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Non è stata la “mentalità fascista” a uccidere Willy, il magistrato non è d’accordo con Liliana Segre

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:46
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Per il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, alla base del brutale assassinio di Willy Monteiro c’è un problema di mentalità mafiosa. Per Liliana Segre, si tratta di “una barbarie assoluta”

Si parla di parla di mentalità mafiosa, di controllo del territorio. Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, ospite sabato sera di “Otto e Mezzo” su La7, a una domanda della giornalista Lilli Gruber sulla natura del brutale assassinio di Willy Monteiro, sembra non convenire su quanto affermato da Liliana Segre. La senatrice a vita, sopravvissuta alla Shoah, aveva ravvisato una “mentalità fascista” dietro al violento episodio.

Ma alla base dell’omicidio si sarebbe un problema di mentalità mafiosa. Per Gratteri, infatti, i ragazzi del gruppo di Colleferro, “sempre che siano loro gli assassini”, ha aggiunto, usando la prudenza dell’ammissione di innocenza fino a prova in contrario, hanno avuto un atteggiamento mafioso, di controllo del territorio. Chiunque fosse stato lì, “anche altri due ragazzi”, ha proseguito il magistrato, li avrebbero uccisi, perché quello che si è visto nel comportamento di quei ragazzi è una mentalità mafiosa, un vero modo di essere di quelle persone. E questa è la concausa di “mancanza di istruzione e cultura di gente allenata alla violenza”.

Non si tratterebbe quindi di un omicidio a matrice fascista o comunque collegato a una cultura fascista, come ha invece affermato Liliana Segre facendo seguito ad altri personaggi pubblici come Chiara Ferragni e Nicola Zingaretti. Il problema di base sarebbe collegato alla mentalità mafiosa. In quanto tale, sarebbe quindi ricollegabile alla sempre maggiore mancanza di punti di riferimento e di aggregazione su quello stesso territorio, come aveva accennato la scorsa settimana il giornalista Emanuele Macaluso, per il quale il livello politico e culturale sempre più scaduto sono le principali ragioni degli episodi di violenza gratuita a cui assistiamo tutti i giorni. L’ex sindacalista aveva riflettuto sullo svuotamento della vita sociale in tanti piccoli Comuni, problema che tocca non solo il Sud Italia ma si allarga sempre più a tutto il Paese. I partiti, o la stessa Chiesa, come centri di aggregazione politica e culturale, aveva affermato, non ci sono più”. Anche lo scrittore Roberto Saviano, senza parlare espressamente di mentalità mafiosa, aveva invitato a non liquidare la morte di Willy con commenti sull’odio razziale o sull’orientamento politico degli aggressori. Per parlare dei fatti di Colleferro, Saviano aveva accennato alla sua propria esperienza di ragazzo cresciuto in una provincia violenta, e segnata da una forte presenza della Camorra. Non c’era molto da fare, ha detto lo scrittore campano, e “ogni sabato sera c’era una rissa”. Per questo la violenza a cui assistiamo deve essere fronteggiata con un forte dibattito politico.

E la politica era presente ai più alti livelli ieri ai funerali del giovane Willy, a cominciare dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha voluto rivolgere parole di conforto alla famiglia del ragazzo, al termine della cerimonia realizzata nel campo sportivo di Paliano, informa AGI. Conte ha detto di aspettarsi “condanne severe”, nonché una rigorosa esecuzione della pena per i colpevoli dell’uccisione del giovane.  “Tutti abbiamo seguito questa vicenda di efferata violenza, ha detto il premier. Non possiamo degradarla a singolo episodio. Non possiamo minimizzarla nè sottovalutarla”, ha concluso, invitando tutti a guardarsi in faccia per capire che “ci sono alcune frange, alcune sacche sociali che coltivano la mitologia della violenza“.

Fonte: LA7, AGI