Alessio Sakara, campione italiano di MMA, dice la sua sui fatti che hanno portato alla morte di Willy Monteiro Duarte: “Lui è l’unico vero fighter, chi era lì doveva difenderlo”.

 

Terrorizzare le persone non dicendo la verità: questa è violenza, non la nostra“, spiega Alessio Sakara, fighter italiano di MMA, l’arte marziale praticata dai fratelli Bianchi, due degli aggressori di Willy Monteiro Duarte. In un’intervista a La Repubblica, il lottatore offre il proprio punto di vista su uno sport che definisce senza esitazioni “estremo“, ma che vuole tenere ben distinto dal concetto di violenza. Anzi, secondo Sakara “il nostro sport, insieme alla boxe, nelle periferie ha salvato molte vite“. Questo laddove accanto all’insegnamento delle tecniche di combattimento viene tramandata anche la cultura sportiva: “Perchè un buon maestro può aiutare tantissimo i giovani. Soprattutto quelli che hanno dentro una cattiveria determinata dalla vita sociale che hanno“. Insomma, quelle lanciate contro l’MMA sono, secondo Sakara, “accuse gravi e infondate“. E chi ha invocato la proibizione delle arti marziali in Italia ottiene il solo risultato di “incutere terrore verso quei genitori che magari hanno scelto di affidare il proprio figlio a un maestro di arti marziali“, spiega ancora a Il Fatto Quotidiano.

Una cultura, quella cui fa riferimento Sakara, secondo la quale un artista marziale non può in alcun caso adottare certi comportamenti: “Tu sei un pugile 24 ore su 24, mi ripeteva il mio maestro di boxe“, dice ancora il fighter, ragione per cui chi apprende certe tecniche di combattimento è chiamato ad un’attitudine precisa: “devi essere composto, portare rispetto alle persone, essere una persona pacata, mite“. Tutto il contrario, sostanzialmente, della descrizione della MMA emersa negli ultimi giorni. Per questo Sakara sottolinea che ciò che è avvenuto a Willy non ha nulla a che vedere con lo sport: “Stiamo parlando di un atto violento di cinque persone contro un ragazzo“, una situazione che secondo il campione di MMA doveva portare alla reazione delle altre persone presenti, che invece non sono intervenute in difesa della vittima. E proprio Willy è, a suo dire, “l’unico vero fighter in questa situazione” perchè “non è stato un ignavo, e se avesse avuto più supporto da parte delle persone che erano lì vicino, forse oggi sarebbe ancora con noi“.

Fonte: Repubblica, Il Fatto Quotidiano

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui