Attesa di 4 mesi. La professoressa malata di cancro si è fatta operare a proprie spese

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Messaggero

La professoressa Marina Gazzini costretta a pagare di sua tasca l’operazione per sopravvivere alla seconda neoplasia che l’ha colpita. Negli ospedali pubblici è stato tutto bloccato per il Covid.

Troppi screening e cure sono rinviati per terapie che, come i tumori, non consentono pause e sospensioni. Ma le altre patologie non sono andate in lockdown“- così si è pronunciato qualche giorno fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  durante la cerimonia di celebrazione de “I Giorni della Ricerca”. Il Presidente ha voluto ricordarci che, per quanto la lotta al Covid ora sia una priorità, tuttavia le altre patologie continuano a fare vittime. A causa del rinvio degli esami di screening, in questi mesi, in Europa i morti per cancro al colon sono aumentati del 12% circa. Forse, se la neoplasia fosse stata scoperta in tempo, almeno alcuni si sarebbero potuti salvare.

E a raccontare cosa significa essere malati di cancro nell’era del Coronavirus è Marina Gazzini, 55 anni, professoressa di Storia Medievale all’Università Statale di Milano e testimonial dell’Airc – Associazione italiana per la ricerca contro il cacro. La donna – intervistata dalla Repubblica – narra con la forza di chi non si arrende mai, com’è stato affrontare il cancro – il secondo – da sola e a proprie spese. nel senso letterale del termine. Già perché quando le è stato diagnosticata la seconda neoplasia – a distanza di cinque anni dal primo tumore e del tutto indipendente da esso – era l’8 marzo. L’Italia era in piena emergenza Covid e si apprestava al suo primo lockdown e l’ospedale pubblico che la stava seguendo aveva chiuso le sale operatorie. Era impossibile sia essere sottoposti ad interventi di rimozione sia alle cure chemioterapiche. I medici hanno detto a Marina che se ne sarebbe riparlato non prima di giugno. “Nell’ospedale pubblico le sale operatorie sono state immediatamente chiuse. Impossibile eseguire interventi. Idem per la chemio e tutto il resto. Mi hanno detto  che se ne sarebbe riparlato a giugno ma conosco i tempi di attesa e ho pensato che non avrei potuto aspettare”. Già, perché un cancro non aspetta, non conosce il lockdown il cancro – come ha puntualizzato Mattarella. E allora la professoressa si è vista costretta a rivolgersi ad una clinica privata e pagare tutto di tasca propria. Cosa che ha potuto fare in quanto aveva un’assicurazione. Ma cosa sarebbe successo se l’assicurazione non ci fosse stata? Cosa sarebbe accaduto se invece di una professoressa con uno stipendio nella media ci fosse stata una persona meno abbiente?

Ora Marina Gazzini sta bene, racconta di aver ripreso le cure e i controlli nell’ospedale pubblico dove vengono rispettate rigorosamente tutte le misure di sicurezza per evitare possibili contagi di Covid. Tuttavia è  triste – e psicologicamente pesante – dover fare tutto da sola, non poter essere accompagnati. Anche l’intervento ha dovuto affrontarlo in solitudine: “C’è il disagio di non poter essere accompagnati. L’intervento, essendo da sola, è stato un momento di grande tristezza. Anche se poi si stringono legami di solidarietà con gli altri”. La donna ha voluto dare un messaggio di speranza a chi scopre di avere un cancro in questo periodo che, certo non è il migliore a causa della “monopolizzazione” degli ospedali dove la priorità sono i pazienti Covid. ma grazie alla ricerca, anche in un momento come questo, guarire si può.

 

 

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