L’uomo cha ha rubato i resti di Elena Aubry non si è fermato a questo

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Fonti ed evidenze: Messaggero, TGCom24

Giunge al termine la vicenda dei resti di Elena Aubry: a sottrarre le sue ceneri è stato un uomo romano, malato di necrofilia e già protagonista di episodi simili.

Cimitero Verano GETTY 26 ottobre 2020

Una rivelazione che fa annodare lo stomaco quella di un romano 48enne, rintracciato dalla Polizia ed accusato di aver trafugato le ceneri della giovane Elena Aubry, deceduta in un incidente motociclistico il 6 maggio 2018 a soli 26 anni. Infatti, le forze dell’ordine hanno scoperto tramite accurate indagini che l’uomo avrebbe violato in innumerevoli occasioni le tombe di vari cimiteri della Capitale, sottraendo effetti personali appartenenti alle vittime. Foto, cornici, fiori, oggetti lasciati dai familiari sulle lapidi ed in questo caso perfino l’urna cineraria di una ragazza scomparsa da due anni, questi gli oggetti che il feticista sottraeva, profanando i luoghi sacri: “La cosa che preferivo rubare erano le foto delle ragazze più belle. Le tenevo in casa, accuratamente incorniciate, per me era come un culto“, ha dichiarato il 48enne durante l’interrogatorio.

Le ceneri di Elena Aubry erano sparite il 5 maggio 2020 dalla sua tomba presso il Cimitero Monumentale del Verano, uno dei più grandi di Roma, facendo sprofondare in un tremendo sconforto la madre della ragazza che aveva lanciato un disperato appello affinchè il ladro delle sue ceneri restituisse i resti della giovane al suo luogo di riposo eterno: “Mi hanno tolto anche l’unico posto dove posso ricordare mia figlia”, aveva detto la donna.

Il ladro delle ceneri di Elena non è malato di mente

Un feticismo per la morte comunemente noto come “necrofilia” nel campo della psichiatria quello del ladro delle ceneri di Elena Aubry che si è difeso affermando di avere a che fare con degli impulsi incontrollabili: “Non riuscivo a smetterla, era più forte di me. Volevo saccheggiare continuamente delle tombe”, continua il suo racconto dell’orrore l’uomo che agiva in modo metodico, annotando in un diario tutti i suoi furti, corredati con l’identità della defunta, la data di nascita e di morte della stessa e la data del crimine. Un elenco che è tornato molto utile alla Polizia per ricostruire altri casi in cui l’uomo avrebbe agito in questo modo: stando agli investigatori, sono almeno 375 le tombe profanate dal malvivente che teneva in casa sua nella zona di Casal Boccone in bella vista tutti i suoi “trofei”: “Nascondevo alcune foto per non farle vedere troppo. Per non farmi notare, fingevo di andare a dare da mangiare ai gatti intorno alle tombe scegliendo orari meno affollati”, specifica il reo confesso.

Nonostante il tentativo di scagionarsi del responsabile di questi atti, gli psichiatri escludono tassativamente – dopo aver effettuato una prima perizia – che il 48enne possa soffrire di disturbi psichiatrici gravi: “Non c’è alcuna malattia mentale dietro i furti. L’uomo era in grado di intendere e di volere”, dicono i medici. Se questa analisi fosse confermata, il criminale si troverebbe a fare i conti con accuse come vilipendio di sepolcro e occultamento di cadavere. Un epilogo macabro che nessuno avrebbe mai potuto sospettare per una storia tragica come quella di Elena che è morta in giovane età, a detta di alcuni, a causa delle pessime condizioni della Via Ostiense che percorreva in moto. Perlomeno, adesso i cari della ragazza riavranno i resti della 26enne dopo aver trascorso mesi infernali senza sapere chi avesse profanato la sua tomba.

 

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