25.271 nuovi casi e 356 morti , il primario del Sacco: “In due settimane più ricoverati che a marzo e aprile”

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Corriere della Sera

Lombardia sempre più in ginocchio ma Milano continua a non volersi fermare con le sue strade sempre piene di persone che passeggiano. Sulla situaione allarmante interviene la dottoressa Anna Maria Brambilla, primaria dell’ospedale Sacco.

Coronavirus_Brambilla 09.11.2020 Leggilo.org
Getty Images/Michele Lapini

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – salgono di 25.271 unità e portano il totale a 960.373. Nelle ultime ventiquattro ore 356 morti che portano il numero complessivo delle vittime a 41.750. Da ieri sono stati eseguiti 147.725 tamponi.

I casi attualmente positivi sono 573.334 , +14.698 rispetto a ieri. I dimessi e i guariti salgono a 345.289 registrando un incremento di 10.215 unità. I ricoverati sono 27.636, +1196 mentre nelle terapie intensive 2849 assistiti, +100 rispetto a ieri.

Covid: “Siamo in guerra”, dice il primario del Sacco

La curva epidemiologica del Covid continua a preoccupare gli esperti che chiedono, quasi imploranti, al Premier Giuseppe Conte di prendere la decisione più coraggiosa che in questo momento si possa prendere: decidere per un secondo lockdown nazionale. Lo chiede Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici italiani il quale prospetta altri 10.000 morti entro un mese se non si fermerà tutta l’Italia. ma lo chiede anche la dottoressa Anna Maria Brambilla, primario dell’ospedale Sacco di Milano, attuale epicentro del virus. La dottoressa – intervistata dal Corriere della Sera – ha ammesso disperata: “Siamo inondati. È precipitato tutto il 12 ottobre, ricordo anche il giorno: era un lunedì. Quel 12 ottobre, di colpo, siamo stati presi d’assalto da un centinaio di ambulanze, più uomini e donne con sintomi che si presentavano da soli. Da allora è stata una maxi emergenza quotidiana: nel giro di due settimane, abbiamo ricoverato più polmoniti da Covid che in tutto marzo e aprile”.

Milano brucia ma non vuole fermarsi

Brambilla spiega che rispetto alla prima ondata il virus ora sia molto più presente tra le persone seppur, nella maggior parte dei casi, in forma sintomatica o con sintomi lievi. Però non mancano neppure i pazienti che, da situazioni apparentemente tranquille, precipitano nel giro di pochissimo e devono essere ricoverati. Infatti il primario spiega che al Sacco, dei 400 posti letto destinati ai pazienti Covid, 300 sono già presi. Ma nonostante ciò – a suo dire – Milano continua a non rendersi conto della gravità della situazione in cui versa. E i medici e gli infermieri – ritenuti “eroi” durante la prima ondata – ora sono visti come dei “nemici“, responsabili forse di fomentare le paure inutilmente. Al punto che il murale fuori dall’ospedale Sacco, dedicato questa primavera ai medici, è stato imbrattato. E sul web hanno iniziato a circolare voci su ambulanze che girerebbero a vuoto con le sirene accesse solo per diffondere allarmismo e indurre la gente a stare chiusa in casa. Oppure video in cui si mostrano reparti di ospedali e pronto soccorso vuoti quando, invece, sono sovraffollati con persone costrette ad aspettare anche ore prima di poter essere ricoverate. “Recentemente ho visto un filmato dove facevano vedere questo ospedale con i corridoi e le stanze vuote. Era un falso clamoroso. Ma come? Abbiamo la coda delle ambulanze, pazienti sui lettini che aspettano una sistemazione, altri già con il casco di ventilazione ma ancora nei corridoi. Ecco, mi sono venute le lacrime perché l’ho vissuta come una mancanza disumana di rispetto verso chi è colpito da una malattia tremenda”.

La Lombardia – a marzo come ora – è la Regione in testa e per numero di contagi e per numero di morti. Eppure la zona rossa non viene accettata di buon grado, non viene percepita come una misura necessaria. Infatti – secondo la dottoressa Brambilla – ci sono ancora troppe persone in giro che passeggiano come nulla fosse, vanno al lavoro, affollano i parchi cittadini durante i week end. E se il professor Walter Ricciardi si limita a chiedere un prolungamento delle attuali misure previste dal Dpcm di novembre, per  Brambilla l’unica salvezza è la chiusura totale, misura che, secondo lei, ci ha salvato sei mesi fa e queste chiusure parziali non sono sufficienti. “Forse potremmo esserne fuori verso marzo o aprile. Ma soltanto se faremo le cose giuste e diremo le verità che vanno dette. Lavoro in un pronto soccorso dove ci sono stati dieci morti negli ultimi venti giorni. Temo che le misure di contenimento che sono state appena varate non basteranno a fermare il male”. Un male che, da medico credente in Dio, la dottoressa Brambilla vede come qualcosa di diabolico, un’aggressione al bene della vita perché non solo ti colpisce ma ti costringe anche ad affrontare tutto da solo, in isolamento, pure la morte. E di una cosa la dottoressa è certe: questo virus – tra negazionisti e complottisti di vario tipo – “sbriciola le difese umanitarie” e nulla tornerà più come prima, neppure quando lo avremo sconfitto.

 

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