Paziente morto nel bagno dell’ospedale, il premier Conte promette il pugno duro: “Lo Stato siamo noi”

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Fonti ed evidenze: AdnKronos, Repubblica

Sembrano ormai vicini al collasso gli ospedali della Campania, dove gli ispettori inviati dal Ministro della Salute Roberto Speranza hanno rilevato una serie di problemi e di criticità nella gestione dell’emergenza Covid. Sulla questione è intervenuto anche il Premier Conte, garantendo un immediato intervento del Governo.

Campania, ospedali al collasso
Vincenzo De Luca/Facebook

Sono destinate a dilagare le polemiche sull’inserimento della Campania nella zona gialla, all’indomani della pubblicazione di alcune foto che mostrano il personale medico costretto a portare in strada, di fronte al pronto soccorso, le attrezzature per garantire l’ossigeno ai pazienti, in modo da poterlo somministrare direttamente dalla loro auto. Immagini che raccontano di una situazione ospedaliera allo stremo, al collasso, in forte contrapposizione alle parole del Governatore Vincenzo De Luca, secondo cui la situazione sanitaria campana sarebbe perfettamente sotto controllo.

Le foto, arrivate fino a Palazzo Chigi, hanno imposto che lo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte prendesse la parola sul tema: “Siamo lo Stato, sulle criticità di Napoli occorre dare un segnale. Bisogna alleggerire la pressione sugli ospedali“, ha affermato il Premier, aprendo alla possibilità di inviare nel capoluogo campano personale dell’esercito e della protezione civile al fine di collaborare nella gestione degli ospedali maggiormente in difficoltà.

A dare la certezza delle gravi condizioni del sistema campano sono i report degli ispettori inviati dal Ministro della Salute Roberto Speranza in quattro ospedali di Napoli. Gli ispettori, che hanno effettuato controlli presso il Cardarelli, il Monaldi, il Cotugno e l’Ospedale del Mare – sempre con l’ausilio dei carabinieri del Nas – hanno rilevato gravi criticità soprattutto per quel che riguarda le aree di pronto soccorso e i reparti riservati ai pazienti affetti da Covid.

A dare il segno della gravità della situazione, il ritrovamento di un paziente privo di vita all’interno dei bagni del pronto soccorso. L’uomo, ricoverato nell’Area Sospetti dell’ospedale Cardarelli, era già in terapia per una probabile infezione da coronavirus ed è stato ritrovato dal personale della struttura, preoccupato dalla eccessiva permanenza del paziente in bagno. Le cause della morte dovranno ora essere accertate dalla direzione sanitaria, che ha avviato un’indagine interna. Ma il video che ritrae il corpo ormai esanime dell’uomo, circolato sulle chat del personale ospedaliero, arriverà con ogni probabilità anche in Procura.

A questo punto, sarà ancor più complicato per De Luca insistere sulla capacità di gestione dell’emergenza da parte del sistema sanitario campano. Ancora un paio di giorni fa il Governatore garantiva che “Sulla Campania non c’è più nulla da decidere, resteremo in zona gialla“. Affermazioni tra l’altro in contrasto con quanto dichiarato, nelle settimane precedenti dallo stesso De Luca, che dopo aver imposto – e poi immediatamente revocato – un lockdown regionale, aveva più volte invitato il Governo ad intervenire con una chiusura generalizzata di tutto il territorio italiano.

Intanto, al di là delle possibili ripercussioni che la regione potrebbe subire in termini di restrizioni, all’interno del Governo si lavora per cercare soluzioni rapide ed efficaci al problema. Una fonte dell’Esecutivo, ieri, assicurava che “Il governo non rimane con le mani in mano“, ipotizzando anche l’apertura di nuovi Covid Hotel nel capoluogo campano. Su quest’ultima possibilità ci sarebbe già stato un confronto tra Conte ed il capo della protezione civile Angelo Borrelli.

Napoli, ospedali al collasso
Code fuori dagli ospedali di Napoli/Facebook

Quel che è certo è che sia indispensabile intervenire in tempi brevi. E non soltanto in Campania, se è vero che sono molte ormai le strutture vicine al collasso in tutta Italia. Le cause delle gravi condizioni di difficoltà del sistema sanitario – sottolineate in una lettera aperta inviata dalle Società scientifiche degli internisti (Fadoi e Simi), dei Geriatri (Sigg e Sigot) e dall’Associazione degli infermieri di medicina interna (Animo) – sono principalmente due: “carenza di personale sanitario e mancanza dei posti letto, a fronte dell’abnorme afflusso di malati per la rapida e vertiginosa diffusione dell’infezione virale“.

Nel testo, le società segnalano che – nonostante il logico monitoraggio sullo stato di saturazione delle terapie intensive – il problema riguarda anche altri reparti. “In tante regioni“, si legge nella lettera, “ i tassi di occupazione dei reparti di Area medica sono ormai superiori al 100%“. Anche perché, è sempre bene ricordarlo, tutte le altre patologie non sono scomparse e i pazienti vanno inevitabilmente ad aggiungersi ai malati di Covid. Questo eccessivo affollamento sta inoltre causando una contrazione delle possibilità di accesso agli ospedali per tutti i pazienti non affetti da coronavirus. Una vera emergenza nell’emergenza che potrebbe presto portare alla tragica conseguenza di non riuscire a garantire cure adeguate “a tutti i malati cronici e ai malati acuti non Covid, oltre a ulteriori criticità e ritardi nel campo della prevenzione“.

Nel testo, gli specialisti di Area Medica sottolineano che, nonostante le loro mansioni di altro genere, si occupano direttamente di oltre il 70% dei malati Covid, segno della condizione emergenziale diffusa in gran parte degli ospedali nazionali. E’ per questo che, nel finale della loro lettera, invitano tutta la popolazione a non sottovalutare la gravità dell’emergenza in corso e, rivolgendosi al sistema dell’informazione, lanciano un appello: l’analisi dei dati cui quotidianamente assistiamo, secondo gli specialisti di Area Medica, “indirizza l’opinione pubblica verso fallaci rassicurazioni, portando a sottostimare il reale grado di saturazione dei posti letto che va ben oltre il 30 o 40% che viene usualmente comunicato“.

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