Arianna, impedisce una rissa e viene sospesa dalla Polizia. E non può più partecipare al concorso

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Un tatuaggio a forma di cuore, sovrastato da una corona, disegnato sul suo polso. Per questo motivo Arianna Virgolino, ex agente di 32 anni, è stata sospesa dalla Polizia due ore dopo essere stata premiata dalle istituzioni per aver efficacemente sedato una rissa nel paese di Casal Pusterlengo.

"Ho sempre detto la verità", dice la poliziotta sospesa per un tatuaggio

«Ho la scheda tecnica dove io ho scritto nero su bianco quello che ho dichiarato». Con queste parole Arianna Virgolino, poliziotta sospesa per un tatuaggio sul polso, risponde a chi la accusa di non aver dichiarato la presenza di quel disegno sul suo corpo. L’agente parla con le carte alla mano ed è sicura di ciò che mostra, anche perché «soltanto una poco intelligente agirebbe in questo modo senza avere prove», dice. Stando a quanto racconta, la donna avrebbe contattato il medico il giorno dopo aver partecipato al bando di concorso per entrare nel corpo di Polizia. Per eliminare il tatuaggio sul suo polso si è sottoposta a una terapia laser «molto più invasiva» rispetto a quella standard, proprio perché più rapida. «Ho subìto 9 interventi laser ustionanti molto dolorosi», racconta. E ricorda: «Avevo le bolle di sangue puntualmente dopo ogni seduta laser e mi dovevo anche allenare per sostenere le prove di efficienza fisica. Quindi ogni volta che mi sollevavo sulla sbarra, perché dovevamo fare due trazioni, a me si aprivano le bolle di sangue e mi colava il sangue su tutto il braccio. Eppure mai una sola volta ho esitato e sono sempre andata avanti. Perché avevo solo un grandissimo obiettivo: diventare una poliziotta».

E ce l’ha fatta. È diventata un’agente e ha svolto il suo lavoro in modo preciso e puntuale. Tanto da essere premiata il 7 novembre 2019 dal questore di Lodi per aver efficacemente sedato una rissa nel paese di Casal Pusterlengo. Lo stesso giorno, tuttavia, ha ricevuto la sospensione da parte del Consiglio di Stato. Esclusa in quanto «nocumento all’immagine della Polizia», a causa di quel cuore sovrastato da una corona sul polso. «Invece di vivermi quel giorno con la gioia negli occhi, io avevo proprio la morte negli occhi. E non è stato giusto per niente. È stata una crudeltà», si commuove l’agente. Ora la sua speranza è che tutto si riveli «errore non voluto, un malinteso. Mi piace pensare così e so che è così», dice. «Anche perché – sottolinea – l’amministrazione ha sempre premiato le persone meritevoli». L’obiettivo è quello di tornare a indossare la divisa il prima possibile, per riprendere il suo amato lavoro. Sto ricevendo tantissima vicinanza e tantissimo calore, ci sono molti colleghi che si uniscono alla mia lotta mandandomi le loro foto in divisa con i tatuaggi esposti, dicendomi: “io sono con te”. I miei fratelli mi stanno dando una forza inestimabile», conclude.

 

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