Torna a parlare Alessandro Di Battista che non risparmia  accuse nei confronti del Movimento Cinque Stelle: “Se andiamo avanti così finiremo come l’Udeur”.

 

 

Che le acque all’interno del Movimento 5 Stelle non fossero tranquille, soprattutto dopo i risultati delle elezioni regionali, era ormai cosa nota. Ma l’intervento a gamba tesa di ieri sera dell’ex parlamentare grillino Alessandro Di Battista – uscito dalle liste pentastellate ma sempre pronto a rituffarsi nell’arena – sembra destinato ad aprire una vera e propria resa dei conti nel movimento creato da Beppe Grillo. Le divisioni all’interno dei 5 Stelle, presenti in realtà sin dai lontanissimi tempi di “uno vale uno“, sono cresciute insieme alle responsabilità istituzionali ottenute dal Movimento, fino a deflagrare definitivamente negli ultimi due anni. Quando, cioè, i grillini sono arrivati al Governo, alleandosi prima con la Lega, poi con il Partito Democratico.

E così tra Stati Generali, risultati elettorali a dir poco deludenti e prospettive sulla futura leadership interna non definite, ecco che le diverse correnti del Movimento iniziano a muoversi per far valere la propria ricetta per il rilancio. Come spiega Il Corriere della Sera, c’è chi cerca di svincolarsi dal patronato di Davide Casaleggio, chi mantiene un profilo governista e chi – Di Battista in testa – inizia a picconare: “Così facendo si andrà verso una direzione di indebolimento del M5S e si diventerà un partito come l’Udeur buono forse più per la gestione di poltrone e di carriere. Non è quello per il quale ho combattuto” – ha detto ieri sera ai microfoni di Piazza Pulita, su La7. Al centro delle sue critiche, anche la scelta di stringere un’alleanza di Governo con il Pd: “Per noi è la morte nera” – ha spiegato. D’altra parte, secondo il più movimentista dei grillini, ormai tutto è cambiato e lui sarebbe rimasto l’ultimo a “prendersela contro certi conflitti di interesse“.

Ma non basta, perché insieme alle pesanti accuse sulle scelte politiche a suo dire sbagliate, Di Battista afferma, senza giri di parole, che all’interno del Movimento ci sarebbe una frangia di suoi ex colleghi che lavora attivamente per impedirgli di diventare il nuovo capo politico. Il riferimento in particolare è ad alcuni parlamentari che “spingono per la leadership collegiale perché c’è il pericolo che possa diventare io leader“. Un’affermazione che rende palesi, in un colpo solo, sia le ambizioni di Di Battista che la guerra intestina in corso nel Movimento, già ipotizzata in diverse occasioni nel passato. Una guerra che sta diventando sempre più concreta. Proprio ieri, ad esempio, il gruppo M5S alla Camera ha varato una bozza di nuovo statuto – che dovrà essere approvato – in cui sparisce qualsiasi riferimento a Rousseau. Nel testo si spiega che “il gruppo individua come strumenti ufficiali per la divulgazione delle informazioni i canali del Movimento 5 Stelle e altri che riterrà di adottare con propria delibera assembleare con maggioranza assoluta“. Il tutto, sottolinea Huffington Post, mentre trapela la notizia della creazione, da parte di un gruppo di informatici, di una piattaforma parallela che prende il nome di “Open Rousseau“, già bollata finta dagli ambienti vicini a Davide Casaleggio.

Ed è proprio sulla piattaforma che si combatterà una delle prossime battaglie, quella relativa alle modifiche dello statuto, che dovranno essere votate dagli iscritti. L’ala ribelle mette una serie di paletti relativi al quesito che sarà posto ai sostenitori: “Se devono cambiare lo statuto, devono fornire agli iscritti una definizione precisa dell’organo collegiale: da quante e quali persone è composto, chi lo elegge, quanto resta in carica“. Tutti elementi che rendono imprevedibile il futuro del Movimento. Secondo indiscrezioni, la frangia dei ribelli si starebbe ingrossando, potendo contare anche su una serie di parlamentari alla loro prima legislatura, che iniziano a preoccuparsi per la possibilità che il Movimento apra al terzo mandato: un’ipotesi che porterebbe alla riconferma di molti volti storici e, di conseguenza, la fine della carriera politica per molti di loro. In tutto questo, Di Maio tace e il capo politico ad interim Vito Crimi sembra intenzionato ad arroccarsi su posizioni super partes. Forse è anche per via di questi silenzi che Di Battista ha deciso di prendere in mano il piccone.

Lorenzo Palmisciano

Fonte:  Corriere della Sera, Huffington Post

 

 

 

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