Willy, ucciso con “un calcio da arti marziali”. Oggi l’autopsia

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I quattro indagati per l’omicidio di Willy Monteiro respingono ogni accusa, ma dagli interrogatori di garanzia emergono strategie difensive diverse, che potrebbero dare una svolta alle indagini. 

 

Negare tutto e respingere ogni accusa. Questa la posizione tenuta ieri durante l’interrogatorio di garanzia dai quattro accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Willy Monteiro. Non solo, i due fratelli Bianchi – Marco e Gabriele – affermano addirittura di essersi trovati coinvolti nella rissa solo ed esclusivamente per fare da pacieri: “Quel ragazzo non lo abbiamo toccato“, affermano. Sulla stessa linea, ma con qualche differenza non da poco, gli altri indagati, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. I quattro, interrogati singolarmente, dichiarano quindi – ognuno per se stesso – di non aver in alcun modo colpito il giovane di origini capoverdiano. Secondo  Repubblica, infatti, tutti e quattro confermano di essere stati presenti durante la colluttazione – d’altra parte nel buio del parco in cui si svolgevano i fatti uno dei ragazzi coinvolti nella rissa è riuscito a scattare una foto che, oltre ad aver permesso al comandante dei carabinieri accorso sul posto, come conferma Il Giornale, di individuarli e di procedere al loro arresto all’alba di domenica 6 settembre, prova indiscutibilmente che loro fossero lì -, ma nessuno di loro avrebbe anche solo toccato il povero Willy. Anzi, nessuno di loro lo ha visto cadere in terra in mezzo alla strada. Tutti e quattro affermano quindi di essere intervenuti solo al fine di sedare una rissa già in corso.

Dietro a questa medesima ricostruzione offerta dai fermati, tuttavia, iniziano anche a delinearsi strategie difensive diverse. Da una parte i fratelli Bianchi, che hanno indicato i nomi di altri presunti partecipanti alla rissa e il cui avvocato, Massimiliano Pica, consegnerà oggi al pm Luigi Paoletti i primi riscontri di una indagine difensiva che include le dichiarazioni di due nuovi testimoni, che proporrebbero una ricostruzione dei fatti completamente diversa da quella fin qui fornita da chi era sul posto – in linea con loro sarebbe anche la posizione di Mario Pincarelli. Dall’altra Francesco Belleggia, che mentre ribadisce di non aver toccato Willy, afferma che Gabriele Bianchi avrebbe colpito il ragazzo con un calcio da arti marziali, con un colpo che a suo dire potrebbe essere stato mortale per il ragazzo. Elemento, questo, di fondamentale importanza, perché qualora gli esiti dell’autopsia – prevista per oggi – confermassero la versione di Belleggia, la posizione di Gabriele potrebbe aggravarsi, con la contestazione di omicidio volontario. Un’affermazione importante, quindi, visto che oltre a rappresentare una “crepa” nel muro difensivo degli indagati, accusa il più grande dei fratelli Bianchi di aver sferrato quel calcio che invece, nelle dichiarazioni di altri testimoni, era stato attribuito a Marco. Secondo Il Fatto Quotidiano, Belleggia, difeso dall’avvocato Vito Perugini, avrebbe dunque fornito una versione dei fatti più vicina alla ricostruzione proposta dai Carabinieri che non a quella dei suoi tre sodali e avrebbe inoltre confermato il fatto che i fratelli Bianchi sarebbero accorsi sul posto a bordo del loro suv, insieme al quinto indagato – la cui identità non è stata diffusa – con l’intento di spalleggiare Pincarelli in una rissa che definisce “alla Trainspotting“.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, definendosi profondamente scioccato e assicurando ai familiari di Willy, nel corso di un colloquio, che la giustizia farà il suo corso. Intanto, però, è necessario “moltiplicare gli sforzi, in ogni sede e in ogni contesto, affinché i nostri figli crescano nel culto del rispetto della persona e rifuggano il mito della violenza e della sopraffazione“.

Fonte: La Repubblica, Il Giornale, Il Fatto Quotidiano

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