I fratelli Bianchi entrando in carcere: “Ma ora dovremo bere l’acqua del rubinetto?”

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I due fratelli Marco e Gabriele Bianchi, in carcere per la morte di Willy Monteiro, sono in ansia per il loro benessere fisico.

 

Ma ora dovremo bere l’acqua del rubinetto?“. Domanda che già di per sé appare strana ma che appare sconcertante se a pronunciarla sono due giovani che si apprestano a varcare la soglia del carcere a causa del decesso di un altro ragazzo avvenuta poche ore prima. A porre questo “amletico” quesito – riporta Il Messaggero – sono stati infatti Marco e Gabriele Bianchi mentre stavano entrando nell’istituto penitenziario di Rebibbia domenica sera. Solo poche ore prima era morto il 21enne Willy Monteiro Duarte a causa dei calci e dei pugni ricevuti. Marco e Gabriele Bianchi sono tra gli indagati insieme a Mario Pincarelli e a Francesco Belleggia. Quest’ultimo, che ha fornito una versione dei fatti diversa dagli altri, è al momento agli arresti domiciliari. Mentre per i due Bianchi e per Pincarelli il gip ha confermato il fermo.

I ragazzi amavano fare la bella vita e curavano in modo quasi maniacale il proprio aspetto fisico. Frequentavano entrambi la palestra Millenium di Lariano, che è stata chiusa per irregolarità riscontrate durante i controlli. I due ragazzi, dunque, temono non solo per la loro incolumità – e per questo hanno chiesto di restare in solamento anche dopo il periodo di quarantena obbligatorio per i nuovi arrivati in carcere – ma anche per il loro benessere e la loro forma fisica che, secondo loro, potrebbe subire ripercussioni negative dall’assunzione dell’acqua del rubinetto.

I due fratelli avevano già diversi fascicoli aperti a loro carico per spaccio, lesioni e detenzione di oggetti atti all’offesa. Inoltre ora anche la Guardia di Finanza sta indagando in merito alla situazione fiscale della loro famiglia poiché i redditi dichiarati non sembrano in linea con lo stile di vita “extra lusso” condotto dai due giovani. Da quanto hanno raccontato alcuni gestori di pub che Marco e Gabriele frequentavano – spiega la Repubblica – i due amavano farla da padroni nella loro zona. Infatti erano soliti entrare nei locali con aria spavalda e obbligare anche altri a spostare le loro automobili per poter posteggiare il loro Suv. Picchiavano e incutevano il terrore nelle loro vittime tanto che nessuno li denunciava: “Altrimenti la prossima volta è peggio“, intimavano. Sembra incredibile ma cotanta arroganza si associa poi al timore per l’ acqua del rubinetto.

Samanta Airoldi

Fonte: Il Messaggero, Repubblica

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