Pensione a 49 anni, 10mila euro al mese, a Walter Veltroni non piace il taglio dei parlamentari

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Walter Veltroni voterà No alla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. “Se fosse un voto sul Governo voterei a favore” dice l’ex sindaco di Roma, che difende il segretario dem Nicola Zingaretti: “è un buon segretario, non si deve dimettere”.

Anche Walter Veltroni voterà no al referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari, del prossimo 21 e 22 settembre. Lo farà, riporta Repubblica, perché quello di domenica non è un voto sul governo, altrimenti “voterei a favore perché non vedo alternative e penso che abbia fatto quello che doveva fare, e non era facile”, ha detto l’ex segretario dem, che sul referendum è perentorio. “Un’altra storia”, dice, spiegando che il PD ha votato No a questa riforma per ben tre volte. Veltroni segue la strada dei molti che giustificano il No perché il taglio dei parlamentari senza una riforma più complessiva non risolve il vero problema. “Se si tocca Parlamento – prosegue – bisogna farlo tenendo conto degli equilibri necessari. Il vero problema è il bicameralismo perfetto. Per questo voterò No“. A votare No per la riforma sono anche altri esponenti del PD, come l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, e l’ex sindaco di Venezia Massimo  Cacciari. È felice Veltroni che sul tema del taglio dei parlamentari ci siano punti di vista diversi all’interno del partito, altrimenti “deciderebbero solo i segretari di partito”. A Veltroni comunque non piace la piega che ha preso il dibattito sulle istituzioni in Italia. “Sento parlare di preferenze, vedo tornare il proporzionale, ma io sono per il maggioritario“, ha aggiunto l’ex sindaco di Roma, che ha anche difeso l’attuale segretario del partito Nicola Zingaretti il quale “non si deve dimettere”, in caso di sconfitta del PD in Toscana, perché è un “buon segretario”. E si giustifica dicendo che le sue di dimissioni invece da segretario del partito, avvenuto in seguito a una sconfitta in Sardegna, erano dovute a problemi più profondi legati all’idea stessa che aveva del PD. “Mi sono dimesso perché il progetto di Pd che mi stava a cuore non era più realizzabile. L’occasione persa che indebolisce il governo però è la mancata convergenza alle regionali“, ha concluso.

Dalle leggi che regolano i parlamentari, l’ex sindaco di Roma ha comunque beneficiato. Veltroni è andato in pensione infatti nel 2004, a soli 49 anni, usufruendo di un vitalizio mensile di circa 10 mila euro al mese, oltre allo stipendio da Primo Cittadino della Capitale. A riportarlo Italia Oggi. L’età minima per andare in pensione, allora, era di 65 anni: ma Veltroni, in parlamento fin dal 1987, ha sfruttato le regole dell’epoca e ha riscosso il vitalizio 16 anni prima. Nel 2008 è entrato nuovamente in Parlamento ed è scattata la sospensione del vitalizio, incompatibile con l’indennità parlamentare. Almeno fino al 2013, quando ha ripreso a ricevere il vitalizio. Parlando di riforma dei vitalizi, Roberto Fico ha fatto i conti per capire quanto spettasse a Veltroni applicando anche a lui le regole valide per tutti gli altri italiani. Per quanto riguarda l’età non c’è più niente da fare. Ma la cifra giusta sarebbe sui 6.200 euro mensili.

Fonte: Repubblica, Italia Oggi

 

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