Andrea Romoli, giornalista del TG2 , ha commentato con parole molto dure l’omicidio di Don Malgesini. Per Papa Francesco l’assassino è solo un malato di mente. E intanto emergono altri dettagli sull’omicidio.

Il caso del brutale omicidio di Don Roberto Malgesini ha scosso – e non poco – l’opinione pubblica di tutta Italia oltre che la comunità di Como, città dove l’uomo operava.
L’assassino risulta essere Mahmoudi Ridha, un tunisino di 53 anni destinatario di un provvedimento di espulsione dell’aprile scorso, non eseguito per l’emergenza sanitaria, riferisce il Corriere. La situazione giuridica dell’uomo è riferita più dettagliatamente da Today secondo l’uomo risulterebbe  Italia dal 1993, e  sarebbe già stato destinatario di un decreto di espulsione già nel 1996 revocato a seguito del matrimonio con un’italiana. Nel 2014 tuttavia l’uomo era tornato irregolare e colpito da diversi provvedimenti di espulsione. Riferisce Skytg24 alcuni dettagli emersi dall’ordinanza di convalida dell’arresto firmata dal gip di Como “L’ampia ferita al collo – scrive il consulente Giovanni Scola  – suggeriscono un tentativo di decapitazione“. La coltellate sarebbero state cinque o sei. Mahmoudi nel corso dell’interrogatorio avrebbe affermato che “il prete gli aveva chiesto perdono” da lui ritenuto tardivo. Così, quando don Roberto si è abbassato per posare una scatola nella sua auto – la Panda con cui ogni mattina portava le colazioni ai poveri ndr -il tunisino non avrebbe esitato ad afferrarlo per i capelli colpirlo al collo. Dopo avrebbe infierito sul cadavere tentando di decapitare don Roberto.

Il movente del delitto

Il movente del delitto potrebbe essere legato  all’ultimo decreto di espulsione. Il tunisino sembra si aspettasse da Roberto e dai volontari un intervento per evitare che la misura fosse attuata.
Durante l’interrogatorio in Questura Ridha Mahmoudi ha detto che si era sentito tradito dal prete e dai suoi legali – era stato proprio Don Roberto a cercargli i legali, per aiutarlo ndr – gli avvocati Rusconi. “Ho colpito il prete perché mi sono sentito tradito – avrebbe dichiarato Ridha Mahmoudi -. Se avessi trovato l’avvocato Rusconi, avrei ucciso lui e così anche se avessi fallito l’agguato al prete avrei continuato a cercare Rusconi. Sono contento di quello che ho fatto, il prete ha partecipato a un complotto contro di me nel senso che non mi ha aiutato e anzi si è accordato col giudice e il Prefetto e tutti gli altri per farmi rimpatriare in Tunisia“. L’uomo si riferisce ai due mandati di espulsione verso lo Stato nordafricano. Per uno di questi era stato inoltrato un ricorso davanti al Giudice di Pace.

Le reazioni  

Sul caso sono state espresse tante opinioni discordanti ma tra tutte – riferisce Open – sta facendo il giro dei social quella espressa da un cronista del TG2, Andrea Romoli che si è lasciato andare ad un pesante sfogo sul suo profilo Facebook. Nel post sul social network – poi rimosso in seguito alla bufera mediatica che ne è seguita – il giornalista ha rilasciato alcune considerazioni molto forti sull’omicida del prete, un tunisino con problemi psichici che si trovava nel nostro paese dopo aver ricevuto più di un provvedimento di espulsione: “Siamo tutti in pericolo: questo non è un caso isolato, chi supporta l’immigrazione se ne faccia una ragione”, scrive Romoli generalizzando pesantemente. Sempre sotto il suo post, emergono discussioni con i suoi follower sulla questione: “L’assassino era un migrante violento, clandestino e mafioso”, insiste il cronista. Un commentatore fa notare a Romoli che a sua detta la nazionalità dell’assassino del prete passa in secondo piano di fronte agli squilibri mentali che potrebbero averlo condotto al folle gesto, a detta degli inquirenti: “No, ca…o, era un clandestino e questo è un dato di fatto. Se poi era anche un folle lo stabiliranno le autorità. Il problema è la gente come te”, al che il commentatore risponde: “Don Malgesini, riposi in pace, darebbe ragione a me”.

“Dobbiamo usare massima delicatezza nei commenti”

L’omicidio di Don Roberto Malgesini secondo il cronista non è un episodio isolato ma una conseguenza dell’immigrazione che ha come meta principale il nostro paese. Giornalisti Italia informa che il post del cronista del TG2 non è tuttavia passato inosservato a chi vigila sull’imparzialità di chi riporta le notizie: “Proprio in merito a questo episodio, avevo inviato una lettera a tutti i miei colleghi chiedendo la massima delicatezza nel commentare sui social network gli avvenimenti recenti. Il giornalista deve rispettare sempre la regola dell’imparzialità per fornire un servizio di informazione preciso”, dice Gennaro Sangiuliano, direttore del TG2. Sangiuliano ci tiene comunque a ricordare che, pur dissociandosi dalle parole usate dal suo collega, non può entrare nel merito di cosa un giornalista scrive sulla sua personale pagina su un social: “Pur avendo richiamato per il suo comportamento il collega Romoli, la testata non può rispondere per ciò che un giornalista scrive sui suoi social network”. Secondo il direttore del telegiornale per cui Romoli lavora dunque, è improbabile che il giornalista subirà più di un richiamo per aver espresso – pur se in modo estremamente forte e diretto – quella che alla fine è una sua opinione personale, condivisibile o meno.

Le proteste di Davide Faraoni

L’eco della vicenda ha raggiunto anche alcuni esponenti di partiti di spicco come Italia Viva e Forza Italia che hanno esternato reazioni differenti al post di Romoli. I renziani non si capacitano che il cronista abbia potuto esprimere un parere così forte senza essere punito dalla testata di appartenenza: “Solleverò la questione con chi di dovere: non è possibile che un giornalista che ha il compito di informare le persone scriva con toni così pesanti su un social network” scrive  Davide Faraoni, senatore di Italia Viva che a quanto pare non ha gradito la blanda reazione di Sangiuliano. Anche il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani si è espresso sulla faccenda, essendo a sua volta giornalista di professione, concordando in parte con il collega: “C’è da dire che il mancato rispetto dei due decreti di esplusione dell’omicida di Don Malgesini è una faccenda molto seria. Se non si applicano provvedimenti così importanti c’è il rischio che si accresca odio razziale come in questo caso. La responsabilità della morte di un sant’uomo grava sulle spalle di chi non ha fatto rispettare il decreto di espulsione”, le sue dichiarazioni in merito.

Manfredi Falcetta

Fonte: Giornalisti Italia, Open, Today, Corriere della Sera, Skytg24

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