“Giorgia Meloni merita il successo che ha. E non sono pentito di aver parlato con Salvini”

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Si dice “preoccupato” per il declino della Chiesa e invoca una reazione il Cardinal Camillo Ruini, secondo cui occorre riportare il cattolicesimo al centro della vita sociale e politica italiana.

Questo declino non può non preoccupare“, ammette il Cardinale Camillo Ruini, spaventato dalla situazione attuale che la Chiesa sta attraversando, tra crisi di valori e scandali economici senza precedenti.

Intervistato da Il Corriere della Sera, Ruini spiega: “La dimensione culturale è strettamente legata alla fede e la dimensione politica ha un’ovvia connessione con quella culturale. Questo declino non può non preoccupare. Occorre reagire: un compito che spetta ai laici credenti, ma anche alla Chiesa come tale. Oggi è più difficile di qualche anno fa; ma non è impossibile“. Il Cardinale sottolinea che, dal suo punto di vista, i temi tradizionalmente cari al Cattolicesimo – difesa della vita e famiglia su tutti – stiano lentamente ma progressivamente uscendo dall’agenda politica nazionale: “Direi che sono assai meno presenti di prima. Ma non sono spariti, e nemmeno lo potrebbero: nel contesto dell’Occidente contemporaneo sono inevitabilmente oggetto di dibattito. E di pochi giorni fa una buona notizia, almeno dal mio punto di vista: la Santa Sede ha ribadito con forza il rifiuto dell’eutanasia“.

A dare un ruolo centrale alla Chiesa, con l’assistenza prestata a chi più è in difficoltà, è stata in qualche modo la drammatica emergenza legata al Covid: “Per assistere le persone colpite dalla pandemia hanno perso la vita, accanto a tanti medici e infermieri, anche molti sacerdoti e religiose. La Chiesa italiana si è confermata anche in questa occasione una Chiesa vicina alla gente“, spiega Ruini, che racconta poi il suo personalissimo rapporto con la morte: “Ormai da anni alla morte penso ogni giorno. Anzi, più volte al giorno, soprattutto quando prego. La morte mi fa sicuramente paura. Ma accanto alla paura, e più forte della paura, sento in me la speranza nell’amore e nella misericordia di Dio. La fede in Dio cambia in profondità il nostro rapporto con la morte: oggi ne parliamo troppo poco. La pandemia ci ha fatto riflettere sulle cose che contano veramente. Speriamo di non dimenticarcene troppo presto“.

Nel periodo del lockdown, anche le chiese sono rimaste chiuse. Un’immagine completamente nuova per tutti noi, che ha colpito anche Ruini, convinto però che le strade e le modalità per incontrare il Signore siano molteplici: “Ho visti solo in tv: esco raramente di casa. Ne ho avuto un’impressione triste, mitigata dalla fiducia che il Signore possiamo trovarlo ovunque. Anzi, lui per primo trova sempre la strada per incontrarci“.

Poi, il Cardinale spiega la propria opinione sulle modalità per riportare il cattolicesimo al centro della vita politica e culturale del nostro paese: “Dobbiamo avere più fiducia nella bontà e nell’attualità di una cultura che abbia il cristianesimo alle sue radici. Un rapporto sano e fecondo tra cattolici e politica passa attraverso la mediazione della cultura. Poi naturalmente occorrono capacità politiche e un grande amore per la libertà. Fermare la scristianizzazione è molto difficile. Non si può farlo solo a livello culturale e tanto meno politico. Decisiva è una testimonianza cristiana autentica, personale e comunitaria. In ultima analisi, decisiva è la grazia di Dio“.

Interpellato sullo scandalo finanziario che attraversa in queste settimane la Santa Sede, Ruini spiega: “Non ho elementi per una mia valutazione personale. Vorrei dire però che i mezzi di comunicazione sono comprensibilmente attenti alle vicende negative; ma esiste nella Chiesa una moltitudine di persone e di comportamenti che sono invece decisamente positivi, e che la gente conosce perché ne fa esperienza. Per questo la Chiesa è sopravvissuta nei secoli alle sue peggiori crisi“. Poi, l’attacco nei confronti della corruzione che attanaglia le alte sfere vaticane: “La corruzione, specialmente in alto loco, è una delle più gravi piaghe della Chiesa. Da giovane pensavo che si trattasse di un problema del passato ormai remoto; ma mi illudevo. Continuo a sperare che ne usciremo, con l’aiuto di Dio e facendo ciascuno la propria parte“.

Intanto, che dipenda dagli scandali o meno, la Chiesa italiana appare in difficoltà. Alle molte grandi città prive di Cardinali – Venezia, Milano, Torino – cui fa fronte una crescita esponenziale di porporati non italiani, si aggiunge un ulteriore elemento: l’ultimo Papa italiano risale ormai a quasi 50 anni fa. Ruini, però, non crede che essere italiani possa al giorno d’oggi costituire un ostacolo all’ascesa al soglio pontificio: “Direi che non è più un vantaggio, o addirittura un prerequisito; ma è bene che non lo sia più. Papa deve essere eletto colui che è ritenuto più degno e idoneo, indipendentemente dalla nazionalità“.

Quel che è certo è che l’attuale Pontefice è stato in più occasioni osteggiato e apertamente attaccato da importanti aree della Chiesa. Il Cardinale dice la sua anche sull’esistenza, vera o presunta, di un movimento conservatore che si contrapponga alle tesi di Papa Francesco: “In qualche modo, esiste; ma ha varie accentuazioni e sfaccettature. Solo pochi possono davvero essere considerati “contro” Papa Francesco: ad esempio, non tutti coloro che hanno formulato qualche critica con intenti costruttivi“.

Tornando alla politica nazionale, Ruini si dice convinto che non vi sia spazio, nel panorama partitico, per una forza a trazione cattolica: “Non vedo uno spazio del genere. I cattolici devono puntare sui contenuti dell’azione politica, individuati anche alla luce di una visione cristiana dell’uomo e della società; e devono collaborare con chi, cattolico o no, condivide tali contenuti. Oggi purtroppo in larga misura manca proprio l’attenzione a una visione cristiana“. Come riporta AdnKronos, il Cardinale non fa marcia indietro neanche sulle parole pronunciate in un’intervista rilasciata un anno fa – e che lo aveva reso oggetto di moltissime critiche – in cui affermava l’importanza di dialogare con Salvini: “Non mi sono pentito affatto. Dialogare bisogna. A Salvini e a Giorgia Meloni, che adesso meritatamente è sulla cresta dell’onda, vorrei dire che se vogliono fare il bene del Paese e arrivare al governo devono sciogliere il nodo dei loro rapporti con le forze che sono stabilmente alla guida dell’Unione europea“.

La più stretta attualità, però, impone una riflessione sulla tanto temuta seconda ondata di diffusione del coronavirus in Italia: “L’Italia era in difficoltà già prima del coronavirus“, spiega Ruini. “Speravamo che la pandemia fosse in via di superamento e che con l’aiuto dell’Europa potessimo riprenderci abbastanza alla svelta. Adesso la minaccia del coronavirus sta di nuovo montando, in Italia ma soprattutto nei Paesi intorno a noi. È difficile fare previsioni. La nostra gente finora ha reagito in modo molto positivo, eccezioni a parte. È il momento di impegnarci tutti ancora di più. II Bambino che a Natale viene tra noi rimane la nostra più grande speranza, anche per i problemi di oggi».

Lorenzo Palmisciano

Fonte: Il Corriere della Sera, Adnkronos

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