La mamma di Willy: “Sarei voluta essere lì, per proteggerlo. Gli hanno fatto tanto male”

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Non si dà pace Lucia Monteiro Duarte, la mamma di Willy. Nelle ore trascorse nella camera ardente ripete che avrebbe dato la vita per difendere il figlio, e invece non ha potuto proteggerlo.

 

Dopo le parole della sorella Milena, anche la mamma di Willy Monteiro Duarte, Lucia, lascia trapelare tutto il proprio dolore per l’assurda morte del figlio ventunenne. A sei giorni dall’omicidio, Lucia può finalmente rivedere il suo Willy. Non riesce a lasciare le sue mani, mentre le lacrime le coprono il viso. “Me lo hanno portato via in modo orribile. Gli hanno fatto male, tanto male. Picchiato in maniera selvaggia. Avrà sofferto, chissà quanto“, dice sconvolta. “E lui che non poteva fare niente, a terra, indifeso. È vero, Willy? Hai sofferto, massacrato senza pietà, povero figlio mio“. Willy riposa in una bara di legno chiaro, addosso un completo nero, come il papillon, la maglia della Roma con gli autografi dei giocatori al fianco. Il viso porta ancora i segni del pestaggio, nonostante il lavoro di ricomposizione svolto dagli addetti funerari.

Non si dà pace, Lucia. Parla in portoghese e non trova risposte per una morte priva di senso, mentre cerca di asciugarsi le lacrime che non smettono di sgorgare dai suoi occhi. La Repubblica riporta le sue parole piene di sofferenza: “Aveva tanto da vivere. E invece non c’è più, non ci sarà più“. L’unica ragione di fiducia è la certezza che Willy “è felice. Sono certa che ci sta guardando, da qui e dall’alto“, dice accarezzando il volto del figlio. Lucia e Armando, suo marito, sono arrivati 25 anni fa da Lisbona, dove si erano conosciuti. Dopo un primo periodo trascorso a Roma, i due si sono stabiliti nel frusinate, e a quattro anni dal loro arrivo nel nostro paese hanno dato alla luce Willy. Non si perdonano di averlo lasciato uscire quel dannato sabato sera, ma d’altra parte, come riporta Huffington Post, il figlio non aveva mai dato loro alcuna ragione di preoccupazione.

La fila di amici, parenti, emigrati capoverdiani, ma anche sconosciuti, è composta, raccolta in un dolore silenzioso e nel rispetto per lo strazio della famiglia. A un tratto Milena, stremata dal dolore e dalla pressione degli ultimi giorni – in cui ha gestito i rapporti della famiglia con l’esterno – scoppia in un pianto disperato. Lucia invece rimane composta nel suo dolore, spiega che Willy “era contento di Paliano, della scuola alberghiera e adesso del lavoro da chef che faceva nel ristorante dell’albergo ad Artena. Era bravo. Ogni volta tornava a casa e mi spiegava una nuova ricetta. Ma sognava di andare a Roma“, dove era convinto di poter incontrare più possibilità per una crescita professionale. “Sono sicura che sarebbe diventato un grande cuoco. Aveva ambizioni. Ma era anche tanto generoso. Pensava sempre agli altri“, spiega ancora mentre torna a stringere le mani di Willy, così come faranno, via via nel corso della giornata, le decine di amici accorsi per dargli l’ultimo saluto.

Si dispera per non essere stata presente, per non aver potuto difendere il figlio da quel pestaggio brutale. “Mi sarei fatta uccidere“, dice “pur di salvargli la vita. Ma non ero presente, non ho salvato il mio bambino“. Quando le chiedono se qualcuno dei familiari dei quattro indagati si sia fatto sentire, direttamente o tramite gli avvocati difensori, Lucia scuote la testa. Ma aggiunge: “Non cerchiamo vendetta, vogliamo solo giustizia. Crediamo nei giudici e a loro chiediamo di farla“. Giustizia per Willy e perchè “A nessuno, mai, deve capitare in futuro quello che è accaduto a lui, vero piccolo mio?” dice rivolgendosi al figlio. Manca poco alla chiusura del feretro, e Lucia chiede a tutti di allontanarsi dalla camera ardente. Vuole rimanere con Willy, ancora qualche minuto insieme, prima di salutarlo per l’ultima volta.

Fonte: La Repubblica, Huffington Post

 

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