Rinunciare alle chiusure dei negozi per Nicola Fratoianni significa svendere il diritto alla salute

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Fonti ed evidenze: Fatto Quotidiano, Stampa, TPI, Facebook Nicola Fratoianni

Nicola Fratoianni, portavoce nazionale di Sinistra Italia, replica al deputato leghista Claudio Borghi: “Ha espresso ciò che pensa la Lega e buona parte della Destra italiana: il contrario di ciò che pensarono i Costituenti”  

 

Se il diritto al lavoro nega quello alla salute, allora non si tratta più di diritto al lavoro, ma di diritto al profitto. Sono state le parole di Nicola Fratoianni, portavoce nazionale di Sinistra Italia, in replica al deputato leghista Claudio Borghi. Il deputato della Lega, in una critica feroce all’intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Parlamento ieri, aveva obiettato la precedenza alla salute rispetto al lavoro. “Lei ha detto che il diritto alla salute è preliminare su tutti gli altri diritti costituzionali?” ha chiesto Borghi provocatoriamente. “Ma come si permette di fare una scaletta dei valori costituzionali?, ha proseguito il deputato, sostenendo che i diritti costituzionali sono importanti tutti alla stessa maniera e che se i numeri dovessero contare qualcosa, “il diritto alla salute è al numero 32, il diritto al lavoro è invece è al quarto“.

Il deputato della Lega, vicino al segretario Matteo Salvini ed ex presidente della Commissione Bilancio, ha voluto così esprimere il suo dissenso rispetto alle misure annunciate dal premier nelle sue comunicazioni urgenti al Parlamento sulle nuove strette in arrivo per contenere l’impennata dei contagi che si vede nelle ultime settimane. Durante l’intervento di Borghi, durato circa cinque minuti, il vicesegretario del PD Andrea Orlando ha twittato: “Invito i commentatori che si interrogano sul perché sino a qui non ci sia stata collaborazione tra Maggioranza e Opposizione ad acquisire l’intervento fatto alla Camera dall’on. Borghi a nome della Lega”. Orlando ha voluto così richiamare l’attenzione sull’apertura fatta da Conte ai partiti di opposizioni, per creare un tavolo di lavoro comune sulle misure da adottare. Invito che è stato rispedito al mittente da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Anche se dall’Opposizione sono arrivati segni di disgelo dopo la richiesta di collaborazione partita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Sulle parole di Borghi il rappresentante di Sinistra Italiana è comunque stato netto, e sul suo profilo Facebook ha pubblicato un post criticando l’opposizione: “Oggi alla Camera l’on. Borghi ha espresso ciò che pensa la Lega e buona parte della destra Italiana: il contrario di ciò che pensarono i Costituenti”. È l’accusa di Fratoianni, che prosegue: “Diritto al lavoro significa dignità, democrazia ed eguaglianza, in un equilibrio indissolubile col diritto alla salute”. Fratoianni poi punta il dito contro la Lega, quando afferma che “loro sono quelli che in nome del profitto hanno messo sul mercato la sanità e la salute, ogni volta che hanno potuto”, in un chiaro riferimento alla Regione Lombardia, che continua a mantenere l’infelice primato per numero di contagi e morti in tutta Italia.

Confesercenti Roma: a rischio 20 mila posti di lavoro

Tuttavia, se l’emergenza sanitaria nel Lazio non è paragonabile a quella della regione settentrionale per gravità della situazione, le condizioni di vita nella Capitale potrebbero precipitare se il Governo non approverà misure adeguate ad affrontare le conseguenze economiche della stretta prevista, specie per alcuni settori. E’ quanto sostiene Claudio Pica, presidente della Federazione Italiana Esercenti Pubblici e Turistici, Fiepet Confesercenti di Roma, che denuncia: “Il nuovo Dpcm ci ha condannati a morte: non colpisce solo bar e ristoranti, ma tutta la filiera agroalimentare, soprattutto a Roma“. Pica vede un orizzonte nero, con “perdite da capogiro”, e in cui tante attività arriverranno a un “punto di non ritorno”. La chiusura andrebbe poi a colpire non solo il settore dei ristoranti e bar, ma l’intera filiera dell’agroalimentare, i coltivatori, i lavoratori del settore della logistica e della distribuzione di Roma e provincia. Secondo le stime attuali, si parla di una perdita di oltre 800 milioni di fatturato, con possibilità di gravi ricadute in termini occupazionali. “Se la situazione attuale rimanesse invariata, prosegue Pica, entro la fine dell’anno solo su Roma e provincia chiuderebbero 5mila aziende. Minimo 20mila dipendenti rischierebbero di rimanere senza un lavoro“.

 

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