I ministri grillini si sono riuniti ieri in un agriturismo alle porte di Roma per definire il percorso che porterà agli Stati Generali, il primo congresso dei grillini. Nell’ora circa di durata della riunione, tanti discorsi, e il grosso problema della “identità”

Quando Federico D’Incà, ministro per i rapporti con il Parlamento e le Riforme, tira fuori il nome del padre per raccontare un aneddoto, si capisce che più che di una riunione strategica, quella di ieri tra i ministri pentastellati è un misto tra seduta psicoanalitica, team building e gabinetto di guerra. L’incontro, indetto dal capo politico Vito Crimi, aveva l’obiettivo di definire il percorso che porterà agli Stati Generali, il primo congresso dei grillini. Nell’ora circa di durata della riunione, si sono susseguiti discorsi i più vari, dal mea culpa alle stoccate a Luigi Di Maio. Non è mancato neanche chi il senso della riunione non ha proprio capito, come Perilli, che è sbottato in un “perché non potevamo rispondere come gli altri via mail?”.

Per questo l’aneddoto di D’Incà sul suo padre racchiude bene il dramma che il Movimento, ormai da anni, sta vivendo, e che si è coronato con la disfatta elettorale dello scorso 21 e 22 settembre. “L’altro giorno mio padre mi ha detto: ma chi siete diventati? Io non capisco più chi siete e dove volete andare”, ha raccontato D’Incà, riportato dal Corriere della Sera. Domanda che certamente si sono fatti milioni di elettori prima di abbandonare il Movimento. Ma anche tanti di quei grillini della prima ora che si sono sentiti traditi dalle trasformazioni subite nell’arco del tempo e che hanno deciso di passare ad altri gruppi. È il caso di Paola Nugnes, ex grillina iscritta oggi al gruppo di Sinistra Liberi e Uguali. Sul fatto che, come sottolineato dal Giornale, i ministri si siano recati alla riunione di ieri in auto blu, Nugnes non ha niente da obiettare. Il problema per lei è che il M5S ha “cambiato pelle”, e si è inserito “in un’area neoliberista che già era occupata da altri e, quindi, non è più un movimento rivoluzionario come credeva di essere“. Senza demonizzare le auto blu o il fatto che il Movimento sia “diventato un partito”, Nugnes punta il dito contro la “truffa dal punto di vista semantico” tra quello che il Movimento voleva realizzare e quello che si è realizzato. Che sia la fine del Movimento in quanto tale, è d’accordo anche Paolo Becchi, ex ideologo del M5S, a cui oggi invece non risparmia critiche. “Il M5S è diventato casta. I grillini volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e, invece, sono loro diventati i tonni che nuotano benissimo all’interno della scatoletta“. Al contrario della ex collega Nugnes, Walter Rizzetto se la prende a morte con le auto blu usate dai ministri per andare al meeting di ieri: “quello offerto ieri è stato uno spettacolo poco imbarazzante”, accusa. “L’unica cosa che mi conforta è che ormai sono ai titoli di coda”. Rizzetto era entrato in Parlamento per la prima volta nella scorsa legislatura con il M5S, lasciandolo poco dopo. Oggi è un deputato di Fratelli d’Italia.

Il fatto è che il dramma vissuto oggi dal Movimento 5 Stelle era scritto già tra le righe della sua fondazione. E la frase che meglio potrebbe riassumerlo ha il sapore di quelle pillole sparse nei libri di auto aiuto, che i ministri avrebbero potuto utilizzare nella riunione di ieri: “la tua forza è la tua debolezza”. La forza del Movimento è stata quella di saper raccogliere e capitalizzare i malcontenti di una parte eccezionalmente estesa della popolazione, che poteva andare, per l’appunto, da settori dell’estrema Destra a quelli dell’estrema Sinistra. Ora però i vertici di questo movimento sempre meno orizzontale devono capire cosa farne di questa massa informe che è diventata, naturalmente, la loro creatura.

Fonte: Il Giornale, Corriere della Sera

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