Lisa, 12 ore di urla strazianti prima di morire. Il papà: “Non meritiamo il tuo perdono”

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Fanpage

Lisa Eichberg è morta martedì scorso presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove era stata ricoverata e sottoposta una trapianto di midollo, rivelatosi poi proveniente da un donatore di pessima qualità. Ora i genitori della ragazza, in un lungo post Facebook, accusano il personale dell’ospedale e descrivono gli ultimi, strazianti, giorni di Lisa.

Lisa Eichberg muore a 18 anni tra dolori atroci
Lisa Eichberg/Facebook

Lisa Eichberg è morta martedì scorso, a causa di un’infezione dovuta ad un trapianto di midollo effettuato presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Aveva appena 18 anni e secondo Maurizio Federico – padre adottivo della ragazza – e della mamma Margherita Eichberg, si tratta di una tragedia che si sarebbe potuto, e dovuto, evitare. E’ un vero e proprio atto d’accusa quello che Federico, biologo e responsabile del Centro per la Salute Globale presso l’Istituto superiore di sanità, fa nei confronti dei medici che hanno seguito la ragazza nelle ultime settimane. Un’accusa in cui cita nomi e cognomi, primo tra tutti Franco Locatelli, direttore del dipartimento di onco-ematologia e terapia cellulare e genica all’ospedale pediatrico Bambino Gesù e professore ordinario di pediatria a La Sapienza.

I genitori della ragazza – la mamma è soprintendente per l’area metropolitana di Roma, Viterbo e l’Etruria meridionale – hanno deciso di raccontare passo dopo passo l’agonia della figlia in un lungo e dettagliato post pubblicato su Facebook,  senza risparmiare pesanti accuse al personale medico dell’Ospedale. Non inoltreranno denuncia, spiegano, nonostante abbiano “forze e mezzi” per affrontare una lunga e straziante battaglia legale. Parte del racconto pubblicato dal papà di Lisa, si legge, “è frutto di colloqui a quattr’occhi con personaggi che, in mancanza di testimoni, potranno facilmente smentire le mie versioni dei fatti“, scrive Federico.

Ciao Lisa, non credo che meritiamo il tuo perdono“, scrive il papà nel post, che fa seguito all’annuncio della morte della ragazza, dato sempre via social, martedì, da Margherita. A qualche giorno di distanza è il marito a prendere la parola, per entrare nel merito della vicenda e raccontare al mondo la loro verità: quella di due genitori straziati dal dolore di una perdita ingiusta e, probabilmente, evitabile.

Lisa, denuncia Federico, sarebbe stata sottoposta a cure non adeguate e il personale del Bambin Gesù, avrebbe reagito in maniera incurante e sbrigativa alle obiezioni ed alle richieste di chiarimenti avanzate dai familiari della ragazza. Il post cerca di ricostruire la vicenda a partire dalla comparsa di alcuni strani ematomi sul corpo di Lisa, i primi veri sintomi da lei accusati. Non conoscendone le cause, la famiglia decide di ricoverare la ragazza in una struttura considerata d’eccellenza, siamo a giugno 2020. I primi approcci terapeutici, spiega ancora il papà di Lisa nel suo post, falliscono. La cura a base di gammaglobuline, che dovrebbe contrastare “una possibile porpora trombocitopenica idiopatica” non produce effetti. Si procede, quindi ad un doppio prelievo di midollo, che evidenzia una “citopenia refrattaria dell’infanzia-adolescenza“.

Una malattia certamente grave ma che può essere trattata, spiegano i medici, che escludono immediatamente le altre ipotesi e optano per un trapianto di midollo osseo. Lisa, quindi, rimane ricoverata e sottoposta settimanalmente a trasfusione di piastrine. Le cose vanno avanti così fino ad inizio agosto, spiega ancora Federico, quando “invece del preannunciato intervento per l’applicazione del catetere venoso centrale, le vengono somministrate dosi di G-CSF, il fattore di crescita per i granulociti“. Un approccio che  sembra dare buoni risultati, tanto che la ragazza rimane ricoverata in Day Hospital e il padre, ora avanza sospetti sul fatto che Lisa dovesse essere sottoposta prima a questa terapia.

E’ ad agosto inoltrato che l’ospedale annuncia alla famiglia il programma predisposto per procedere al trapianto di midollo. Ed è a questo punto che le cose iniziano a complicarsi. Il trapianto è previsto per la metà di ottobre – il 16 – e la donatrice, una donna tedesca di 45 anni, appare perfettamente compatibile. All’indomani dell’operazione, però, il padre di Lisa scopre che la donazione effettuata è di pessima qualità. Così il personale medico decide di procedere ad un trattamento preventivo finalizzato a ridurre i rischi derivanti dalla scarsa qualità del donatore, legata anche al fatto che il gruppo sanguigno della donna non sia coincidente con quello di Lisa. Che intanto inizia a soffrire, ad accusare dolori atroci.

Federico racconta come lui e la moglie Margherita osservassero pieni di speranza quella sacca piena di materiale scuro – oltre un litro – che nonostante l’aspetto sinistro rappresentava per loro la via d’uscita dall’incubo che stavano vivendo ormai da mesi. E invece, scrive ancora nel suo post il padre della ragazza, “Neanche immaginavamo che l’incubo sarebbe cominciato proprio da quella sacca“.

Lisa eichberg muore a 18 anni
La sacca per l’infusione di precursori ematopoietici/Facebook

Questo perché, scopriranno solo in seguito genitori di Lisa, i medici non hanno previsto  alcun piano B. Nessuna alternativa da attuare qualora, come purtroppo accadrà, l’infusione di precursori ematopoietici non producesse gli effetti sperati. Dalle 4 ore previste, l’infusione si prolunga per 12 ore. Mezza giornata in cui Lisa soffre terribilmente: “urla di dolore potentissime“, scrive Federico. “I dolori atroci di Lisa continueranno fino alla sua morte, ed io Lisa praticamente non la rivedrò più“.

E’ proprio a partire da questo momento che, nella ricostruzione del papà della ragazza, inizia a intravedersi, minacciosa, la possibilità che si verifichi ciò che, nel giro di qualche giorno, ucciderà Lisa: un’infezione batterica. Il nome scientifico è “Pseudomonas aeruginosa“, un tipo di infezione che, se contemporaneo a condizioni di “immunosoppressione totale accompagnata da mucosite” può con grande facilità trasferirsi anche in altri tessuti. Una circostanza che crea danni irreversibili e che porta, progressivamente, alla distruzione dell’organismo del paziente. Un processo però che può essere fermato, se si interviene in tempo con la somministrazione degli antibiotici capaci di interromperlo. Ma Lisa quegli antibiotici “li riceverà troppo tardi“, scrive Federico.

Dal 26 di ottobre, racconta ancora il papà della ragazza, i dolori e le sofferenze aumentano quotidianamente. Invece di tentare una cura a base di antibiotici “super-specifici“, spiega ancora Federico, si è optato per la somministrazione di antibiotici convenzionali, sostituiti in corso d’opera senza ottenere alcun miglioramento effettivo. La situazione precipita il 30 ottobre, quando i polmoni di Lisa vengono definiti “compromessi“, e si procede quindi al suo trasferimento nel reparto di terapia intensiva. Ma l’infezione, si legge nel racconto pubblicato su Facebook, è ormai in stato troppo avanzato: “Il killer aveva già messo a segno i suoi colpi mortali, e in pratica non c’era già più nulla da fare“, scrive Federico.

La ragazza viene sottoposta ad altri interventi, che devono stabilizzare il cuore, e viene intubata, mentre amici e parenti si offrono per donare granulociti necessari per quella che Federico definisce, tragicamente, “l’estrema infusione“. Lisa non si risveglierà più. Quel che rimane ai parenti e agli amici della ragazza, oltre al dolore, sono molte domande che sono, ad oggi, ancora prive di una risposta: il papà di Lisa si chiede come mani non siano stati tentati approcci terapeutici meno invasivi e come sia possibile che, di fronte alla possibilità che la donazione di midollo non fosse adeguata, non sia stato predisposto alcun piano alternativo. Infine, Federico si chiede “Perché non si è proceduto in via preventiva a contrastare l’azione del batterio killer Pseudomonas“, attraverso la somministrazione degli antibiotici specifici e l’infusione di granulociti. Domande affidate ad un post Facebook, insieme alla sua rabbia e al suo dolore. Anche se nessuno, purtroppo, potrà restituire ai genitori il sorriso di Lisa.

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dal canto suo, si difende garantendo di aver applicato tutti i protocolli previsti per la trattazione di patologie come quella che ha colpito Lisa. In una nota, la struttura pediatrica esprime rispetto e compassione per il dolore di una famiglia toccata da una tragedia indicibile, pur assicurando di aver fatto tutto il possibile per salvare la vita della ragazza. “A volte, drammaticamente, le malattie hanno la meglio su ogni tentativo di intervento. La medicina, purtroppo, anche la più avanzata, non è infallibile“, si legge infine nella nota diramata dall’ospedale.

 

 

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