Quella notte eravamo con tre ragazze in cimitero a fare sesso, dicono i fratelli Bianchi

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Sesso vicino al cimitero prima della rissa in cui Willy è stato ucciso. Questa la ricostruzione dei fatti fornita dai fratelli Bianchi. E intanto spuntano i post cancellati su Facebook da un amico dei due. 

 

La sera del 5 settembre, prima di prendere parte alla rissa che ha portato all’omicidio di Willy Monteiro Duarte, i fratelli Bianchi stavano facendo sesso nei pressi del cimitero con un amico e tre ragazze sconosciute. All’improvviso, secondo Il Giornale, sarebbero stati interrotti da una telefonata di alcuni amici che chiedevano loro di intervenire nella colluttazione che nel frattempo era esplosa in piazza, davanti al risto-pub “Duedipicche“.

E’ questa la versione dei fatti che Marco e Gabriele Bianchi forniscono agli inquirenti. La serata era iniziata con il loro arrivo al ristorante di Colleferro insieme agli amici Michele Cerquozzi, Omar Shabani e Vittorio Edoardo Tondinelli. Non passa molto tempo, però, prima che i fratelli, insieme ad un amico e a tre ragazze di cui nessuno dei due nel corso degli interrogatori ha saputo riferire il nome, si allontanino dalla zona per andare ad appartarsi vicino al cimitero. E’ qui che “mentre stavano consumando un rapporto sessuale“, si legge nelle carte, “ricevevano una telefonata da parte di Cerquozzi il quale, a suo dire, impegnato in una violenta discussione a Colleferro, chiedeva loro di intervenire in suo soccorso“.

Una ricostruzione che, se confermata dalle indagini dei carabinieri – che stanno cercando riscontri dalle telecamere di zona – tenderebbe ad escludere qualsiasi tipo di predeterminazione del successivo pestaggio da parte dei Bianchi. Questo soprattutto se finisse per prevalere la versione fornita dalla difesa dei due fratelli, secondo cui la telefonata avrebbe raggiunto Marco e Gabriele non per chiedere l’intervento dei Bianchi in una rissa – come sostiene il giudice – ma per avvisarli del fatto che una delle compagne dei due li stava cercando. L’unica certezza, ad oggi, è che in seguito alla chiamata Marco e Gabriele hanno acceso il motore del loro suv e sono tornati verso il “Duedipicche“.

Una volta arrivati sul posto, Marco sarebbe sceso dalla macchina e – si legge nei verbali riportati da Il Fatto Quotidiano – si sarebbe “limitato a spingere Willy Monteiro Duarte, coinvolto nella discussione alla quale nel frattempo avevano preso parte numerose persone, e si era allontanato dai luoghi dopo essersi accertato che la parte offesa si era nel frattempo rialzata”. Marco nega quindi di aver colpito Willy con calci o pugni, prima di precisare che “né il fratello, né gli altri indagati avevano usato violenza nei confronti di quanti coinvolti nella discussione“. Una versione quasi identica a quella proposta dal fratello Gabriele, secondo cui dopo uno spintone, privo di gravi conseguenze, Marco si sarebbe allontanato e sarebbero “subentrati nella sua posizione a fronteggiare la vittima e gli amici della stessa, i due coindagati Pincarelli e Belleggia, dunque impegnati nella discussione proprio quando Willy cadeva a terra, prima in ginocchio e poi riverso sul marciapiede“.

Questa ricostruzione, però, differisce completamente da quanto affermato dai testimoni fin qui ascoltati dagli inquirenti, secondo cui i fratelli Bianchi, insieme a Pincarelli e forse a Belleggia – su cui non tutte le versioni corrispondono e che sarebbe stato tuttavia riconoscibile a causa di un braccio ingessato – avrebbero colpito ripetutamente Willy con calci e pugni. In particolare Gabriele viene indicato come il più feroce protagonista del pestaggio.

Dopo la rissa i Bianchi, Cerquozzi, Shabani, Tondinelli e Belleggia risalgono sull’Audi e si allontanano dalla zona. E’ a bordo dell’auto che, secondo Belleggia, Marco e Gabriele avrebbero consigliato a tutti di “mantenere il silenzio sulle loro condotte“, facendo ricadere tutte le colpe del pestaggio su Pincarelli. Un consiglio non ascoltato, visto che dai verbali risulta che Belleggia – unico degli indagati attualmente ai domiciliari – ha affermato di non aver visto i colpi sferrati dall’amico.

Mario e Massimiliano Pica, avvocati difensori dei Bianchi, puntano invece sulle testimonianze di Cerquozzi e Shabani. In particolare quest’ultimo aveva pubblicato due post su Facebook dedicati alla vicenda. Post cancellati subito dopo la pubblicazione, ma di cui La Repubblica è riuscita ad entrare in possesso. Nel primo si legge “Come è giusto che il povero Willy riposi in pace, come è giusto che giustizia sia fatta, è anche giusto che il vero colpevole deve parlare! Fosse l’ultima cosa che faccio ma mi batterò fino alla fine pur di far uscire la verità“, mentre il secondo accusa ancora più esplicitamente Belleggia e Pincarelli: “Voglio ricordarvi una cosa, le persone arrestate sono 4, e se vi sfugge il nome degli altri 2 si chiamano Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. E se non fossero stati Marco e Gabriele ad uccidere quel povero ragazzo? Vi invito ad iniziare ad informarvi bene prima del dare dell’assassino!”.

Fonte: Il Giornale, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica

 

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