La mortalità del Covid è 0,5% dice John Ioannidis della Standford University

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Fonti ed evidenze: Sole24Ore, Daily Mail, Corriere della Sera

Secondo John Ioannidis della Standford University l’attuale tasso di mortalità del Covid si aggira intorno allo 0,05% negli under 70.

Sta facendo discutere – e sollevando manifestazioni di protesta – l’ultimo Dpcm firmato dal Premier Giuseppe Conte che impone la chiusura anticipata alle 18 per bar e ristoranti e la chiusura totale di piscine, palestre, cinema e teatri. Anche il viceministro alla Salute Pier Paolo Sileri – medico chirugo specializzato in oncologia – ha dichiarato di non essere d’accordo con queste misure né con l’attuale modus operandi del Governo su diversi fronti. Ma la situazione del Covid e degli ospedali quanto è effettivamente grave? Stando alle stime dello scienziato della Stanford University, John Ioannidis, la mortalità da Covid-19 negli under 70 varia da 0 a 0,31%, con una media dello 0,05%. Questi numeri derivano da un lavoro – sottoposto a peer review –  nell’ambito del quale sono stati analizzati 61 studi riportanti 74 stime e 8 stime nazionali.Secondo la ricerca, nella fascia d’età inferiore ai 70 anni, Il Covid-19 può effettivamente causare la morte di 1 persona su 2.000 sane.  La revisione del lavoro di Ioannidis è stata citata nel Bollettino dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Lo scienziato non ha presentato una stima ufficiale per il tasso di mortalità nei soggetti più a rischio, ovvero gli over 70. Ha solo suggerito che negli individui di età superiore a 70 anni, il tasso di mortalità del Covid si aggira intorno allo 0,25%. Tuttavia il tema della letalità del Covid-19 resta uno tra i più dibattuti in quanto può variare a seconda dei modelli di riferimento che si utilizzano. Gli studiosi dell’l’università di Oxford, ad esempio,  hanno usato modelli che suggeriscono un tasso dell’1,4%. Mentre l’Oms afferma che lo 0,6% di chi si ammala di Covid-19 muore complessivamente. Alcuni scienziati sono già partiti all’attacco contro Ioannidis accusandolo di aver  utilizzato i dati in modo errato e fatto riferimento a popolazioni inadeguate a stabilire il reale indice di mortalità del virus.  L’esperto è attualmente sotto indagine a Stanford per una presunta sottovalutazione della letalità del coronavirus

Eppure Ioannidis non è l’unico a sostenere che il livello di letalità del Covid si sia abbassato. Anche secondo i dati dell’Instant Report Covid-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (Altems) dell’Università Cattolica la letalità del SARS-CoV-2 in Italia sembra essersi notevolmente ridotta rispetto a marzo. Infatti al 20 ottobre il rapporto tra pazienti Covid deceduti e totale dei positivi  era pari allo 0,27%.  Non solo. tale studio ha dimostrato come nessuna Regione, al momento, può dirsi “satura” per quanto riguarda le terapie intensive. Infatti, prendendo come soglia di riferimento il 30% dell’occupazione dei posti letto –  valore indicato dal Ministero della Salute nella circolare del 30 aprile 2020, tutte le Regioni risultano essere al di sotto di tale limite. Il valore più vicino alla soglia è quello della Valle D’Aosta che registra il 27,78% dei posti letto occupati nelle terapie intensive.

Crisanti: dalle zanzare al Covid

Chi, invece, continua a sottolineare la pericolosità del Covid e la necessità di fare qualunque cosa – arrivando anche a violare la privacy se necessario – per contenerlo è il microbiologo Andrea Crisanti. Qualche settimana fa lo scienziato venne “sbeffeggiato” dal virologo Giorgio Palù che lo definì un esperto di zanzare. Ma Crisanti non si sente sminuito da questo, anzi: “Le zanzare sono l’organismo più pericoloso al mondo. Ogni anno causano circa 3 milioni di morti in tutto il mondo, più del doppio delle vittime causate dal Coronavirus. Vado fiero di averle studiate“.

Per quanto concerne il Covid, l’esperto si dice sulla stessa linea dell’infettivologo del sacco di Milano, il professor Massimo Galli, che dice di stimare. Mentre riserva meno stima verso quei colleghi che – a suo dire – obbediscono alla politica più che alla scienza. E Crisanti con la politica sembra aver rotto. La sua rottura con il governatore del veneto Luca Zaia è cosa nota da mesi al punto che il comune di Treviso, a trazione leghista, ha tolto il patrocigno al convegno al quale Crisanti doveva partecipare: “E’ una cosa che non fa onore a loro. Io non sono legato a nessuno e ho il privilegio di poter dire quello che penso“. E su Zaia ha concluso: “Ha voluto prendersi tutti i meriti per il contenimento del virus. Lo ha fatto per guadagnare punti in vista delle elezioni regionali. Non è stato l’unico, anche De Luca lo ha fatto e infatti sono i governatori più votati”.

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