Niente rimpatri per i migranti che rischiano il carcere a causa del loro orientamento sessuale

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Fonti ed evidenze: Giornale, Fatto Quotidiano

Bagarre in Commissione Affari Costituzionali per una serie di emendamenti al testo unico sull’immigrazione ed al nuovo decreto sicurezza. In particolare, le Opposizioni contestano una norma che esclude la possibilità di rimpatriare cittadini omosessuali nei paesi in cui, per via del loro orientamento sessuale, rischino di essere sottoposti a violenze, carcerazione o pena di morte. 

Stop alle espulsioni o ai respingimenti degli stranieri verso Paesi d’origini in cui chi sbarca corra il rischio di essere “oggetto di persecuzione” anche per motivi di orientamento sessuale ed identità di genere. E’ questo il contenuto di un emendamento, presentato dalle deputate del Partito Democratico Laura Boldrini e Barbara Pollastrini, approvato nei giorni scorsi dalla Comissione Affari Costituzionali durante l’esame del testo unico sull’immigrazione.

Le due parlamentari democratiche definiscono l’introduzione di questo emendamento un atto dovuto, dal momento che in molti casi, facendo ritorno nel Paese d’origine, “gli omosessuali, le lesbiche e i transessuali rischiano di finire in carcere o di essere condannate alla pena di morte“. Ragione per cui, sulla base di ragioni umanitarie e di sicurezza dell’incolumità personale del migrante, la Maggioranza ha optato per l’introduzione di un emendamento che va ad aggiungere questa nuova fattispecie – quella cioè di chi rischi conseguenze per via del proprio orientamento sessuale – a quelle che già oggi impediscono il rimpatrio di migranti considerati “a rischio” per motivi  “di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali“.

L’approvazione dell’emendamento ha scatenato la reazione del Centrodestra, che attraverso il deputato della Lega Gianni Tonelli definisce la norma come pleonastica e ridondante. “Mi chiedo come una commissione di valutazione potrà verificare, visto che hanno specificato anche questo, se una persona ha o meno certi orientamenti sessuali”, prosegue il parlamentare leghista, che ritiene il provvedimento un tentativo di apporre “un bollino ideologico” all’intervento del Governo. L’obiettivo finale, secondo Tonelli, è quello di riportare l’Italia ad una condizione di “porti aperti“, così che “chiunque potrà rimanere in Italia per qualsiasi motivo“. Parole cui fa eco la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che invita provocatoriamente la Maggioranza ad approvare un emendamento che affermi chiaramente che “i confini italiani sono aboliti“. Anche Francesco Lollobrigida, che di FdI è il capogruppo alla Camera, accusa: “La Sinistra favorisce l’invasione di clandestini“.

In realtà, l’emendamento approvato dalla Commissione Affari Costituzionali va in direzione del recepimento di una sentenza – emessa nell’aprile 2019 dalla Cassazione  dopo il ricorso di un cittadino gay proveniente dalla Costa d’Avorio, Bakayoko Aboubakar – che stabilisce che – oltre ad assicurarsi che nei Paesi d’origine non siano in vigore leggi discriminatorie – sarà necessario, ai fini del rimpatrio, accertare che le forze di sicurezza abbiano messo in capo “effettivi controlli” ed “adeguata tutela” per garantire il rispetto dei diritti degli omosesssuali. Una sentenza che, tra l’altro, non apportava alcun elemento di novità rispetto all’impianto previsto dalle leggi internazionali sul diritto d’asilo.

Ma quello sulla tutela dei migranti omosessuali non è l’unico emendamento che ha scatenato le proteste da parte delle Opposizioni. Anche la proposta delle deputate 5 Stelle Elisa Tripodi ed Angela Salafia – in base alla quale il decreto Immigrazione viene modificato vincolando il respingimento o l’espulsione di un migrante a “ragioni di sicurezza nazionale, di ordine e sicurezza pubblica” nonché per motivazioni legate alla “protezione della salute“, come per altro stabilito dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Previsto, inoltre, nel contesto della conversione in legge del nuovo decreto sicurezza, anche un intervento che punta a ridurre i tempi delle procedure per le richieste di cittadinanza. Nel testo originale il limite temporale è fissato in tre anni – che rappresentano già una velocizzazione del processo rispetto ai precedenti decreti firmati da Matteo Salvini, che prevedevano un periodo massimo di quattro anni. Ora, però, un emendamento approvato in Commissione riduce ulteriormente i limiti, abbassandoli a 24 mesi con la possibilità di un ulteriore anno di proroga concessa in caso di necessità. L’obiettivo del Governo è di ridurre i tempi per l’esame delle richieste di cittadinanza, in modo da non ingolfare eccessivamente gli uffici preposti e nel tentativo di snellire tutto il processo di gestione.

Infine, a mandare su tutte le furie il Centrodestra ci ha pensato ancora una volta l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini, firmataria di un emendamento che permetterà ai migranti espulsi – che abbiano tuttavia già inoltrato nuove domande di asilo – di rimanere in Italia in attesa dell’esito. Un provvedimento giudicato come “vergognoso” dagli esponenti di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida ed Emanuele Prisco.

 

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