“Non posso dire che gli italiani non sono bravi solo perché due mi hanno ucciso il fratello” 

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A 12 anni dal brutale omicidio del giovane Abdul William Guiebre, il sindaco di Milano Giuseppe Sala vorrebbe ricordarlo con una targa. Contraria la Lega: “caso controverso”.

Il modo di fare politica della Lega non aiuta nessuno, diffonde solo un clima razzista. Non è puntando il dito contro gli immigrati che l’Italia avanzerà. Sono le parole di Adiaratou Guiebre, 37 anni, la sorella di Abdul William Guiebre, “Abba” per gli amici, ucciso 12 anni fa all’età di 19 anni, accusato di aver rubato una scatola di biscotti in un bar. I proprietari del locale, padre e figlio, hanno coperto di insulti razzisti il giovane originario del Burkina Faso, e lo hanno preso a sprangate fino a ucciderlo. Ora il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, vorrebbe ricordare Abba con una targa nella città che il ragazzo aveva fatto sua, ma trova l’opposizione della Lega, che parla di un caso “controverso e divisivo”, riferisce Repubblica. Su questa posizione del partito di Destra la sorella, che oggi ha tre figlie, si rattrista. È dispiaciuta soprattutto per questa volontà di “mettere gli uni contro gli altri, italiani contro immigrati”. Anche perché il Paese di Adiaratou, quello che lei sente suo, è l’Italia. “Io sono italiana, – dice – mio fratello era italiano“. Per questo, invece di “prendersela con noi e incitare l’odio, la Lega dovrebbe cercare di aiutare i tanti italiani che soffrono”. Tra cui, appunto, anche loro. Eppure, il suo sentimento verso l’Italia non le ha impedito di cambiare Paese. Dal 2014 Adiaratou vive in Francia, a Grenoble, dove dice di trovarsi bene. A spingerla non è stata la mancanza di lavoro – la donna aveva un impiego fisso al San Raffaele – ma il dolore per il clima “molto difficile” che c’è in Italia. E che prima non era così. Perché Adiaratou, che non si era mai sentita diversa fino al 2008, racconta che le cose sono cambiate dopo che “la Lega ha creato un clima di odio tra italiani”.

Anche per questo Adiaratou è solidale con la famiglia di Willy Monteiro, il ragazzo capoverdiano ucciso a botte da un gruppo di pestatori a Colleferro. L’uccisione del giovane ha causato commozione in tutto il Paese, per la brutalità con cui è stata commessa, e per la superficialità degli aggressori, che hanno pestato gratuitamente il ragazzo fino a lasciarlo per terra senza vita. “Abbiamo vissuto Willy come se fosse la stessa nostra storia. Ci siamo immedesimati molto. È difficile, non ci sono giustificazioni. Quando uccidi qualcuno è come uccidere una famiglia intera. Dobbiamo vivere insieme. Il mondo appartiene a tutti, ci vuole rispetto. Se sono in Italia mi comporto come la legge italiana mi dice di fare, se vado in Africa è lo stesso. Chi sbaglia, paga” e aggiunge: “Italia non è solo questo, ci sono tanti italiani perbene a Cernusco sul Naviglio dove sono cresciuta. Non posso dire che gli italiani non sono bravi solo perché due mi hanno ucciso il fratello

Oggi sono in corso i funerali di Willy, nel campo sportivo di Paliano. La cerimonia è assistita anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti. A riportarlo l’Ansa. Il vescovo di Tivoli e Palestrina monsignor Mauro Parmeggiani, nell’omelia ai funerali di Willy, ha chiesto a e quanti detengono “le chiavi di un potere enorme, quello dei media”, che si impegnino a riallacciare un “patto educativo a 360 gradi”, affinché la morte barbara e ingiusta di Willy non cada nell’oblio.

Fonte: Repubblica, Ansa

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