Giuseppe, l’uomo trovato nei bagni dell’ospedale Cardarelli è morto d’incuria, non di Covid

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Mattino

Aperta un’inchiesta per la morte di Giuseppe Cantalupo, 84enne che si è spento in un bagno dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. L’ipotesi di reato è per omicidio colposo.

medici 23 novembre 2020
Getty Images/STR/AFP

Una morte che fa realmente venire i brividi quella dell’84enne Giuseppe Cantalupo, ritrovato senza vita nei bagni dell‘Ospedale Cardarelli di Napoli. A fare la terribile scoperta, un uomo presente nei corridoi dell’ospedale – Rosario La Monica, un paziente che attendeva il suo turno nei corridoi della struttura – che ha ripreso con il cellulare l’uomo esanime sul pavimento. Proprio il suo telefono è stato sequestrato dalle Forze dell’Ordine che hanno aperto un’indagine per capire di chi sia la responsabilità per la fine di Giuseppe.  Le ipotesi di reato sono gravissime e vanno da abbandono di incapace ad omicidio colposo. Il Consigliere della IX Municipalità di Napoli Agostino Romano – prima persona a ricevere e visualizzare la prova mediatica di quanto accaduto – ringrazia l’autore del video perchè con il suo gesto avrebbe documentato una situazione di estremo abbandono che è ormai quotidiana nella struttura. E’ stato proprio il Consigliere a rendere di dominio pubblico le immagini per mostrare a tutta Italia – a sua detta – cosa accade negli ospedali campani: “Nel video non c’è traccia di un inserviente o di un infermiere. Sono degli eroi che si fanno in quattro per sopperire alle carenze della Sanità campana. Ma questa è la situazione che viviamo a Napoli”.

L’avvocato Antonio Zobel, legale della famiglia dell’anziano che ha trovato la morte nei bagni del Cardarelli, parla invece di gravissime responsabilità del personale medico che avrebbe trascurato le condizioni di salute molto serie di Giuseppe, giunto all’ospedale con i sintomi più gravi del Coronavirus: una polmonite bilaterale interstiziale, condizione clinica che necessita l’ossigenazione del paziente. L’autopsia ha escluso le complicazioni più frequenti che possono costare la vita ad un paziente di Covid anche con tutte le cure del caso: nessuna traccia di trombosi, insufficienza renale ne altre patologie simili. Per il legale, insomma, Giuseppe è stato deliberatamente abbandonato, forse per mancanza dei mezzi per assisterlo immediatamente: “Con un quadro clinico simile, Giuseppe avrebbe dovuto ricevere ventilazione non invasiva o anche invasiva con intubazione. Ma non è successo”- spiega il legale parlando di una grave omissione da parte dei medici.

Non si tratterebbe della prima volta in cui un paziente con il Covid muore in maniera analoga, purtroppo. Drammi che avvengono sullo sfondo di una pandemia che continua ad infettare ogni giorni migliaia di persone e che rende il lavoro del personale sanitario degno di un vero e proprio girone dantesco, con turni sempre più lunghi e mezzi ed assistenza sempre più scarsi. Il caso di Giuseppe Cantalupo non è l’unico avvenimento drammatico occorso il 12 novembre. Infatti, un’altra paziente di 45 anni sarebbe deceduta dopo aver contratto il Covid in reparto: si tratta di Giuseppina Liccardo, ricoverata per dolori al petto e deceduta in terapia intensiva dopo essersi ammalata. Quando era stata ammessa al Cardarelli, il tampone per il Covid aveva dato esito negativo. Anche su questo caso, indagano le Forze dell’Ordine mentre la famiglia della vittima – seguita dai legali Gennaro De Falco e Maria Laura Masi – chiede di sapere la verità: “Diteci come è morta” – l’appello dei familiari di Giuseppina. La Polizia sta indagando sui casi: per il momento, non è stato recapitato nessun avviso di garanzia, una decisione della Procura che – nelle intenzioni dei magistrati – dovrebbe spingere eventuali testimoni dei due tragici episodi a farsi avanti per chiarire le dinamiche del fatto e per dare una risposta alle famiglie delle vittime.

La visione del filmato è soggetto a limiti di età ed è sconsigliato ad un pubblico sensibile

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