Sistema sanitario monopolizzato dal Covid, il rischio per i malati di cancro è enorme

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Fonti ed evidenze: Huffington Post, Stampa

Il dibattito “L’oncologia prima e durante il Covid”, cui hanno preso parte numerosi esperti del settore, mette in evidenza le gravi conseguenze che la pandemia – e il conseguente sovraccarico delle strutture ospedaliere – produce sugli altri settori del sistema sanitario e lancia un segnale d’allarme: “Rischiamo una pandemia di cancro”.

Rischiamo pandemia di cancro, dicono gli oncologi
Giuseppe Conte e Roberto Speranza/Facebook

Una delle gravi conseguenze che la pandemia di coronavirus che sta investendo il mondo, e l’Italia, è legata all’altissimo livello di pressione cui vengono sottoposti i sistemi sanitari. Già a marzo, in occasione della prima ondata, la principale ragione alla base della decisione del Governo di imporre un lockdown totale e prolungato fu proprio la necessità di tutelare per quanto possibile la tenuta della rete ospedaliera italiana, che nei primi giorni di primavera rischiò un vero e proprio collasso. Una situazione che rischia di ripetersi oggi, a distanza di mesi, con la seconda ondata che ha riportato il Covid a mordere e a fare paura.

Ancora una volta, quasi la totalità delle strutture ospedaliere – e del loro personale – è costretta a dedicarsi alle emergenze legate alle condizioni di pazienti positivi al coronavirus, con la conseguente riconversione di interi reparti di ospedale e l’attribuzione di sempre più medici e infermieri alla cura dei casi più a rischio.

Una situazione estrema che porta con sé gravi conseguenze anche per quel che riguarda il livello di cure che possono essere garantite, in una fase come questa, a tutti gli altri pazienti: quelli che – non affetti da Covid – hanno bisogno di assistenza sanitaria, programmata o urgente. Perché, come è di tutta evidenza, le altre malattie non sono sparite con la comparsa del coronavirus. Anzi, il rischio, sottolineano gli oncologi italiani, è che in mancanza di cure adeguate, le altre patologie prendano campo e provochino drammatiche conseguenze. E sono già numerosi, purtroppo, i casi di malati oncologici che abbiano visto peggiorare le proprie condizioni proprio a causa dei rallentamenti nei percorsi terapeutici.

Un tema affrontato nel corso della prima sessione di lavoro del Cracking Cancer Forum 2020, incentrata sul tema “L’oncologia prima e durante il Covid“. Sono molte le visite e gli interventi di natura oncologica che, in conseguenza della condizione emergenziale affrontata da molte strutture, hanno subito ritardi e rinvii, anche al fine di scongiurare un ulteriore sovraccarico degli ospedali. Lo denuncia Oscar Bertetto, direttore del Dipartimento Rete Oncologica Piemonte-Valle d’Aosta: “Non è vero che stiamo garantendo i percorsi oncologici“. Al contrario, spiega l’oncologo, “c’è una estrema carenza di servizi diagnostici“, derivante dal fatto che l’invio di pazienti sia sospeso in molte strutture, visto che non ovunque è possibile realizzare percorsi diversi per separare i pazienti affetti da Covid dagli altri. La necessità, quindi, in una fase come questa è di mettere a disposizione del personale oncologico “spazi Covid free al di fuori degli ospedali“, ha spiegato Bertetto.

Una posizione condivisa da gran parte dei suoi colleghi, che in giro per l’Italia hanno riscontrato difficoltà analoghe. Pierfranco Conte, ordinario di Oncologia Medica dell’Università degli Studi di Padova e coordinatore della Rete oncologica del Veneto, sottolinea che i tumori, purtroppo, continueranno ad esistere anche dopo il Covid e accusa: “Nonostante decreti e documenti non è vero che l’oncologia viene preservata“. Questo perché i reparti oncologici, un po’ ovunque si appoggiano al supporto dei reparti di radiologia, endoscopia e a tutta una serie di altri servizi che, in questa fase, sono fortemente penalizzati dalla priorità assoluta garantita ai casi di Covid. Conte muove poi forti critiche nei confronti dell’approccio italiano alla pandemia. Quel “modello Italia” che viene proposto da più parti come di eccellenza sarebbe in realtà, secondo l’oncologo, pieno di criticità e falle: “Il nostro Paese ha la stessa mortalità del Messico, quattro volte quella della Germania, il doppio di Francia e Inghilterra“, dice. Una delle cause, inevitabilmente, è legata al costante e progressivo depotenziamento del sistema sanitario, sottolineato dallo stesso Conte: basti pensare che nel nostro paese il rapporto tra posti letto e abitanti è inferiore del 60% rispetto a quello della Germania e del 50% se paragonato alla Francia. “Per anni il sistema sanitario è stato scheletrizzato, al di là dei colori politici dei governi“, attacca l’oncologo.

Nel corso del dibattito, gli esperti mettono in guardia rispetto a gravi rischi cui potremmo andare incontro senza un deciso cambio di rotta. Su tutti, quella che viene definita come una vera e propria “pandemia di cancro“, che potrebbe investire l’Italia prossimamente. A sostenerlo – provocatoriamente – è Attilio Bianchi, direttore generale dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli, che cita dati che non lasciano spazio alle interpretazioni: “Ogni anno i tumori fanno da 13 a 15 milioni di vittime“, spiega. Numeri che sarebbero ogni giorno sui giornali, se derivassero da una guerra e invece, sottolinea amaramente Bianchi, passano oggi quasi inosservati.

La necessità, urgente, è che si intervenga con investimenti importanti che mettano l’intero sistema nelle condizioni di reagire all’emergenza in corso. Il sistema pubblico, ignorato dai Governo per decenni, è stato poi delegato alla gestione delle amministrazioni regionali. In alcuni casi facendo scaturire “un sistema misto con lo sporco al pubblico e il pulito al privato“, spiega Sandro Pignata, responsabile scientifico della Rete Oncologica Campana, mentre in altri, le regioni “sono state sottoposte a decenni di commissariamento e piani di rientro che hanno scheletrizzato il sistema“. Pignata cita poi il caso della sua regione, la Campania, dove il blocco del turn over di medici e infermieri, portato avanti per 10 anni, rende praticamente impossibile una reazione all’altezza dell’emergenza da parte del sistema sanitario. “Faccio un appello apolitico“, conclude: “Bisogna investire perchè siamo bloccati, non si fanno le battaglie senza investimenti“.

Soltanto Gianni Amunni, direttore generale dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispro), cerca di sottolineare i pochi – purtroppo marginali – aspetti positivi della complicata situazione che stiamo vivendo. La condizione di emergenza, secondo l’oncologo, porta con sé anche importanti insegnamenti e sviluppa la capacità di adattamento a condizioni impreviste: “ci sono state esperienze di delocalizzazione di alcune funzioni” che, a suo giudizio, possono rappresentare un’ottima occasione per proporre un importante cambiamento nel paradigma dell’assistenza oncologica, una volta che la situazione sarà tornata alla normalità. Secondo Amunni, tuttavia, sono innegabili i danni per la salute rappresentati dai rallentamenti nelle cure oncologiche: dalla sospensione degli screening – che ha sostanzialmente fermato l’anticipazione diagnostica, una delle più forti azioni di contrasto ai tumori – sono derivate, secondo il direttore generali di Ispro, conseguenze gravi che dovranno a tutti i costi essere scongiurate in futuro. “Le risorse ci saranno, il rischio è che ancora una volta non le sappiamo spendere“, prosegue Amunni, secondo cui è fondamentale una revisione anche delle modalità di finanziamento al settore oncologico: “è impensabile che la patologia che è la seconda causa di morte in Italia possa avere un finanziamento così limitato“.

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