Sacerdote accoltellato da un folle: abbandonato dalle istituzioni dicono i volontari

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Secondo alcuni conoscenti di Don Malgesini, accoltellato a Como questa mattina, la sua morte è anche responsabilità di chi lo ha lasciato da solo.

Don Malgesini 15 settembre 2020

Al di là dell’esecutore materiale del delitto, un 53enne senza fissa dimora di origini tunisine, sono state anche le istituzioni che non lo hanno mai aiutato ad affrontare le situazioni di estremo disagio che affligono Como a contribuire alla drammatica fine di Don Malgesini: a dirlo, sono gli attivisti di Como senza Frontiere ma anche quelli della Caritas ed alcuni uomini di chiesa che conoscevano bene Don Roberto Malgesini, che era soprannominato  “il prete degli ultimi” in città per via del suo grande impegno nell’assistere i senzatetto. La città di Como, pur essendo una delle più ricche del nostro paese – riferisce Il Corriere della Sera – è da anni testimone di una grande situazione di disagio che si concentra specialmente nell’area della ex chiesa di San Francesco. Sotto il porticato infatti dormono nell’indifferenza generale decine di senzatetto, molti dei quali migranti di origine nord africana: giusto pochi giorni fa, gli attivisti di un’organizzazione locale avevano denunciato il disinteresse da parte degli assessori del capoluogo lombardo verso le condizioni di vita degli “ultimi”, quelle stesse persone che Don Malgesini aiutava al posto delle istituzioni: “Era il santo della porta accanto. Un uomo che si è offerto in tutta la sua misericordia a chiunque ne avesse bisogno”, ricorda il vescovo Oscar Cantoni che è intervenuto – a sua detta – per far si che la crociata solitaria del prete non sia stata vana: “Questa città ha bisogno di imparare la misericordia perchè i poveri sono la vera carne di Cristo. Don Malesigni è andato contro tutti per portare il messaggio di Dio”, conclude l’uomo di chiesa. Anche Don Andrea, un altro membro della chiesa di Como, pur non volendo puntare il dito contro nessuno ricorda così il prete: “Non aveva vere e proprie istituzioni alle spalle se non la chiesa locale: lui era fatto così, non gli importava nulla di politica o strumentalizzazioni. Prendeva e partiva per aiutare i deboli”.

L’omicida materiale del prete è un migrante senza fissa dimora e con problemi psichici colpito già da numerosi provvedimenti legali che avrebbero dovuto causarne l’espulsione – mai attuata a causa del Coronavirus – ma, secondo gli attivisti locali, si tratta di una tragedia annunciata che ha più di un responsabile: “E’ incredibile e vergonoso come le autorità di una città ricca come Como abbiano isolato Don Malgesini nel suo tentativo di aiutare i più poveri”, dicono gli attivisti di Como Senza Frontiere puntando il dito contro l’amministrazione cittadina per quella che definiscono come una tragedia annunciata. Anche Roberto Bernasconi che dirige la Caritas locale è dello stesso avviso: “A impugnare il coltello è stata una sola persona ma al di là di questo, stiamo parlando di una tragedia che si è consumata in un clima di odio reciproco ed indifferenza. Don Malgesini è un vero martire”, le sue parole. Il vescovo Cantoni ha ricordato a tutti i fedeli di Como che questa sera alle ore 20:30 si terrà una messa per commemorare il prete: “Sarà un’occasione di preghiera e riflessione molto importante. Pregheremo anche per l’anima di colui che ha ucciso Don Roberto”, conclude il vescovo.

Fonte: Il Corriere della Sera, Il Settimanale della Diocesi di Como

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