico Laura Boldrini ed il direttore di Huffington Post Mattia Feltri. La questione nasce dalla decisione del giornalista di non pubblicare un contributo inviato al giornale online dalla parlamentare democratica. Il tema: la violenza di genere, vista la ricorrenza, il 25 novembre, della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Nel testo che Boldrini ha fatto pervenire al quotidiano online, non mancava un riferimento critico ad un altro giornalista: Vittorio Feltri, direttore di Libero e padre di Mattia, contestato dalla parlamentare per le posizioni espresse – nei giorni precedenti – in merito al caso Genovese. Sulla vicenda che vede l’ex re delle start up, arrestato e finito in carcere con l’accusa di aver prima drogato e poi stuprato una ragazza di diciotto anni, il direttore di Libero era intervenuto accusando di ingenuità la vittima delle violenze. Una posizione che, per di più alla vigilia di una data simbolica come quella del 25 novembre, aveva scatenato le reazioni di colleghi e politici, compresa quella della stessa Boldrini, che dopo aver twittato “Feltri e Libero: Basta misoginia” ha contestato il giornalista anche nella lettera inviata ad Huffington Post.

Ed è stato proprio il riferimento al papà Vittorio ad indurre Stefano – in qualità di direttore – a negare la pubblicazione del testo inviato dalla parlamentare. A rendere nota la decisione è proprio Boldrini, che in un post su Facebook spiega che la pubblicazione del suo intervento, destinato al blog di Huffington, è stata bloccata proprio da Mattia Feltri. “Sapete perché?“, domanda la deputata. “Perché chiamavo in causa Vittorio Feltri, suo padre, che martedì aveva firmato un articolo su Libero dal titolo: ‘La ragazza stuprata da Genovese è stata ingenua’“. Un modo di raccontare un grave episodio di violenza che, secondo Boldrini, farebbe ricadere sulla vittima le colpe di uno stupro. Cosa aveva scritto Vittorio Feltri? Il titolo è già esplicativo “I cocainomani vanno evitati. Ingenua la ragazza stuprata da Genovese” ma il passaggio incriminato sarebbe quello in cui riferendosi all’imprenditore dice “gli piacevano le donne e non credo faticasse a procurarsene in quantità. Che necessità aveva di ricorrere allo stupro per impossessarsi di una ragazza bella e giovane, dopo averla intontita con sostanze eccitanti? Ciò è incomprensibile sul piano logico”. E aggiunge “quanto alla povera Michela, mi domando: entrando nella camera da letto dell’abbiente ospite cosa pensava di andare a fare, a recitare il rosario? Sarebbe stato meglio rimanere alla larga da costui (…). Concediamole attenuanti generiche, ai suoi genitori tiriamo le orecchie”.

L’ex presidente della Camera nell’articolo rifiutato dall’HuffingtonPost scriveva riguardo al modo in cui la stampa parla delle vittime di stupro: “C’è  spesso una palese e volontaria ricostruzione di particolari che finiscono con lo spostare il peso della colpa dall’aggressore alla vittima: «era ubriaca», «era vestita in modo provocante»” e aggiungeva un riferimento specifico a  ” quei giornali che fanno di misoginia e sessismo la propria cifra. Cosa dire del resto dell’intervento di ieri di Feltri su Libero, in cui si attribuiva la responsabilità dello stupro non all’imprenditore Genovese ma alla ragazza diciottenne vittima?”. Laura Boldrini lamentava “un sessismo radicato che viene giustificato e minimizzato come goliardia. Ma il sessismo non è goliardia, è l’anticamera della violenza: ti dico ciò che voglio, ti sminuisco come mi pare e piace perché tu non vali niente, dunque di te posso fare ciò che voglio.

Nel post pubblicato sul proprio profilo, la deputata contesta la decisione del giovane Feltri di non pubblicare il suo articolo, definendo inaccettabile negarne una pubblicazione per “rapporti familiari“.

La risposta del diretto interessato non si è fatta attendere, con una replica alle accuse di Boldrini pubblicata proprio sul giornale che dirige. L’ex Presidente della Camera, spiega Feltri, ha “mandato uno scritto per HuffPost che conteneva un apprezzamento spiacevole su mio padre Vittorio“. Pur sottolineando l’assoluta libertà di pensiero di cui la parlamentare deve godere, Feltri si dice convinto che questa possa trovare espressione “ovunque, persino in Parlamento, luogo pubblico per eccellenza, tranne che sul giornale che dirigo“. Alla luce di queste valutazioni, il direttore del sito spiega di aver contattato l’autrice del testo chiedendole di tagliare il riferimento contestato. Una richiesta cui Boldrini si è rifiutata di andare incontro. Di fronte al diniego della deputata, Feltri ha deciso “a maggior ragione di non pubblicarlo“, rivendicando la facoltà di cui dispone, nelle vesti di direttore, di scegliere cosa pubblicare e cosa cestinare. “Oltretutto l’onorevole Boldrini, come altri, su HuffPost cura il suo blog. Quindi è un’ospite. E gli ospiti, in casa d’altri, devono sapere come comportarsi”, conclude Feltri junior.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Presidente del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, che si definisce “basito” per la notizia della “censura denunciata” da Boldrini da parte di Mattia Feltri “per un riferimento nel pezzo da lei redatto a un’opinione pubblicata da Libero a firma del padre, Vittorio Feltri, i cui contenuti sono già al vaglio dei competenti organismi in quanto permane“, nonostante le dimissioni dall’ordine rassegnate dal giornalista, “la responsabilità deontologica del direttore che firma il giornale“.

 

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